venerdì 15 ottobre 2021

 

Quinto non ammazzare

LA LEGGE NATURALE è UNA DEDUZIONE LOGICA DELLA RAGIONE UMANA , ESSA CI DICE, PER ESEMPIO, CHE  2+2 FA QUANTTRO E NON CINQUE ; E' UNA LEGGE DI GIUSTIZIA CHE DIO HA MESSO NELLA NATURA E QUANDO LA SI VIOLA SI CADE IN ERRORE FISICO O SPIRITUALE . PER AFFERMARE QUESTA LEGGE IN UNA SOCIETA' E IN UNO STATO SI COMBATTE E SI UCCIDE E CIO' NON è IMMORALE MA MERITORIO DAVANTI A DIO PERCHè SI COMBATTE E SI UCCIDE PER LA SUA LEGGE .PER QUESTO DIO CHE DICE ALL 'ALLINDIVIDUO :  QUINTO NON UCCIDERE , POI ORDINA A MOSE' ADDIRITTURA LA LAPIDAZIONE DI RAGAZZI CHE L'AVEVANO VIOLATA E ARRIVA ADDIRITTURA A ORDINARE A DAVIDE LO STERMIO SACRO ,L'HEREM SACRO AL SIGNORE. ECCO PERCHè I MACCABEI CHE INTENDONO DIFENDERSI  E STABILIRE DI NUOVO LA LEGGE IN ISRAELE   SOTTO IL  DOMINIO DI UN SOMMO SACERDOTE CORROTTO E DI UN RE INIQUO CHE OPPRIMEVANO GLI ISRAELITI  , ORDINANO AI LORO PRODI  DI VIOLARE IL SABATO E DI COMBATTERE GLI INIQUI E VIOLARE IL SABATO CHE NON è LEGGE NARURALE MA UNA GRANDE DEVOZIONE A QUESTA LEGGE STABILITA DA DIO STESSO. IL FAVORE DIVINO NONOSTANTE LA VIOLAZIONE DEL SABTO SI MANIFESTA A GIUDA MACCABEO E AL SUO ESERCITO FACENDOGLI  VINCERE TUTTE LE BATAGLIE E INVIANDOGLI UN ESSERE ALATO CHE NOI SAPPIAMO ESSERE MICHELE . PER LA RAGIONE UMANA ,COMBATTERE PER LA GIUSTIZIA E NON PER I PROPRI INTERESSI ,NON CONTA ESSERE BUONI O CATTIVI ,BATTEZZATO O PAGANO,NON è NECESSARIO ESSERE SANTI , MA CHIUNQUE è IN GRADO DI CAPIRE E SCHIERARSI  DALLA PARTE DEL BENE E DELLA GIUSTIZIA , DALLA PARTE DELLA RAGIONE E DELLA LOGICA ,E' BENE ACCETTO A DIO E AVRA' LA SUA RICOMPENSA CHE NON GLI SARA' TOLTA IN BASE ALLA SUA GIUSTIZIA . NOI NON   SIAMO GHANDIANI , NON SIAMO PER IL PACIFISMO AD OGNI COSTO , CRISTO  GESU ‘ NON SI CONTRADDISSE QUANDO PRESE UNA FRUSTA NELL 'ALTRIO DEL  TEMPIO E INCOMINCIO’ A COLPIRE …….. NON E' SOLO CATTOLICESIMO, E' GIUSTIZIA UMANA UNIVERSALE CHE SI DIFENDE  , LEGGE UNIVERSALE E’  LA LEGGE SINAITICA , ALMENO CHE NON INTENDIAMO PER CATOLICESIMO QUELLO CHE SIGNIFICA LA PAROLA STESSA IN GRECO  "CATA' TOUTOS" ..DI TUTTI , PER TUTTI.

