martedì 30 dicembre 2025

IL PALCOSCENICO DELLA TERRA E IL VERBO CHE ERA PRESSO DIO La teologia possiamo definirla quella scienza raccontata dagli uomini che rivela attraverso la storia i significati dell’ opera di Dio, cioè quella riflessione che ragiona e cerca di capire attraverso i segni, la parola e la storia , tutto quello che Dio ha voluto realizzare con la creazione dell’ universo e le sue creature, essendo Dio l’ unica verità del creato che può illuminarci su tutto quanto ha fatto . Attenzione, non è la teologia la voce ufficiale e nemmeno la Sacra Scrittura la voce ufficiale di Dio e della verità atta a manifestare l’ opera di Dio nel mondo,perché soltanto il Supremo Magistero incaricato, cioè i suoi apostoli possono farlo ,solo se in in accordo con la Tradizione dei Padri della Chiesa e le Sacre Scritture da loro interpretate senza deviare né a destra né a sinistra ; Queste infatti sono le tre colonne su cui poggia tutta la Rivelazione di Dio agli esseri creati . Senza queste tre cose concordi, non c’è teologia, anzi meglio non dedicarsi alla teologia se semplici credenti,ma vivere come gli uccelli del cielo, con la semplice fede ogni giorno confidando nella Provvidenza di Dio. Il vero teologo è un profeta che sa leggere in tutta la creazione e rivelazione, la volontà di Dio sul creato e questa rivelazione sa che non è frutto dell’intelligenza o arguzia di parole in suo possesso, ma è una sapienza che viene dall‘alto, perché non tutti quelli che sanno parlare e lodare Dio,sono stati illuminati da Lui e tengono presente le tre colonne portanti su cui è posta la Rivelazione . Ora Dio ha scelto come palcoscenico il mondo, anzi tra tutte le galassie e i sistemi solari, ha scelto il pianeta Terra per manifestare a tutte le creature create, agli arcangeli, agli angeli e agli uomini di tutte le razze, il suo piano e i sui progetti definitivi, anzi già tutti definiti sulla creazione . Gli esseri creati di natura spirituale, creati liberi di scegliere e di capire, non nascono conoscendo già la loro storia e la storia del mondo e della creazione, né tanto meno i piani divini già definiti della storia della Terra perché Dio dalla creazione dell ‘universo , fin dall’ origine dei tempi, ha già deciso tutto e ha sigillato la storia della Terra, però per lui come se fosse già avvenuta e conclusa tutta la nostra storia , la quale deve solo svolgersi e compiersi sulla Terra . E tutta la storia si compirà secondo i suoi piani eterni senza che cambi una sola virgola di quello che ha già stabilito. Quindi tra tutti i pianeti e le galassie, ha scelto il sistema solare e tra questi il pianeta Terra per manifestare il suo piano eterno . IL pianeta Terra poi, lo ha scelto come esclusivo palcoscenico e su questa Terra , ha individuato un altro palcoscenico più preciso dove si sarebbe originata e diffusa la stirpe degli uomini dopo che lui creò i primi due esseri, Adamo ed Eva ! Vicino a questo palcoscenico geografico poi ha stabilito tanti luoghi più rappresentativi e significativi della storia divina, cioè quella storia che spiega agli uomini il progetto unico di Dio per l’ universo come ad esempio il Sinai, Gerusalemme, Betlemme, il Giordano, il Tabor, il Calvario, Roma ,Babilonia e tutti gli imperi che hanno fatto la storia dei popoli e delle razze umane . Questa la possiamo chiamare storia universale e viene fuori dalle Sacre Scritture, intrepretate dalla Tradizione dei Padri della Chiesa e confermate col sigillo dal Magistero petrino nei dogmi . Il Figlio dell’ uomo che già era apparso al profeta Daniele rivelandogli già tutto il futuro della storia umana, era stato già preannunciato anche a Mosè e a tutti i profeti come nuova guida del popolo, nacque intorno all’anno 753 a.C. della fondazione di Roma ( ab urbe condita ). Uno potrebbe chiedersi come mai una cosa così grande, universale, viene proprio sulla Terra a realizzare un piano che riguarda tutto l’universo . Ci sono infiniti motivi per cui Dio ha scelto la Terra e molti di questi motivi non li conosciamo e non ci è dato sapere, però dobbiamo credere che se Dio Santo e Buono ha stabilito così è perché lo ha voluto e beato chi crederà a quanto il Padrone dell’ universo intero ha stabilito . Questa nascita del Figlio dell’ uomo sul pianeta Terra avvenuta nel 753 della storia di Roma, ha diviso per sempre la storia e il tempo della Terra in prima di Cristo( a.C. ) e dopo Cristo (d.C.). Il Figlio dell’ uomo che non è altro se non il Verbo di Dio, la seconda persona delle tre sussistenti in Dio che ha preso la forma umana, perciò si è fatto chiamare anche Figlio dell’ uomo . Ma questa sua venuta, inspiegabilmente dal punto di vista della logica umana, è avvenuta nel quasi segreto della storia profana, cioè di quella storia che riguarda specificatamente la storia delle varie regioni della Terra ma non riguarda il cosmo intero e l’ unità dei popoli Terrestri e la loro vita sulla Terra . A stento alcuni agiografi coevi a quella data, i più vicini a quella regione di nascita , si sono accorti di questa nascita , cioè della venuta del Figlio dell’ uomo . Anzi il Figlio dell’ uomo è stato registrato e numerato come suddito di un impero ben preciso più o meno a quella data, come tutti gli altri sudditi , ai tempi di un certo Quirino, proconsole romano o facente quella voce. Infatti , non è fantasia la sua venuta anche per la insignificante storia profana, infondo . In realtà alcuni segni eclatanti di questa nascita eccezionale, ma che l’ umanità e le autorità del tempo ignoravano, in realtà c’erano stati tutti . Comete che apparivano nel cielo , governanti e re che venivano da lontano, creature celesti che appariva e scomparivano, segni e voci varie che davano piuttosto qualche sospetto alle autorità locali, ma che non erano in grado di confermare e al massimo solo registrare come fatti avvenuti ,però questo era sufficiente per la Storia del piano divino . Infondo come potrebbe un re confermare l’arrivo nel suo regno di un altro Re se non prenderne atto ? E quale credito avrebbe la conferma di un inferiore a chi gli ha dato quel potere ? Avrebbe riconosciuto Augusto questa venuta silenziosa e notturna nel suo impero ? Non era necessaria per la Storia universale e per i piani di Dio che aveva per l’ uomo un'altra concezione del potere a lui dato .. Allora questa nascita di capitale importanza per il pianeta Terra scelto da Dio e per tutto l’universo che è avvenuta sotto traccia ,nel silenzio e nel nascondimento e di notte, si spiega solo per un solo motivo . Dopo la creazione l ‘uomo ha peccato, voleva farsi Dio e voleva uno spazio tutto per conto suo, senza regole e senza tenere conto di essere stato creato e di dipendere tutto da Dio . L’ uomo creato voleva essere libero da Dio e dalle sue regole pur vivendo in un mondo che non aveva creato lui . Insomma voleva essere autonomo senza ringraziare nessuno, anzi come se l’ambiente in cui viveva gli appartenesse e lo avesse creato lui . Questa insubordinazione ha portato Il Figlio dell’ uomo a nascondersi ai regni umani ,alle autorità civili e militari, poste da lui in quei posti per il governo del mondo perché nel momento in cui lo avrebbero riconosciuto sarebbero dovute porsi al suo servizio senza abbandonare necessariamente il potere …… . Ci sarebbe voluta conversione !!!!! Infatti dopo il peccato di Adamo ed Eva, la discendenza umana si inoltrò talmente nella visione distorta delle cose del creato e di Dio stesso, che alla fine le stesse autorità proposte da Dio per governare e ordinare il mondo, si ribellarono e non poterono capire il motivo della venuta di Dio sulla Terra . La venuta del Verbo di Dio era piuttosto un impiccio ai programmi dei regni umani ,ma avrebbero presto tutti capito se Egli avesse usato la stessa forza , quella stessa forza con la quale sottomettevano gli altri uomini e con la quale stabilivano l’autorità tra loro molte volte . Ma Dio di fronte a questo evento del peccato e insubordinazione dei Adamo , già previsto, non decide di cambiare il piano, in realtà lo realizza alla perfezione proprio attraverso la storia dei popoli e dell’ uomo . Senza partecipare ai loro delitti ,credendosi essi liberi da tutto, in realtà attuano il piano di Dio a loro sconosciuto . I loro delitti saranno capi di accusa contro di loro perché gli serve per fare un giudizio definitivo … Lui viene nel silenzio, mostrando alle creature pochi segni del suo infinito potere e onnipotenza ; della sua infinita forza creatrice . Ora sulla terra l’ uomo nasce con l’intelligenza unita alla materia ,sa mettere in ordine alcune cose che lo aiutano a vivere, può paragonare due cose e stabilire con il suo intuito,col suo giudizio ,quale sia la cosa migliore, superiore e inferiore , quale sia quella la cosa giusta o sbagliata , in pratica è dotato di giudizio, una facoltà innata nella sua anima di spirito libero . Quindi questo uomo di fronte all ‘ordine e intelligenza della creazione che non è scaturita dal nulla ma ha avuto una origine come l‘ ha avuta lui ; di fronte a questa venuta nel tempo e nello spazio del Verbo di Dio deve prendere una posizione . Deve giudicare a favore o a sfavore. Accettarlo o rifiutarlo, perché dopo l’ insubordinazione di Adamo ed Eva trasmessa ai suoi discendenti, quindi a noi, ci resta una e una sola possibilità per riabilitarci e riconciliarci da quella insubordinazione che ha coinvolto tutto il pianeta Terra e l’ universo contro Dio . Egli infatti verrà una seconda volta, non di notte e non nel nascondimento, per tirare le somme e quindi giudicare tutta la sua creazione e questa volta giudicherà in modo definitivo . Chi lo avrà riconosciuto davanti agli uomini con la fede .Egli lo riconoscerà davanti alla Trinità divina che governa tutto l’ universo .

domenica 28 dicembre 2025

IL PECCATO DI ADAMO FU DUPLICE (della serie Nuova Teologia Cattolica ) Adamo per prima cosa, dopo essere stato creato, non lodava con sufficienza Dio Onnipotente e Infinito, e questa è una colpa, se possiamo chiamarla colpa, che appartiene un po' a tutte le creature create di Dio, anche agli angeli . Una colpa che non costituisce una vera infrazione perché non va contro la Sua divina volontà e contro i piani divini . Egli doveva subito capire la differenza, la causa tra Lui e Dio. Era una colpa in Adamo sulla quale Dio chiudeva un occhio perché conosceva la sua ignoranza, conoscendo i suoi limiti di conoscenza . Le creature essendo autonome, non possono immaginare e capire subito la grandezza di Dio perché non possono conoscerlo essendo loro finite e Dio infinito e onnipotente . E’ una differenza che non possono valutare…….. L’altra colpa, quella davvero grave che spezzò la comunione con Dio, fu una vera e propria infrazione a un suo ordine preciso . Con la storiella dell’ albero Dio ci fa capire che Adamo prese una decisone autonoma, una decisione in evidente contrasto con la volontà divina . Una cosa inammissibile in qualsiasi parte dell’ immenso universo ! Ma come arrivò Adamo a voltarsi addirittura contro il suo creatore ? Egli non è che non credesse in Dio, anzi era molto credente ; sapeva benissimo di essere stato creato insieme a tutto l’ universo, ma non sapeva che la sua conoscenza era limitata . Non era presente alla formazione della materia dell’ universo e alla creazione degli angeli e alla sua stessa creazione . Non poteva assistere alla causa di tutto, bisognava poi comunicarglielo e farglielo capire .Non conosceva il piano di Dio ; poveraccio direbbe qualcuno ! Ad Adamo veniva richiesto solo di adorare Dio essendo una creatura dipendente in tutto e per tutto da Lui . E doveva ringraziarlo anche per avergli dato una certa autonomia sulla padronanza della terra che non aveva creato Adamo . Egli doveva dominarla e riempirla tutta e questa era solo una conseguenza di quell ‘unico paletto che gli aveva messo con la storiella dell’ albero . Adamo non poteva riempirla senza conoscere il piano di Dio, non poteva dominarla senza la scienza che gli sarebbe venuta da Dio perché si sarebbe semplicemente suicidato – Ma la cosa che più convinse Adamo a prendere la decisone di mangiare la mela dall’albero della conoscenza del bene e del male fu una cosa sola . La convinzione di essere eterno: la convinzione che non gli sarebbe successo nulla di grave infondo perché non conosceva la morte fisica . Adamo non conosceva né la morte fisica, né quella spirituale della sua anima . Quindi non poteva avere il timore di Dio . Cosi anche gli angeli prima dell’ uomo, non conoscevano cosa significava la lontananza da Dio . Adamo era una creatura autonoma da Dio e non poteva conoscere tutto quello che stava fuori di Lui se Dio stesso non glielo avrebbe concesso vivendo in comunione con lui . Dio poteva sopportare la mancanza di lode e gratitudine conoscendo i suoi limiti, ma non addirittura l’ infrazione alla sua legge e alla sua volontà : alla sua parola !! Adamo non sapeva quel che faceva ! Ora riflettendo noi creature autonome nel considerare l’opera di Dio : quale pedagogia avrebbe dovuta usare Dio per farci apprendere di essere stati creati perfetti ma piccoli e non siamo affatto autonomi da Lui ? Noi non siamo nemmeno come gli angeli, puri spiriti, che hanno una conoscenza diretta e immediata di Dio, anche loro non conoscevano le conseguenze di una loro pretesa di autonomia . Non sapevano a cosa sarebbero andati incontro se avessero richiesto di avere uno spazio tutto per loro tra le immense galassie che aveva creato la mano di Dio . Come far capire agli esseri creati ed autonomi di qualsiasi potenza e capacità che esiste una sola legge, un solo ordine in tutto il creato di Dio ? Come far capire che non potranno mai conoscere Dio e le sue opere se non senza la comunione con lui ? Lontani da Dio c’è solo il disordine, la morte, la solitudine infinita ,anzi c’è la propria autonomia che era meglio non averla mai ricevuta. Meglio essere un aborto ma vicini a Dio ! Era meglio essere un albero o una pietra o non essere mai nati liberi senza avere Dio come amico e padre . Ora se Dio, nella sua immensa misericordia, voleva creare esseri autonomi , anzi se voleva creare figli non aveva nessun problema, ma poi come fargli capire tutto il resto ? Io posso creare una macchina ma poi questa macchina deve camminare su strada e quindi deve trovare strade idonee….., poi deve bere benzina e deve avere un programma e devo conoscere i sui limiti . Una macchina per funzionare ha bisogno della mia continua assistenza , pure della mia guida … Insomma le creature autonome e libere, sono macchine molto più complesse e hanno bisogno di una guida superiore e continua per vivere in un ambiente immenso dove vivere . Se lasciate un istante da sole senza guida si distruggerebbero, come si distruggerebbe una macchina senza guidatore e un missile lanciato nello spazio senza che riceva ordini . Allora possiamo un po' capire della pedagogia divina verso le creature dell’ universo da lui creato . Dio allora vuole dei figli , innumerevoli figli . Dio vuole far conoscere se stesso, il suo amore e la sua onnipotenza . Dio vuole partecipare alle creature tutto quello che ha fatto e sa fare . Ecco allora che si studia un piano perché le creature autonome e libere hanno dei limiti . Senza di lui possono solo distruggersi ! Hanno qundi dei limiti perdonabili e comprensibili di conoscenza ,ma dei limiti non perdonabili dovuti alla loro libertà di scelta . Ecco quindi la storia dell’ albero che ritorna nei piani di Dio . Dio decide di creare Gesù Cristo e di farlo incarnare nella “pienezza dei tempi “come Messia . Dio così scende personalmente tra gli uomini e diventa uomo egli stesso . Gesù Cristo di natura umana, archetipo della creazione divina e degli esseri creati , ha però come Padre Dio stesso e non un uomo , quindi la sua persona esiste solo in completa comunione col Verbo . La sua anima non costituisce la persona perché non è nato da un uomo, ma è il Verbo in lui che costituisce la persona . In pratica nell’anima e nell’ umanità creata di Gesù Cristo c’è il Verbo di Dio e la sua anima è in totale comunione con lui . In termini tecnici questo si chiama “ unione ipostatica “ . In lui tutte le creature hanno la conoscenza, in lui tutte le cose hanno un senso perché create per mezzo di lui e in vista di lui . Ora lassù già sanno tutto ,ma quaggiù ci vuole fede . E siccome il Signore dell’ universo è venuto nella debolezza della carne, ora ci chiede solo la fede e di vivere secondo la fede . Chi avrà fede continuerà a vivere in comunione con Dio sempre, ma chi non avrà fede nella Redenzione operata da Gesù Cristo, Verbo del Padre, pur se crederà in Dio e la sua creazione, non potrà assolutamente salvarsi e non potrà vivere in comunione con lui ,non avendo riconosciuto Dio in Gesù Cristo su questa Terra , nonostante egli sia salito sull ‘albero per donargli la vera conoscenza di Dio .