domenica 10 ottobre 2021

 TUTTO   -  MOLTI 

Nella lingua ebraica l'aggettivo pronome " TUTTO " non esiste . Esiste l'aggettivo pronome "MOLTI" . IN ebraico l ' aggettivo pronome "TUTTI" viene tradotto con l'aggettivo pronome "MOLTI". Questo significa che Cristo è venuto a salvare tutti , ma la fede è solo per MOLTI . San Paolo e San Giovanni lo dicono chiaramente nelle loro lettere . La fede non è per tutti ! Cristo non ha salvato tutti ma molti alla fine dei conti. Quando nella nuova ss Messa troviamo la parola tutti, ,dobbiamo intendere che in ebraico non esiste tutti , ma molti .

domenica 3 ottobre 2021

 


VISITA AD UNA COMUNITA'


DI RECUPERO 

Parlo da cattolico e non da freudiano o da pedagogo con le teorie inclusive all' ultimo grido che ci offre quella che chiamano impropriamente scienza della persona e dell' educazione psicopedagogica che di scientifico, a mio parere , non ha nemmeno un grammo . Queste strutture sono utilissime ed ce ne vorrebbero di piu in italia e nel mondo occidentale "ibero" (....da problemi morali ) , ma il problema è uno e uno solo in esse . Al posto dello psicoterapeuta , dell educatore , dell 'assistente psichiatrico, va messo il semplice frate confessore . Uno o due frati confessori al posto dei guardiani della pedagogia e veramente ci sarebbe da sperare che la maggior parte di quei ragazzi non tornerà a delinquere e a drogarsi . Almeno che i pedagoghi non abbiano una sensibilità per la legge naturale , per la legge fondamentale di Dio , in assoluto , superiore ai Rousseau e ai Freud. Due più due fa sempre 4 come la voltiamo e giriamo . Sappiamo benissimo che moltissimi sono affetti da eccessive paranoie e fissazioni normative mentali, ma non risolve la cosa con la confessione allo psicoterapeuta o la successiva educazione a disabilitarle . Nella confessione al sacerdote si parte proprio dalla punizione eterna per quelle fissazioni e fobie , per riabilitare , anzi per liberare veramente il giovane e la giovane dalle fobie .

giovedì 23 settembre 2021

 

LE BASI DELLA GIUSTIZIA E DELLA POLITICA 

LA POLITICA SI BASA SULLA GIUSTIZIA UMANA CHE TRAE FORZA DALLA RAGIONE UMANA, CHE SI BASA SUL PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE E SULLA GIUSTIZIA DIVINA LA QUALE E' SEMPRE E TOTALMENTE RAZIONALE ED EMPRICA IN OGNI COSA CREATA .

Certo, Pietro non aveva nessuna corona perché Cristo portò una corona di spine, ma Dio gli lasciava tenere una spada simbolica, cioè un' arma a doppio taglio da non usare lui mai. Questa corona di spine, poi, Cristo la portò solo durante la sua passione, non prima e né dopo, ma aveva una corona regale, reale, spirituale che ogni credente poteva vedere con la fede nella Sua persona. Questa corona regale spirituale e reale, era la Sua visione politica divina,il Suo Potere Regale che esercitava ed esercita su tutta la creazione e sull ' universo intero . 

ALLO STESSO TEMPO POSSIAMO DIRE CHE LA POLITICA UMANA  SI BASA SULLA GIUSTIZIA DIVINA, CHE E' LEGGE NATURALE ,  CHE E' SEMPRE RAZIONALE NELL' AMBITO UMANO, CHE E' DIMOSTRATA DAL PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE  .

domenica 12 settembre 2021

                                  STORIA  DELLA  POLITICA  E  DELLA  LEGGE

All’inizio c’era un uomo e una donna che formarono una famiglia, che aumentando di numero divenne un clan,che divenne un villaggio,che divenne un borgo,che aumentando di numero divenne una città, che aumentando di numero  divennero uno stato, una nazione, un regno  etc.     Nella famiglia dettava la politica il capofamiglia aiutato dalla moglie, nel clan  dettavano le leggi  i capifamiglia ,nel borgo gli  anziani e  i saggi   o gli stregoni nelle tribù.