venerdì 26 dicembre 2025

Ritrovamento della santa Croce La Croce «E' piaciuto a Dio riconciliare tutte le cose per mezzo di Gesù Cristo, e in Lui, rappacificando per mezzo del Sangue della sua Croce, ciò che è, sia sulla terra, sia nel cielo». Chi di noi potrebbe gettare lo sguardo sulla croce santa e sacra, sulla quale Gesù Cristo ha perduto la vita, senza essere penetrato dalla più viva riconoscenza? Che cosa grande! fratelli miei: Gesù Cristo, uguale a suo Padre, muore per salvarci! O croce santa! O croce preziosa! Senza di te, giammai il cielo, senza di te giammai Dio! Senza di te, per sempre a piangere nell'inferno! Senza di te, giammai felicità nell'altra vita! Sì, è questa croce che ha fatto discendere dal cielo il Figlio di Dio, per il desiderio che aveva di morire sopra di essa, e riscattare così il mondo intero. Com'è vero che la vista di questa croce richiama alla mente tanti beni, per un cristiano che non abbia perduto la fede! Ahimè! cos'eravamo noi prima che questa croce fosse intinta col Sangue adorabile del Figlio di Dio? Eravamo banditi dal cielo, separati per sempre dal nostro Dio, condannati a passare la nostra eternità nelle fiamme, a piangere e a soffrire per giorni senza fine! Rechiamoci spesso ai piedi di questa croce, e vedremo in essa la chiave che ci ha aperto la porta del cielo, e ha chiuso quella dell'inferno. O mio Dio! se tanti beni ci sono stati donati per mezzo di essa, quale rispetto e quale stima non dobbiamo averne? Per acrescere in voi questo rispetto, vi mostrerò: 1°- i benefici che riceviamo dalla croce; 2°- la stima che dobbiamo averne. Prima che la croce fosse santificata con la morte di un Dio fatto uomo, i demoni erano sulla terra, e, simili a leoni, divoravano tutto ciò che gli si presentava davanti (1Pietro 3,8!). Questo spirito di tenebre lo confessò un giorno a sant'Antonio (eremita), dicendogli che, dopo la venuta del Messia, egli era stato incatenato, e non poteva nuocere se non a coloro che lo volessero (come un cane legato a una catena, che può mordere soltanto chi entra nel suo raggio di azione; n.d.a.). Sant'Antonio, in tutte le sue tentazioni, così frequenti e così violente, non aveva altre armi che il segno salutare della croce. In tal modo fu sempre vittorioso sui suoi nemici. Santa Teresa, con un solo segno di croce, mise in fuga il demonio, che le era apparso un giorno sotto la forma di una montagna sventrata, e pronta ad inghiottirla. Non entrerò in ampi dettagli sui beni che riceviamo dalla croce. E' la croce che ci ha guadagnato un'eternità di felicità; è essa che ha cambiato la collera del Signore in un amore infinito; è essa che ha strappato le folgori dalla mano del Padre eterno, per riempirla di ogni sorta di beni e di benedizioni. E' ancora la croce che ci procura i nostri buoni pensieri, i nostri buoni desideri, i rimorsi di coscienza, il dolore dei nostri peccati passati. Ah! ma non è ancora abbastanza!... E' per questa croce che siamo divenuti figli e amici di Dio, fratelli e sorelle di Gesù Cristo, eredi della sua felicità eterna; è ancora su di essa che è sbocciata questa bella religione che ci dona, con le sue consolazioni, la speranza di un avvenire felice. Da questa croce, i sacramenti ricavano tutta la loro efficacia. O bella e santa croce, quanti beni ci hai meritati! Sei tu che fai in modo che il Sangue adorabile di Gesù Cristo zampilli ogni giorno sui nostri altari, per placare la collera di Dio!... E' sulla croce, che è stata seminata questa manna celeste, cioè l'adorabile sacramento dell'Eucaristia, che sarà, fino alla fine dei secoli, il nutrimento delle nostre anime. E' questa croce che ha prodotto questi acini misteriosi, il cui succo abbevera la nostra anima, durante il suo esilio. Il peccatore vi trova la conversione e il giusto la perseveranza. O bella e preziosa croce! come sarà forte e terribile contro le potenze dell'inferno, colui che verrà spesso ai tuoi piedi! In più, affermo che la vista della croce costituisce la gloria dei santi nel cielo, e la disperazione dei dannati nell'inferno. Infatti, gli eletti nel cielo vedono che la gloria e la felicità di cui godono, gli sono derivati dalla croce, e che su questo sacro legno ha cominciato a sgorgare quell'amore che dovrà inebriarli eternamente. Al contrario, la sola presenza di questa croce, costituirà la disperazione dei dannati. Essi ricorderanno che essa avrebbe potuto essere per loro lo strumento di salvezza, un mezzo per evitare l'infelicità eterna, e una sorgente abbondante di aiuto e di grazia. Ah! triste ricordo di tanti beni disprezzati!... Non è in altro modo, che per mezzo della croce, che possiamo salire in cielo. Vi sono diverse specie di croci: le une sono interiori e invisibili, le altre sono visibili o sensibili. Le prime si appesantiscono su tutti i mortali, senza eccezione di uno solo; ognuno di noi ha la sua. Ma trattiamo quest'argomento molto semplicemente. Voi mi domandate che cosa sia una croce invisibile? Io designo con questo nome, per esempio, una violenta tentazione, che vi perseguita vivamente, per farvi cadere nel peccato; una calunnia che viene sparsa contro di voi; la perdita di un bene; un torto che vi abbiano fatto; una malattia che sembra che non voglia più lasciarvi. Sono ancora croci invisibili certe derisioni, quel disprezzo da cui sarete coperti senza tregua. Tutte queste croci sono addolcite e perdono quasi tutta la loro amarezza, alla vista della croce sulla quale il nostro buon Salvatore è morto per strapparci dalle grinfie del demonio. Volete voi trovare le vostre pene leggere, o piuttosto dolci e gradevoli? Venite con me, per un istante, ai piedi della croce, sulla quale siamo stati rigenerati in Gesù Cristo. Vi sentite disprezzati? Guardate il vostro Dio nelle mani dei Giudei, trascinato per i capelli, sbattuto contro la parete, con gli occhi bendati, le mani legate dietro la schiena, colpito da forti colpi di pugni e di bastoni, mentre gli domandano chi lo abbia percosso. Siete forse poveri? Ebbene! guardate questo Dio in una mangiatoia, coricato su un po' di paglia. Ne volete di più? Portate il vostro sguardo sulla croce, e vedrete e vedrete questo Dio morire spogliato dei suoi vestiti. Siete stati calunniati? Ascoltate le bestemmie e le maledizioni che si vomitano contro un Dio, venuto sulla terra per colmarla di benedizioni. Tutto ciò che si dice contro di Lui è falso; e come si vendica Egli? Pregando per coloro che lo calunniano. Siete nelle sofferenze e nelle infermità? Levate lo sguardo verso la croce, considerate che il vostro Dio è vi è appeso, e che muore della morte più crudele e più dolorosa. «Padre mio, perdona, di grazia, coloro che mi fanno morire: è per loro che perdo la vita, è per i loro peccati che soffro». Che cosa mai soffriamo noi, amici miei, se ci paragoniamo a quello che Gesù Cristo ha sopportato per noi? Ah! fratelli miei, come i santi conoscevano molto meglio di noi il prezzo delle sofferenze!... Guardate san Giovanni della Croce, colpito dai suoi confratelli fino a crollare immerso nel sangue. Nostro Signore gli apparve e gli disse: «Giovanni, che cosa vuoi che ti doni, per tutto quello che stai soffrendo con tanto amore?». «Ah! Signore, per favore, non diminuire le mie sofferenze, ma, al conrario, fa' in modo che, come ricompensa, io soffra sempre di più, poichè Tu, che sei la stessa innocenza in persona, hai sopportato tanti tormenti». San Bernardo non poteva guardare la croce, senza versare lacrime, vedendo ciò che un Dio aveva sofferto per noi. Ascoltate che cosa Gesù Cristo disse un giorno a san Pietro, martire, allorchè si lamentava degli oltraggi ricevuti: «E io, Pietro, che cosa ho fatto, perchè mi abbiano crocifisso?». Sì, fratelli miei, ai piedi della croce noi impariamo che cosa sia il peccato, quale sia il prezzo della nostra anima, e l'amore di Dio verso gli uomini. E' ai piedi della croce che troveremo le più dolci consolazioni nelle nostre pene, la più grande forza nelle tentazioni, e nell'ora della morte, la più ferma fiducia. Veniamo dunque spesso ai piedi di questa croce, a spalancare il nostro cuore, e vi apprenderemo ciò che un Dio ha fatto per noi, e ciò che noi dobbiamo fare