Nella città dettavano le leggi, orali o scritte, un consiglio di degli anziani o capifamiglia (lat. senex) e spesso delegavano per  l’ esecuzione delle leggi  un re  o  un capo permanete o temporaneo.  Questi incominciarono a scrivere leggi di comportamento e di convivenza .  Erano leggi generali fondamentali che si basavano sulla tradizione dei loro padri, oppure risolvevano questioni pratiche  e impellenti di politica o di giustizia  legati al territorio .Queste leggi venivano poi scritte per trasportarle a distanza e non essere cambiate di città in  città e da luogo a luogo  .  Es. un pozzo da dividere, delle pecore che sconfinavano, confini spostati, ladri e omicidi da punire e guerre da decidere ….

Tra questi inizi di popoli e di  razze e stirpi o  famiglie  in Medio Oriente,c’era un popolo che doveva fare da paradigma ed era guidato direttamente da una grande divinità detta Onnipotente e Creatore. Questa Divinita’ stabilì delle leggi certe per il popolo che Lui guidava . Erano leggi inappellabili generali . Non venivano decise da un capo o da una maggioranza di senex o di saggi o dalla maggioranza degli  anziani come spesso avveniva con altri popoli .No,ma  erano stabilite direttamente  dalla Grande Divinita’ . Chi non le osservava,sulla base di due testimoni, generalmente veniva eliminato senz’ appello . Il contrappasso alle leggi fondamentali e generali  era una severa punizione (“ occhio per occhio, dente per dente”  ) che non era vendetta ma  giustizia o riparazione alla violazione. Quelle leggi ancora adesso sono valide per tutti i popoli  della terra e non cambiano di uno jota . Gli uomini debbono solo applicarle ed eseguirle . A chi tocca farle applicare ed eseguire ? Non al singolo, mai, ma alle varie autorità e saggi. Non sono leggi psicologiche o scientifiche o spirituali o mediche ,ma leggi di comportamento morale generali che possono essere eseguite da ogni uomo .

 

La deportazione del popolo adombrata in un'azione simbolica

Un giorno mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli. Tu, figlio dell'uomo, fa' il tuo bagaglio da deportato e, di giorno davanti ai loro occhi, preparati a emigrare; emigrerai dal luogo dove stai verso un altro luogo, davanti ai loro occhi: forse comprenderanno che sono una genìa di ribelli. Prepara di giorno il tuo bagaglio, come il bagaglio d'un esiliato, davanti ai loro occhi; uscirai però al tramonto, davanti a loro, come partirebbe un esiliato. Fa' alla loro presenza un'apertura nel muro ed esci di lì. Mettiti alla loro presenza il bagaglio sulle spalle ed esci nell'oscurità: ti coprirai la faccia in modo da non vedere il paese, perché io ho fatto di te un simbolo per gli Israeliti». Io feci come mi era stato comandato: preparai di giorno il mio bagaglio come il bagaglio d'un esiliato e sul tramonto feci un foro nel muro con le mani, uscii nell'oscurità e mi misi il bagaglio sulle spalle sotto i loro occhi. Al mattino mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, non t'ha chiesto il popolo d'Israele, quella genìa di ribelli, che cosa stai facendo? Rispondi loro: Così dice il Signore Dio: Quest'oracolo è per il principe di Gerusalemme e per tutti gli Israeliti che vi abitano. Tu dirai: Io sono un simbolo per voi; infatti quello che ho fatto a te, sarà fatto a loro; saranno deportati e andranno in schiavitù. Il principe, che è in mezzo a loro si caricherà il bagaglio sulle spalle, nell'oscurità, e uscirà per la breccia che verrà fatta nel muro per farlo partire; si coprirà il viso, per non vedere con gli occhi il paese. Ma io tenderò la mia rete contro di lui ed egli rimarrà preso nei miei lacci: lo condurrò in Babilonia, nel paese dei Caldei, ma egli non la vedrà e là morirà. Disperderò ad ogni vento quanti sono intorno a lui, le sue guardie e tutte le sue truppe, e snuderò dietro a loro la spada. Allora sapranno che io sono il Signore, quando li avrò dispersi fra le genti e li avrò disseminati in paesi stranieri. Tuttavia ne risparmierò alcuni, superstiti alla spada, alla fame e alla peste, perché raccontino tutte le loro scelleratezze alle genti fra le quali andranno e anch'esse sappiano che io sono il Signore». 