per Lui. Ho detto, in primo luogo, che ai piedi della croce noi impariamo che cosa sia il peccato, e l'orrore che dobbiamo averne. Il fuoco dell'inferno, è vero, sembra farci comprendere qualcosa della sua enormità, poichè per un solo pensiero di orgoglio che sarà durato appena uno o due minuti, se noi moriamo un questo peccato, saremo condannati ad andare a bruciare nel braciere acceso dalla collera di Dio Onnipotente. Una persona avrà rubato cinquanta franchi o tre soldi al suo vicino? se, potendolo, non glieli ha restituiti, questo solo peccato lo precipiterà per sempre negli abissi. E così per tutti gli altri peccati: questo ci deve far fremere... O mio Dio! com'è cieco l'uomo che commette il peccato! Ma più cieco ancora è colui che avendolo commesso, e vedendosi in quello stato spinge il suo delirio fino a volervi restare. Tuttavia oso dire che l'amore di un Dio morente sulla croce, ci mostra in una maniera ancora più espressiva, la malizia e il delirio del peccato. Infatti, se consideriamo tutto quello che Gesù Cristo ha sofferto per espiarlo: le umiliazioni, gli oltraggi, le bestemmie che hanno vomitato contro di lui, la sua crocifissione e la sua morte, si deve dire che Dio soltanto può sapere fino in fondo che cosa sia il peccato. In secondo luogo, ho detto che la croce ci mostra l'amore infinito di un Dio per le sue creature. «Ah! figli miei, ci dice dall'alto della croce sulla quale è inchiodato, vedete se potete mai trovare un amore simile al mio; potrei fare di più, che morire per voi?». Ah! se noi guardassimo questa croce con gli occhi della fede, potremmo non gridare come san Paolo: «O croce santa e consacrata! o croce d'amore! quanti beni ci procuri!». Ah! figli miei,non amerete forse il vostro Dio? Sì, fratelli miei, se amassimo veramente il nostro Dio, noi non vivremmo che per Lui! Con ciò voglio dire che dobbiamo prenderlo per modello, essere contenti di vederci umiliati, disprezzati, calunniati, e lungi dal vendicarci, considerare tutto ciò, al contrario, come proveniente dalla mano di Dio, e come una grande grazia che Egli ci accorda. Se voi voleste imitare Gesù Cristo, voi fuggireste i piaceri, i balli, le danze, i giochi, e i cabarets; perchè Gesù Cristo ha condannato tutto ciò, con l'esempio di una vita penitente e ritirata (spesso si incontra chi vorrebbe giustificare certi suoi comportamenti licenziosi, obiettando che nel Vangelo non è scritto questo o quest'altro: Gesù, in realtà, ha insegnato molte più cose con il suo esempio di vita, che con le parole; n.d.a.). Imitate Gesù Cristo e non temerete la morte; al contrario, essa sarà una fortuna, perchè vi riunirà a Lui. Se vivrete senza attaccarvi alle cose della terra, il vostro cuore sarà tutto per il cielo. Ho detto poi, fratelli miei, che la croce sarà tutta la consolazione del cristiano che l'avrà portata con gioia durante la sua vita. Infatti, dove sarà la vostra risorsa in quel terribile momento (la morte) che deciderà della vostra sorte eterna? Dove porterete il vostro sguardo, dove indirizzerete i vostri sospiri e le vostre preghiere, se non verso la croce? Che cosa vi esporranno davanti agli occhi, che cosa vi metteranno tra le mani, che cosa vi accosteranno sulle labbra. Nient'altro, fratelli miei, che la croce. Quale nome vi faranno pronunciare in quel momento? Il Nome di Gesù, e di Gesù Crocifisso. Oh! quale consolazione per un cristiano, tenere, mentre sta morendo, una croce nelle sue mani, se essa è stata durante la sua vita l'oggetto delle sue meditazioni e del suo amore! (non soltanto, quindi, come una specie di amuleto!...n.d.a.). Allora egli potrà dire al suo Giudice: «Signore, Tu vedi che non ho mai disprezzato o fuggito la tua croce; io l'ho portata con piacere; le umiliazioni, le ingiurie e le sofferenze, lungi dall'abbattermi e dallo scoraggiarmi, mi hanno riempito di gioia e di coraggio». O mio Dio, se potessimo comprendere come le croci sono per noi un grande beneficio dalle vostre mani! Non perdiamo mai di vista, fratelli miei, che nell'ora della morte, la croce sarà la nostra sola risorsa. Ma, allo stesso modo, quale disperazione per colui che, nella sua ultima ora, vedrà quella croce che ha disprezzato durante la sua vita, e di cui era arrossito, per paura di essere deriso! (allude al segno di croce “snobbato” per rispetto umano; n.d.a.). Quale disperazione, allorchè Gesù Cristo andrà a confrontare la propria vita con quella del peccatore! Allorchè confronterà la sua umiltà e i disprezzi che ha sopportato, con l'orgoglio di quel peccatore, la sua povertà con l'avarizia di quello, la sua purezza con le azioni infami di quel peccatore, il perdono dei suoi nemici, con le vendette di quello, le sue penitenze e le sue lacrime con i suoi piaceri, i suoi digiuni con le ingordigie di quel miserabile! Che ne sarà allora di quei poveri disgraziati che per tutta la loro vita non avranno avuto nessun tratto in comune col loro Salvatore?... O mio Dio! potremmo mai pensare a ciò e non morire di dolore?... Un Dio vive e muore nelle sofferenze, mentre un cristiano, benchè coperto di peccati, non vuole soffrire nulla!... Ahimè! quanti pentimenti, nell'ora della morte! ma sarà ormai troppo tardi. Vi parlerò ora delle croci visibili, (si riferisce ai segni di croce, e agli oggetti sacri di legno o altro materiale; n.d.a.) e vi darò la ragione della loro molteplicità, della loro benedizione e dei grandissimi onori che la Chiesa rende loro. Se le croci interiori sono così numerose, se le croci visibili, immagini di quella sulla quale il nostro Dio è morto, sono altrettanto numerose, è affinchè abbiamo sempre presente nel nostro pensiero, che siamo i figli di un Dio crocifisso. Non restiamo meravigliati, fratelli miei, per gli onori che la Chiesa rende a questo legno sacro, che ci procura tante grazie e così grandi vantaggi. Noi vediamo che la Chiesa fa il segno della croce in tutte le cerimonie, e nell'amministrazione di tutti i sacramenti. «Perchè mai?», mi chiederete. Amico mio, ecco: è perchè tutte le nostre preghiere e tutti i sacramenti, traggono dalla croce la loro forza e la loro virtù. Durante il sacroficio della Messa, che è l'azione sacra più grande, la più augusta e la più sublime di tutte quelle che possono glorificare Dio, ad ogni istante il sacerdote fa il segno della croce. Dio vuole che non ne perdiamo mai il ricordo, essendo il mezzo più sicuro della nostra salvezza, e lo strumento più temibile per il demonio. Egli ci ha creati a forma di croce, affinchè ogni uomo fosse l'immagine di quella croce, sulla quale Gesù Cristo è morto, per salvarci. Guardate come la Chiesa si premuri di moltiplicarne il numero; essa ne fa l'ornamento speciale delle nostre chiese, e dei nostri altari; essa piazza le croci sui posti più elevati, per mostrarci il trionfo riportato sul nemico della nostra salvezza. Che c'è di più toccante, di questo monumento glorioso, che ci mette davanti agli occhi la sintesi di tutte le sofferenze del nostro buon Salvatore? La croce, non sembra forse dirci: «Guardate, figli miei, che cosa ho fatto per meritare i vostri omaggi»? O mio Dio! un tale spettacolo non è forse capace di toccare il cuore più duro e più sepolto nelle lordure del peccato? O mio Dio! come un cuore, sia pure poco sensibile vi trova consolazioni e lacrime! Un cristiano, potrebbe mai gettare lo sguardo su questo sacro legno, senza sent're risvegliarsi in lui i rimorsi di coscienza, e senza riconoscere ciò che è, e ciò che deve fare? Perchè vengono installate delle croci nei pressi delle città e dei villaggi? Lo si fa per mostrare la professione pubblica che un cristiano deve fare della religione di Gesù Cristo, e per ricordare ai passanti che essi non devono mai perdere il ricordo della morte e della passione del Salvatore. Questo segno salutare ci distingue dagli idolatri, come in altri tempi la circoncisione distingueva il popolo giudaico dagli infedeli. Vediamo così che quando si vuole distruggere la religione cristiana, si incomincia dall'abbattere questi monumenti. I primi cristiani consideravano come la loro più grande felicità, portare sopra di sè questo segno salutare della nostra Redenzione. Una volta le donne, le ragazze, portavano una croce, di cui facevano il loro ornamento più prezioso: esse la appendevano al loro collo, mostrando così che erano le servitrici di un Dio crocifisso. Ma, a misura che la fede è diminuita, e che la religiosità si è indebolita, questo segno sacro è divenuto raro, o, per meglio dire, è quasi del tutto scomparso Guardate come il demonio trascina al male, con gradualità: hanno cominciato prima a togliere l'immagine del Crocifisso e della santa Vergine, e si sono accontentati di portare una croce che essi chiamano “papillon”. Dopo di ciò, il demonio le ha spinte ad andare oltre: esse hanno cominciato a rimpiazzare questo segno sacro con una catenella, che non è altro che un ornamento di vanità, e che, ben lungi dall'attirare su di loro le benedizioni del Cielo, non fa altro, al contrario, che ingaggiarle nelle vie e nelle trappole del demonio (oggi è molto in auge la moda delle croci indossate, magari in oro e perle preziose, ma, in molti casi, anche insospettabili, sembra più una profanazione demoniaca; n.d.a.). Ecco la differenza tra una catenella e una croce: per mezzo della croce noi siamo divenuti figli di Dio liberi; per mezzo della croce, Gesù Cristo ci ha liberati dalla tirannia del demonio, in cui il peccato ci aveva condotti. La catenella, invece, è un segno di schiavitù, e cioè, con questo strumento di vanità noi lasciamo Dio, consegnandoci al demonio. O Signore! com'è cambiato il mondo dai tempi dei primi cristiani, che consideravano un onore e una santa gioia, portare questo segno sacro della nostra religione!... L'intenzione della Chiesa è che abbiamo delle croci nella nostra casa, per non perdere mai di vista che siamo cristiani, e discepoli di un Dio crocifisso. Si fa presto a conoscere se la religione regna in una casa, per mezzo delle croci e delle immagini che vi si trovano. Entrando in una casa, io cerco con gli occhi, tutt'intorno, il segno della nostra redenzione. Se non lo trovo, non posso impedirmi di deplorare la disgrazia di quella casa e di quelli che vi abitano. Oh! fratelli miei, com'è salutare la presenza e la vista di una croce! Spesso, basta solo uno sguardo al Crocifisso, per addolcire le pene più profonde e più dolorose, per farci accettare i sacrifici più grandi, e per farci praticare le virtù più sublimi. Chi potrebbe avere ancora il coraggio di soddisfare una passione qualsivoglia, guardando un Dio inchiodato su una croce? Chi troverebbe troppo grandi le sue sofferenze, considerando un Dio il cui corpo è tutto a brandelli, per i colpi che ha ricevuti durante la flagellazione? Chi potrebbe trovare difficile la pratica della virtù, vedendo un Dio che non ha comandato nulla che non abbia praticato Lui stesso per primo? Nessuno, dunque, deve lasciare la sua casa senza questo segno salutare, affinchè tutti coloro che entrano, possano riconoscere che siete cristiani, e che ne fate pubblica professione (specie in tempi difficili come erano quelli del curato, che avevano ereditato dalla cosiddetta rivoluzione francese tante altre cose, tranne la libertà, l'uguaglianza e la fratellanza vere!... n.d.a.). Un cristiano virtuoso deve avere un bel Crocifisso, qualche bella immagine, e considerarli come il più bell'ornamento e onore della sua casa. Di tanto in tanto, rivolgete il vostro sguardo sulle immagini o sul Crocifisso, e fate una piccola riflessione su ciò che Gesù Cristo ha sofferto per noi, e quanto ci abbia amati. Guardando l'immagine della santa Vergine (poichè non dovete mai lasciare che nella vostra casa manchi una rappresentazione di questa buona madre), pregatela di accogliervi, insieme alla vostra famiglia, sotto la sua protezione. Quando guardate le immagini dei santi, pensate alle virtù che hanno praticato, alle penitenze che hanno fatto durante la loro vita, per meritare la felicità di cui godono ora nel cielo. Che si deve pensare di una casa dove non si trovi nè un Cristo, nè alcun altro segno di religione? Ahimè! si penserà che è abitata da gente che abbia perduto la fede, che è divenuta nemica della croce, e che non è più cristiana se non di nome soltanto. Ah! com'è grande il numero di coloro che sono solo cristiani di nome, e la cui condotta è simile a quella dei pagani! «Ah! mi direte voi, quello che dici è troppo forte! Noi non siamo affatto infastiditi dall'essere cristiani, al contrario: spiegaci perchè noi non abbiamo altro che il titolo esteriore di cristiani!». Eh! amici miei, è facile. E' perchè temete di compiere i vostri atti di religione davanti a tutti, e perchè, trovandovi ospiti in una casa, non osate fare il segno di croce prima di mangiare, oppure, per farlo, vi voltate dall'altra parte, per paura di essere visti e derisi. E' perchè, sentendo suonare l'Angelus, fate finta di non sentirlo, e non lo recitate, per paura che ci si prenda gioco di voi. O ancora, quando il buon Dio vi dona il pensiero di andarvi a confessare, voi dite: «Oh! non ci vado, se no mi prenderanno in giro». Se vi comportate in questo modo, non potete dire di essere cristiani. No, amici miei, voi siete, come una volta i Giudei, rigettati, o piuttosto, vi siete separati da soli; non siete altro che degli apostati, e il vostro modo di parlare lo prova, e il vostro modo di vivere lo manifesta abbastanza chiaramente. Perchè, fratelli miei, si diede il nome di apostata all'imperatore Giuliano? «E' perchè, mi direte voi, egli fu dapprima cristiano, e poi visse come i pagani». Ebbene! amici miei, quale differenza c'è tra la vostra condotta e quella dei pagani? Sapete quali sono i vizi più comuni tra i pagani? Gli uni, corrotti dal vizio infame dell'impurità, vomitano dalla loro bocca ogni sorta di abominazioni; gli altri abituatisi all'ingordigia, non cercano altro che dei cibi gustosi, oppure si riempiono di vino. Tutta l'occupazione delle loro figlie consiste nell'abbigliamento e nel desiderio di piacere agli altri. Che ne pensate, fratelli miei, di questa condotta? «E' la condotta di persone che non hanno nessuna speranza nell'altra vita». Avete ragione. E quale differenza c'è tra la vostra vita e la loro? Se vorrete parlare con franchezza, ammetterete che non c'è nessuna differenza e, di conseguenza, voi siete cristiani soltanto di nome. O mio Dio! quanti pochi cristiani hai che ti imitino! Ahimè! se ce n'è così pochi per portare la croce, ce ne saranno anche altrettanto pochi per benedirti per l'eternità (ossia, che andranno in Paradiso: si confronti Apocalisse 3,16 sui “tiepidi”; n.d.a.). Si piantano anche delle croci benedette nei campi, e le si piazza nei luoghi dove sono i raccolti; la ragione è che i nostri peccati sembrano continuamente premere sulla Giustizia di Dio, per attirare su di noi i flagelli della sua collera: la grandine, le gelate, la siccità, le inondazioni (anche se i nuovi teologi, supportati dall'alto, tendono a escludere Dio dai disastri naturali, ciò che equivale ad un ateismo pratico; n.d.a.). Poichè per mezzo della croce il Figlio di Dio ci ha riconciliati con suo Padre, e ci ha meritato i tesori celesti, l'intenzione della Chiesa, piazzandola nei campi, è quella di allontanare le calamità. La benedizione che le croci ricevono è per domandare a Dio di non distogliere i suoi occhi misericordiosi dai campi dove esse sono installate, e di spargervi le sue benedizioni. Ma non basta piazzare delle croci, bisogna farlo con pietà, con fede, e, soprattutto, non bisogna essere in stato di peccato (si pensi alle croci solo decorative dei tribunali o della aule scolastiche; n.d.a). Potete essere certi che se le piazzate con tali sentimenti, il buon Dio benedirà le vostre terre e le garantirà dalla disgrazia temporale. Se le vostre croci non producono l'effetto che ve ne dovreste attendere, non è difficile capirne il motivo: è perchè le avete poste senza fede e senza devozione; è perchè mentre le piazzavate, forse non avete detto neanche un Padre nostro e un' Ave Maria, in ginocchio; oppure, se avete pregato, forse lo avete fatto con un ginocchio per terra e l'altro per aria (non è solo questione di forma ma denota mancanza di convinzione; n.d.a.). Se è così, come volete che il buon Dio benedica i vostri raccolti? Ma, quando poi le rivedete, al momento