 

martedì 7 settembre 2021

 LA NOSTRA FESTA DELLE CAPANNE  E' VICINA 

 DAL PENSIERO GRECO NASCE IL DIRITTO ROMANO , IL DIRITTO ROMANO E' IL PIU' PROSSIMO ALLLA LEGGE EBRAICA , ECCO PERCHE' ROMA E GLI ITALIANI SONO LA BANDIERA DEL MONDO .

Si scrisse dunque in nome del re Assuero, si sigillarono le lettere con l'anello reale e si mandarono per mezzo di corrieri che cavalcavano cavalli veloci, usati per il servizio del re, nati da stalloni reali. 11 Con queste lettere il re autorizzava i Giudei, in qualunque città si trovassero, a radunarsi e a difendere la loro vita, a distruggere, uccidere, sterminare, senza escludere i bambini e le donne, tutta la gente armata, di qualunque popolo e di qualunque provincia fosse, che li assalisse, e a saccheggiare i suoi beni; 12 e ciò, in un medesimo giorno, in tutte le provincie del re Assuero: il tredici del dodicesimo mese, cioè il mese di Adar. 13 Queste lettere contenevano una copia del decreto che doveva essere bandito in ogni provincia e pubblicato fra tutti i popoli, perché i Giudei si tenessero pronti per quel giorno a vendicarsi dei loro nemici. 14 Così i corrieri che cavalcavano cavalli veloci, usati per il servizio del re, partirono immediatamente, in tutta fretta, per ordine del re; e il decreto fu promulgato nella residenza reale di Susa.

DAL LIBRO DI ESTER Cipriano a Cornelio fratello nell'episcopato.

Siamo a conoscenza, fratello carissimo, della tua fede, della tua fortezza e della tua aperta testimonianza. Tutto ciò è di grande onore per te e a me arreca tanta gioia da farmi considerare partecipe e socio dei tuoi meriti e delle tue imprese.
Siccome infatti una è la Chiesa, uno e inseparabile l'amore, unica e inscindibile l'armonia dei cuori, quale sacerdote, nel celebrare le lodi di un altro sacerdote, non se ne rallegrerebbe come di sua propria gloria?
E quale fratello non si sentirebbe felice della gioia dei propri fratelli?
Certo non si può immaginare l'esultanza e la grande letizia che vi è stata qui da noi quando abbiamo saputo cose tanto belle e conosciuto le prove di fortezza da voi date. Tu sei stato di guida ai fratelli nella confessione della fede, e la stessa confessione della guida si è fortificata ancora più con la confessione dei fratelli. Così, mentre hai preceduto gli altri nella via della gloria, hai guadagnato molti compagni alla stessa gloria, e mentre ti sei mostrato pronto a confessare per primo e per tutti, hai persuaso tutto il popolo a confessare la stessa fede. In questo modo ci è impossibile stabilire che cosa dobbiamo elogiare di più in voi, se la tua fede pronta e incrollabile, o la inseparabile carità dei fratelli. Si è manifestato in tutto il suo splendore il coraggio del vescovo a guida dei suo popolo, ed è apparsa luminosa e grande la fedeltà del popolo in piena solidarietà con il suo vescovo. In voi tutta la chiesa di Roma ha dato la sua magnifica testimonianza, tutta unita in un solo spirito e in una sola voce.
È brillata così, fratello carissimo, la fede che l'Apostolo constatava ed elogiava nella vostra comunità. Già allora egli prevedeva e celebrava quasi profeticamente il vostro coraggio e la vostra indomabile fortezza. Già allora riconosceva i meriti di cui vi sareste resi gloriosi. Esaltava le imprese dei padri, prevedendo quelle dei figli. Con la vostra piena concordia, con la vostra fortezza, avete dato a tutti i cristiani luminoso esempio di unione e di costanza.
Fratello carissimo, il Signore nella sua provvidenza ci preammonisce che è imminente l'ora della prova. Dio nella sua bontà e nella sua premura per la nostra salvezza ci dà i suoi benefici suggerimenti in vista del nostro vicino combattimento. Ebbene in nome di quella carità, che ci lega vicendevolmente, aiutiamoci, perseverando con tutto il popolo nei digiuni, nelle veglie e nella preghiera.
Queste sono per noi quelle armi celesti che ci fanno stare saldi, forti e perseveranti. Queste sono le armi spirituali e gli strali divini che ci proteggono.
Ricordiamoci scambievolmente in concordia e fraternità spirituale. Preghiamo sempre e in ogni luogo gli uni per gli altri, e cerchiamo di alleviare le nostre sofferenze con la mutua carità. 

Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa (Om. 17, 3. 14; PL 76, 1139-1140. 1146)
Senso di responsabilità nel ministero

Sentiamo cosa dice il Signore nell'inviare i predicatori: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe!» (Mt 9, 37-38). Per una grande messe gli operai sono pochi; non possiamo parlare di questa scarsità senza profonda tristezza, poiché vi sono persone che ascolterebbero la buona parola, ma mancano i predicatori. Ecco, il mondo è pieno di sacerdoti, e tuttavia si trova di rado chi lavora nella messe del Signore; ci siamo assunti l'ufficio sacerdotale, ma non compiamo le opere che l'ufficio comporta. Riflettete attentamente, fratelli carissimi, su quello che è scritto: «Pregate il padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe». Pregate voi per noi, affinché siamo in grado di operare per voi come si conviene, perché la lingua non resti inceppata nell'esortare, e il nostro silenzio non condanni presso il giusto giudice noi, che abbiamo assunto l'ufficio di predicatori. Spesso infatti la lingua dei predicatori perde la sua scioltezza a causa delle loro colpe; spesso invece viene tolta la possibilità della predicazione a coloro che sono a capo per colpa dei fedeli. La lingua dei predicatori viene impedita dalla loro nequizia, secondo quanto dice il salmista: «All'empio Dio dice: Perché vai ripetendo i miei decreti?» (Sal 49, 16). Altre volte la voce dei predicatori è ostacolata colpevolmente dai fedeli, come il Signore dice a Ezechiele: «Ti farò aderire la lingua al palato e resterai muto. Così non sarai più per loro uno che li rimprovera, perché sono una genìa di ribelli» (Ez 3, 26). Come a dire: Ti viene tolta la parola della predicazione, perché il popolo non è degno di ascoltare l'esortazione della verità, quel popolo che nel suo agire mi è ribelle. Non è sempre facile però sapere per colpa di chi al predicatore venga tolta la parola. Ma si sa con tutta certezza che il silenzio del pastore nuoce talvolta a lui stesso, e sempre ai fedeli a lui soggetti. Vi sono altre cose, fratelli carissimi, che mi rattristano profondamente sul modo di vivere dei pastori. E perché non sembri offensivo per qualcuno quello che sto per dire, accuso nel medesimo tempo anche me, quantunque mi trovi a questo posto non certo per mia libera scelta, ma piuttosto costretto dai tempi calamitosi in cui viviamo. Ci siamo ingolfati in affari terreni, e altro è ciò che abbiamo assunto con l'ufficio sacerdotale, altro ciò che mostriamo con i fatti. Noi abbandoniamo il ministero della predicazione e siamo chiamati vescovi, ma forse piuttosto a nostra condanna, dato che possediamo il titolo onorifico e non le qualità. Coloro che ci sono stati affidati abbandonano Dio e noi stiamo zitti. Giacciono nei loro peccati e noi non tendiamo loro la mano per correggerli. Ma come sarà possibile che noi emendiamo la vita degli altri, se trascuriamo la nostra? Tutti rivolti alle faccende terrene, diventiamo tanto più insensibili interiormente, quanto più sembriamo attenti agli affari esteriori. Ben per questo la santa Chiesa dice delle sue membra malate: «Mi hanno messo a guardiana delle vigne; la mia vigna, la mia, non l'ho custodita» (Ct 1, 6). Posti a custodi delle vigne, non custodiamo affatto la vigna, perché, implicati in azioni estranee, trascuriamo il ministero che dovremmo compiere. 