del raccolto, si ripete la stessa abominazione!... Oh! è proprio vero che la religione ha perduto la sua antica bellezza! Sì, in realtà quelle croci sono state piantate nei campi dei pagani, e non dei cristiani! O mio Dio! in quale secolo disgraziato siamo dunque giunti!... Quando la Chiesa istituì questa santa cerimonia, ciascuno bramava la felicità di piazzare queste croci nel proprio campo, e lo si faceva col rispetto più profondo. Quando poi le si rivedeva, sia per la mietitura, sia per la vendemmia, ci si prostrava con la faccia a terra, per adorare Gesù Cristo, morto sulla croce per noi, e si esprimeva così la propria riconoscenza perchè aveva voluto conservare e benedire il raccolto. Tutti, con le lacrime agli occhi, baciavano il sacro segno della nostra Redenzione. Ahimè! mio Dio! non è più così che i cristiani ti testimoniano la loro riconoscenza! Devo osare dirlo? Essi imitano Giuda e i Giudei! Essi assomigliano ai Giudei allorchè flettevano le ginocchia per insultare la sua regalità; imitano Giuda, che lo baciò con una bocca insozzata dai più grandi crimini. Gli uni e gli altri gli rendevano questa parvenza di rispetto, solo per derisione; non è ciò che fate anche voi, quando incontrate una croce? Invece di testimoniare a Dio la vostra riconoscenza perchè ha voluto benedire e conservare i frutti della terra, non è forse un'ingiuria che gli fate, mentre baciate la croce ridendo? Non è forse un gesto di derisione o, piuttosto, d'idolatria, presentare un pugno di frumento, come se voi incensaste la persona che mantiene la croce? (allusione ironica al gesto di offerta misero e sbrigativo; n.d.a.). Andate, disgraziati! o in questo mondo o nell'altro il buon Dio vi punirà! (per questo suo modo di parlare, schietto ma teologicamente corretto, se fosse vissuto in questi nostri tempi, il povero curato, più che essere canonizzato e proposto come modello e patrono di tutti i sacerdoti del mondo, sarebbe stato di certo deferito all'ex sant'ufficio e sospeso a divinis...; così va il mondo e la chiesa; n.d.a.). Padri di famiglia, non vi avevo forse detto, già due anni fa, che al momento della mietitura, dovreste togliere tutte le croci che sono nei vostri campi, per evitare la loro profanazione? (naturalmente dopo la cerimonia di chiusura; n.d.a.). Non vi avevo raccomandato di rimetterle sui vostri catasti di legna e, dopo aver battuto il vostro grano, di farle bruciare, per timore che esse vengano profanate? Se non lo avete fatto, siete molto colpevoli; non dovete mancare di confessarvene. Ahimè! chi potrebbe contare tutti gli orrori che si commettono al momento della mietitura o della vendemmia, in quei momenti nei quali Dio, nella sua bontà e carità, ricopre la terra con i doni della sua provvidenza? L'uomo ingrato sembra allora raddoppiare le sue ingiurie e moltiplicare i suoi oltraggi. Come osate poi mormorare per il fatto che i vostri raccolti sono scarsi, o che la grandine o la gelata ve li distruggono? Ah! piuttosto dovreste sbalordirvi perchè, malgrado tanti peccati, il buon Dio voglia ancora darvi il necessario, e anche più di quello che occorra! O mio Dio! com'è miserabile e cieco l'uomo! Il segno della croce è l'arma più terribile contro il demonio; perciò la Chiesa vuole che, non soltanto l'abbiamo sempre davanti agli occhi, per ricordarci quanto valga la nostra anima, e quello che è costata a Gesù Cristo, ma vuole anche che la facciamo in ogni momento sopra noi stessi: quando ci corichiamo, quando ci svegliamo, quando iniziamo le nostre attività, e, soprattutto, quando siamo tentati. Possiamo dire che un cristiano che si faccia il segno della croce con sentimenti di pietà, e cioè essendo ben penetrato dall'azione che sta compiendo, fa tremare tutto l'inferno. Una persona tentata, che faccia questo segno della nostra salvezza con una fede viva, si può dire che calpesti i demoni e rallegri tutta la corte celeste. Guardate sant'Antonio, al quale i demoni facevano una guerra rude e continua. Di quali mezzi si serviva per difendersi, se non del segno della nostra Redenzione? Un giorno che i demoni lo tentavano, egli disse loro: «Come siete deboli! io, che non sono che un povero solitario, che riesco appena a stare in piedi, stremato dalla penitenza, con un solo segno di croce, vi metto tutti in ritirata». Si racconta, nella vita di santa Giustina, che Cipriano il mago, rapito dalla sua bellezza, si era venduto al demonio, affinchè questi impiegasse tutti i suoi malefici per indurla al male. Ma il demonio non tardò a confessargli che lui non poteva nulla su di lei, perchè alla prima tentazione, sia faceva il segno di croce, e così rendeva vani i suoi sforzi. Ma quando noi facciamo il segno della croce, dobbiamo farlo non per abitudine, ma con rispetto, con attenzione, pensando a ciò che facciamo. O mio Dio! da quale santo tremore non saremmo penetrati se, mentre lo facciamo su di noi, ci ricordassimo che stiamo pronunciando tutto quello che abbiamo di più santo e di più sacro nella nostra religione! Guardate da quale devozione dovremmo essere penetrati, se pensassimo che stiamo nominando le tre Persone della Santissima Trinità: il Padre che ci ha creati, e che ci ha tratti dal nulla insieme a tutto ciò che esiste; il Figlio, che ha preso un corpo e un'anima nel seno della santissima Vergine, che si è sacrificato per salvarci tutti dall'inferno, e meritarci un'eterna felicità; lo Spirito Santo, che fa del nostro cuore il suo tempio, al quale siamo debitori di tutte le buone ispirazioni e di tutti i buoni desideri che abbiamo. Vedete, fratelli miei, se faceste tutte queste riflessioni, come sareste penetrati di amore e di riconoscenza verso questo Dio in tre Persone, soprattutto allorchè, entrando in chiesa, prendete l'acqua benedetta. Oh! se così fosse, non vi si entrerebbe che tremando. Perciò, non appena i vostri figli cominciano a muovere le braccia, dovete subito far fare loro questo segno sacro, e ispirare in essi il più grande rispetto. Forse mi chiederete: che cosa vogliono dire le parole ritrovamento della santa Croce (che è il titolo dell'omelia; n.d.a.)), ed esaltazione della santa Croce? Amici miei, sono due feste delle quali l'una si fa il 3 maggio e l'altra il 14 settembre. Eccovi l'origine della prima: erano passati 326 anni da quando Gesù Cristo era morto, e l'imperatoreCostantino, combattendo contro il tiranno Massenzio, vide nell'aria una croce più brillante del sole, e sulla quale erano scritte queste parole: «Per questo segno, tu sarai vittorioso del tuo nemico». L'imperatore, colpito da questo prodigio, fece subito dipingere quel segno sacro sulle sue armi e sui suoi stendardi, e riportò una vittoria eclatante. Sant'Elena, sua madre, concepì verso la croce di Gesù Cristo una tale devozione, che non si concesse più riposo, fino a che non l'avesse trovata (s'intende, il legno originaro della croce, n.d.a.). Ella si recò quindi a Gerusalemme. Avendole Dio fatto conoscere il luogo in cui si trovava, dopo faticose ricerche, ella la trovò, insieme alle altre due croci dei due ladroni. Per distinguere quale fosse quella del Salvatore, si fece portare un cadavere che, essendo stato posto sulle prime due non risuscitò. Ma allorchè fu posto sulla terza, il morto si levò e si mise a camminare. Questa croce è stata la fonte di un innumerevole numero di miracoli. San Giovanni Crisostomo la chiama: la speranza dei cristiani, la risurrezione dei morti, la consolazione dei poveri, la speranza dei ricchi, la confusione degli orgogliosi, e il tormento dell'inferno. «O figli miei, ci dice sant'Epifanio, imprimiamo questo segno salutare sulla sommità delle nostre porte, sulla nostre fronti, sulla nostra bocca, sul nostro petto; rivestiamoci spesso di questa armatura invulnerabile, contro il demonio. Non restiamo mai senza questo segno sacro sopra di noi». Dio, per mostrarci quanto ci teneva che questo sacro legno sul quale Egli è morto, fosse venerato in tutto l'universo come una sorgente di benedizioni, ha permesso che, per diversi secoli, il legno della santa croce non diminuisse, malgrado ne si prelevassero dei pezzetti, senza sosta. In seguito, allorchè questa santa reliquia fu esposta in tutto il mondo cristiano, essa cominciò ad assottigliarsi; ora non si può credere che ci sia un solo paese che non possieda un pezzetto di quel legno sul quale Gesù Cristo ha operato la nostra salvezza. E' questa dunque l'origine di quella festa che si chiama “Ritrovamento della santa Croce”, nello stesso giorno in cui fu ritrovata da santa Elena, madre dell'imperatore Costantino. La festa che si celebra il 14 settembre, ricorda che, essendo quella santa croce, rimasta per quattordici anni presso i barbari, che l'avevano rubata da Gerusalemme, l'imperatore Eraclio, vittorioso dei Persi, formulò nel trattato di pace, che gli fosse restituito il legno sacro. Lo si riportò in trionfo a Gerusalemme; ed ecco perchè il 14 settembre si celebra l'esaltazione della santa Croce. I santi, fratelli miei, hanno tutti amato la croce, e in essa hanno trovato la loro forza e la loro consolazione. Guardate santa Liduvina, per la quale trent'anni di sofferenze non sono nulla, tanto il suo cuore si dilata in questa sorgente s'amore... «Ma, mi direte voi, bisogna dunque avere sempre qualcosa da soffrire? Ora la malattia o la povertà; ora la maldicenza e la calunnia; la perdita dei beni o una infermità?». Ti si calunnia, amico mio? Ti si sommerge di ingiurie? Ti si fa torto? Tanto meglio! E' un buon segno; non tormentarti: sei sulla strada che porta al Cielo! Lo sai quando dovresti piangere? Non so se lo capirai, ma sarebbe precisamente quando, al contrario, non avessi nulla da soffrire, se tutti ti stimassero e ti rispettassero. Dovresti provare invidia verso coloro che hanno la fortuna di trascorrere la loro vita nella sofferenza, nel disprezzo e nella povertà. Hai forse dimenticato che nel Battesimo hai accettato una croce, che non dovrai abbandonare se non in punto di morte, e che essa è la chiave della quale ti servirai per aprire la porta del cielo? Dimentichi dunque queste parole del Salvatore: «Figlio mio, vuoi venire dietro di me? Prendi la tua croce e seguimi»; non per un giorno, non per una settimana, nè per un anno, ma per tutta la tua vita! I santi avevano paura di passare qualche istante senza soffrire, perchè essi consideravano questo tempo come perso: Secondo santa Teresa, l'uomo non è in questo mondo che per soffrire, e quando cessa di soffrire, cessa anche di vivere. San Giovanni della Croce domanda a Dio con lacrime, come ricompensa per le sue fatiche, di fargli la grazia di soffrire sempre di più. Da tutto questo, fratelli miei, che cosa dobbiamo concludere? Ecco. Prendiamo la risoluzione di portare un grande rispetto verso tutte le croci che siano state benedette, e che ci rappresentano in sintesi tutto ciò che il nostro Dio ha sofferto per noi. Ricordiamoci che dalla croce scaturiscono tutte le grazie che ci sono accordate, e che, di conseguenza, una croce benedetta è una sorgente di benedizioni. Ricordiamoci che dobbiamo fare spesso su di noi il segno della croce, e sempre con un grande rispetto; e, infine, che mai le nostre case devono restare sprovviste di questo simbolo salutare. Ispirate ai vostri figli, fratelli miei, il più grande rispetto per la croce e, sopra voi stessi, abbiate sempre una croce benedetta: essa vi custodirà dal demonio, dal fuoco dal cielo (cioè dai fulmini; n.d.a.), e da ogni altro pericolo. Ah! fratelli miei, quanta forza infonde questa croce a coloro che hanno fade!... Alla vista di questo strumento di salvezza le sofferenze sono ben poca cosa!... O bella e preziosa croce! quante persone rendi felici, già in questo mondo, e quanti santi, nell'altro... E così sia (chiusura insolita, al posto dell'usuale: “E' ciò che vi auguro”; n.d.a.).

giovedì 25 dicembre 2025

DE ANIMA ET LIBERO ARBITRIO Nella creazione delle anime Dio ha creato delle entità o sostanze spirituali individuali autonome e libere, capaci di scegliere e di avere coscienza di se stesse, cioè conoscono di esistere e possono scegliere in processi logici e matematici quando sono uniti alla sostanza materiale . Entità libere ,capaci di giudizio anche senza seguire un processo fisico chimico della loro mente o del loro cervello che si sviluppa nel tempo come negli altri viventi di natura animale sulla terra, i quali scelgono gli elementi materiali solo in base alla precisone dei messaggi dei loro sensi e spesso sono anche dotati di sensi superiori agli esseri umani . Questi spiriti o sostanze autonome, liberi, vengono chiamati uomini e “ Figli di Dio”, perché Dio li ha fatti simili a sè nella libertà e possibilità delle loro scelte intellettive che non sono semplicemente rivolte solo alle cose della materia ; essi usano i sensi per capire il mondo esterno alla loro anima e sanno leggere i messaggi che agli arrivano attraverso i sensi ma hanno anche l’ intuito, ovvero il giudizio ovvero la decisone di una scelta . Gli uomini Dio li ha posti sulla Terra predisponendo questo pianeta, questa materia alla misura dei loro sensi e delle loro possibilità . I viventi senza vedere i numeri che sono entità astratte, sanno addizionare e moltiplicare le cose in maniera giusta. Sanno fare paragoni e scegliere una cosa rispetto ad un’ altra . Partendo dalla causa, decidono ciò che è giusto e non è giusto . Le cause sono messaggi contrapposti e differenti che l’ intelligenza fisica gli mostra . Essi ragionano per causa, sanno dire se una cosa è giusta o ingiusta in base ai paragoni e alle cause che gli porta l’ intelligenza che si serve della memoria . Non ragionano affatto in base alle relazioni con altri esseri anche se sono predisposti a comunicare con loro mediante i sensi e la mente . Facendo una scelta sanno se quella scelta può essere giusta o sbagliata in base ad un processo logico o intuitivo più delle volte, dove l ‘intuizione ti fa dire 4 senza fare un processo logico per arrivare a quattro . L intuito, infondo , è quello che ci fa scegliere tra i paragoni dell ‘intelligenza fisica che si serve della memoria . E in base a queste scelte essi capiscono e vivono l’oggettività del reale di ciò che li circonda e che sta intorno a loro come certo, vero e giusto ! Così essi percepiscono ciò che è realmente esistente, ciò che è oggettivo fuori di loro sia sul piano materiale e sia sul piano logico e matematico . Gli animali , la materia non spirituale, non conosce la matematica e non sanno usarla anche se hanno la memoria, ma vengono piuttosto trasformati e usati dalla materia spirituale ……essi agiscono per istinto e non per intuizione delle cose, non sanno giudicare nelle cose. Gli animali agisco per istinto in base alla memoria dei sensi, l’ uomo oltre ad avere l’ istinto, ha l’ intuito che è il giudizio di scelta tra cause contrapposte L’ intuito è capace di arrivare all’ assioma di un ente senza fare calcoli e paragoni che farebbe l’ intelligenza fisica . Dio stesso crea le cose, la materia, e la trasforma mediante la logica e la verità che sono immagine della sua intelligenza, anzi del suo Verbo e, attraverso la materia mostra la sua Onnipotenza e Intelligenza alle creature e in tutto il creato .Nella materia vede quanto ha creato e dove la materia è la memoria dei sui atti a lui visibili, e anche a noi , come un artista vede nel suo quadro la sua opera . Anzi tutte le creature autonome e libere, coscienti, vedono nelle cose di questo mondo l’ Intelligenza di Dio e la sua Onnipotenza . Le creature umane non nascono già con l’intuito o conoscenza delle cose o con l’ intelligenza di esse, perché sono solo predisposte da Dio che gli ha dato lo spirito , queste poi conoscono man mano che sviluppano i loro sensi e la loro parola, specialmente la capacità logico verbale di giudizio. Senza capacità logico verbale di giudizio non c’è un essere umano e con una capacità dei sensi poco sviluppati, abbiamo una capacità molto limitata, però abbiamo sempre l’essere umano con una capacità di giudizio …..anche se non ancora perfetto fisicamente. La perfezione fisica dell’essere umano avviene quando questo ha sviluppato al massimo tutti i suoi sensi in armonia tra loro . E ci riferiamo ai sensi esterni e a quelli interni ai suoi apparati . Ogni suo apparato infatti, ha dei regolatori e misuratori intelligenti . Tutto avviene in lui e nella realtà per