domenica 5 settembre 2021

PERCHè LE FORZE DELL'ORDINE,I MILITARI DOVREBBERO PRENDERE IL POTERE AL PIU' PRESTO E GIUDICARE QUESTA CLASSE POLITICA CORROTTA ? SEMPLICE ! ABBIAMO SUBITO DI TUTTO E SOPPORTATO IN QUESTI ANNI, MA ORA HANNO ESAGERATO , HANNO ADERITO A UN PIANO DI STERMINIO GENERALE DEL POPOLO ITALIANO CHE NON SI PUO' PIU'PERMETTERE ! SALVIAMO I BAMBINI, SALVIAMO IL POPOLO ITALIANO.

 «Quando il nemico sembra prevalere in battaglia, quando le sue forze sembrano soverchianti, quando la strategia di combattimento sembra far indietreggiare le truppe...allora la battaglia sia portata avanti in maniera diversa, si moltiplichino le "cellule" del bene, i guerrieri restino uniti, la guerriglia si faccia intensa e fastidiosa; si ritrovi lo spirito di corpo, si serrino i ranghi della fraternità, si sopporti l'andare controcorrente, non si perda occasione per, agili e leggeri, colpire al cuore il nemico potente...
A noi la battaglia, a Dio la vittoria»
Santa Giovanna d'Arco.

 

 

 Dal «Discorso sulle beatitudini» di san Leone Magno, papa (Disc. 95, 8-9; PL 54, 465-466)
Grande pace per chi ama la legge di Dio

È giusto che la beatitudine della visione di Dio venga promessa ai puri di cuore. L'occhio ottenebrato infatti non potrebbe sostenere lo splendore della vera luce: ciò che formerà la delizia per le anime pure, sarà causa di tormento per quelle macchiate dal peccato. Evitiamo dunque l'oscura caligine delle vanità terrene, e gli occhi dell'anima si lavino da ogni sozzura di peccato, perché il nostro sguardo limpido possa pascersi della sublime visione di Dio. Proprio perché ci adoperassimo a meritare questa visione il Signore disse: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Questa beatitudine, fratelli, non si riferisce ad una qualsiasi intesa o accordo, ma a quello di cui parla l'Apostolo: Abbiate pace con Dio (cfr. Rm 5,1), e di cui il profeta dice: «Grande pace per chi ama la tua legge, nel suo cammino non trova inciampo» (Sal 118,165). Non possono pretendere di possedere questa pace né i vincoli più stretti di amicizia, né la somiglianza più perfetta di carattere se non sono in armonia con la volontà di Dio. Fuori di questa sublime pace troviamo soltanto connivenze e associazioni a delinquere, alleanze malvage e i patti del vizio. L'amore del mondo empio non si concilia con quello di Dio. Colui che non si distacca dalla generazione secondo la carne non arriva a far parte della comunità dei figli di Dio. Coloro invece che hanno la mente fissa in Dio, «cercando di conservare l'unità dello spirito, per mezzo del vincolo della pace» (Ef 4,3), non si discostano mai dalla legge eterna. Essi dicono con sincera fede la preghiera: «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra» (Mt 6,10). Questi sono gli operatori di pace, questi sono veramente unanimi e santamente concordi, degni di essere chiamati in eterno figli di Dio e coeredi di Cristo (Rm 8,17). Infatti l'amore di Dio e l'amore del prossimo li renderà meritevoli del grande premio. Non sentiranno più nessuna avversità, non temeranno più ostacoli o insidie, ma, terminata la lotta e tutte le tribolazioni, riposeranno nella più tranquilla pace di Dio. Per il Signore nostro, che con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

 

 

DIVINE GEOTHEOLOGY AND THE CHRISTIAN FUTURE To explain this new vision of the universe and the world, we have had to devise a new branc...