causa e secondo giustizia . Quindi abbiamo due tipi di conoscenza nell ‘uomo che Dio ha dato all’essere umano : una che riguarda la conoscenza dell’ intelligenza della materia per causa e una che riguarda una conoscenza che si misura col giudizio del suo agire e dei rapporti con gli altri esseri esterni a lui . L’ uomo può fare scelte giuste o sbagliate, buone o cattive, logiche o non logiche, non solo nell’ ambito della conoscenza materiale - La sua misura si chiama giustizia che deve esercitare coi suoi sensi e soprattutto con la sua libertà e con il suo intuito . Dio è l’unico essere giusto e ha dato la misura di ogni cosa a tutto il creato . Un padre mette al mondo con una madre un figlio e questo figlio è un essere libero e autonomo, e questo figlio un domani può riconoscerli come suoi datori di vita ,ma può anche ignorarli e rivoltarsi contro perché è un essere libero e questo man mano che matura i suoi sensi e la sua intelligenza fisica . E’ l’intelligenza fisica, lo spirito unito alla materia fisica che lo porta a leggere dentro le cose, ma non sempre . In questo ambito conoscitivo il metro è sempre la scelta della giustizia, la scelta logica o non logica, buona o cattiva essendo gli esseri ugualmente liberi tra loro . Ora l’ uomo è predisposto al bene delle cose esterne e deve apprenderle dall’ esterno coi suoi sensi . Egli è libero e Dio ha creato tutte le cose con giustizia e intelligenza, ecco perché sono buone . Do ut des , ad ogni azione deve corrispondere una reazione , questo è il metro primitivo ed essenziale che sta alla base di ogni agire libero ed esistente nell’ uomo . Una scelta sbagliata non fa funzionare bene (e con giustizia) o fa funzionare male un oggetto da noi creato . Abbiamo così un paragone di ciò che non bisogna fare . Dio ha creato l’ uomo, gli esseri liberi e la materia ; questa come primo atto, insieme a tutti gli esseri liberi deve riconoscere questa verità di dipendenza come stampo di Dio . Riconoscere questa verità è il massimo della giustizia perché poi la logica porta ad altre conseguenze di questo riconoscimento, cioè ad altri atti intelligenti e logici ….. In conclusione l’ uomo libero conosce gradualmente la creazione di Dio col suo giudizio interiore sviluppato tramite il suo spirito unito alla materia . Nella materia all’ uomo visibile c’è un riflesso dell’ onnipotenza di Dio che lo ha creato libero, simile a Lui ,ma in un quadro e in un progetto di tutte le cose buono e giusto già stabilito da Dio . L’ uomo con la sua intelligenza, anzi col suo giudizio e libertà deve leggere e rispettare esattamente questo programma e progetto come un alunno che a scuola apprende a conoscere le cose di questo mondo che deve fare . Egli deve solo adeguarsi a questo progetto e obbedire come un ingranaggio nel motore di una macchina . E l’ ingranaggio che non gira bene alla fine si rompe ,mentre quello che gira bene resta al suo posto fino alla fine del percorso . Ecco, non stiamo dicendo che l’ uomo, questo essere complesso perché spirito unito alla materia, non deve conoscere e dominare il mondo per procurarsi da vivere perché legato a un ruolo fisso, anzi deve agire in tal senso, ma il problema non è solo mangiare e procreare ,ma agire all’ interno di un programma già progetto già tutto fissato da Chi questo essere complesso lo ha creato ex nihilo insieme tutte le altre cerature e cose del creato .

domenica 21 dicembre 2025

SENZA GIUSTIZIA NIENTE PACE Per non fare affermazioni fuorvianti ed eufemistiche a vuoto sulla pace, tutte fumo e niente arrosto del tipo di quelle che si sentono ogni giorno in tv che ci riportano le parole di politici e anche di alti personaggi della gerarchia vaticana , dobbiamo definire in primo luogo cosa sia la pace e il senso comune ci dice subito essa esistere quando non ci sia un conflitto tra due parti o più parti ; tra due o più soggetti o entità viventi . L’argomento può essere vasto e frastagliato, sfociante spesso in mille e mille rivoli … che se poi parliamo di pace interiore del singolo soggetto, dovremmo anche fare un discorso a parte . Ma noi dobbiamo essere brevi, coincisi ed efficaci nel dire l’essenziale con chiarezza senza perderci nella boscaglia delle argomentazioni buoniste . La pace è assenza di guerra e di conflitti, la pace è assenza di diversità di opinioni , la pace è unità sui concetti essenziali , la pace è adesione alla verità , chi conosce la verità e vi aderisce ama la pace . Chi aderisce alla verità non cerca il conflitto . Il conflitto nasce quando c’è diversità tra le parti, ovvero non c’è giustizia tra le parti . E la mancanza di giustizia è mancanza di razionalità o concetto logici .. A diverso da B . Ora se parliamo di vita di esseri viventi e delle necessarie relazione e convivenza tra loro, dobbiamo sapere quali sono i concetti base della giustizia per avere la pace . La giustizia non si fa nemmeno con il dialogo con discussioni senza fondamento il più delle volte come va di moda di questi tempi , non si fa nemmeno facendo passi indietro e accettare delle umiliazioni al proprio orgoglio per fare spazio agli interessi e visioni degli altri . Non si fa nemmeno nel mettersi dalla parte dell’ altro come ci consigliava una leader dei focolarini …. La pace è adeguarsi alla verità e accettarla da parte di tutti , è la logica di una cosa …. Ma cos è la verità nel caso della giustizia tra le parti ? Non è altro se non dare ad ognuno la sua parte giusta , concedere a tutti una spazio di vita che non significa ugualitarismo e uguaglianza . L’ uguaglianza è solo quella di ogni essere vivente davanti alla legge morale,alla legge di Dio e nemmeno davanti alla legge degli uomini . Il papa il cardinale,il capo di Stato,l’ imbianchino, il ragioniere,l’ ingegnere, il bello, il brutto, il barista, il pagano, lo scismano,l’ arabo e l’ebreo, il sano e l’ammalato, il ricco e il povero , sono tutti uguali davanti alla giustizia di Dio e alla sua legge morale dopo il peccato di Adamo e, anzi, ognuno con minore o maggiore responsabilità sarà giudicato solo da Dio in maniera definitiva . La pace non è dialogo quando questo vuole evitare la verità e la giustizia le quali non sono doti umane ma ci vengono solo e soltanto dall’ alto , da Dio che è la verità, il bene assoluto, l’ amore assoluto e la giustizia assoluta . Dio si indentifica con ognuno dei suoi attributi . Lui fa sconti a tutti, tranne sulla sua legge . Li non ammette sconti perché lui è in quella legge , in quelli attributi ; li chiede solo adeguazione alla sua legge , rinuncia alla propria visione ed orgoglio ; conversione alla sua giustizia . Nella nostra pace, preferiamo parlare di amore, di fraternità, di dialogo, di benessere per tutti, ma evitiamo con accuratezza tutto ciò che ci potrebbe portare alla giustizia dei dieci comandamenti e a iniziare dal primo che ci ordina di mettere Dio al di sopra di ogni altra cosa.

mercoledì 17 dicembre 2025

L’INCARNAZIONE, DOVE E QUANDO FU PRESA LA FATALE DECISIONE ? (della seria Nuova Teologia ) Beh, il posto preciso dove fu presa la decisione dell’ Incarnazione non lo sappiamo, certamente non quaggiù sulla Terra, ma non è tanto dove fu presa tale decisone che a noi potrebbe interessare, quanto stabilire il tempo o il momento in cui fu presa questa grave decisone . Perché, diciamo, grave decisione? Perché dopo l’Incarnazione ci sarebbe stata la croce ! Dunque, pare che alcune galassie siano distanti migliaia di anni luce dalla Terra ed è probabile che milioni di stelle non esistano più ora ma la loro luce continuerà ad arrivarci per altri milioni di anni fino a noi, dunque è molto difficile stabilire da che parte dell’ universo ci sia stata quest’ assemblea della SS. Trinità per stabilire quale fosse stato il pianeta altare del sacrificio . Però capire il perché; le motivazioni addotte a questa decisone ci potrebbero molto interessare perché ci riguardano da vicino . Io direi subito che la cosa scaturì nella mente di Dio quando decise la creazione degli esseri viventi,autonomi e liberi prima del tempo e della materia . E quindi i primi esseri autonomi e autocoscienti, indipendenti, da Dio creati, furono proprio gli angeli . Dio in pratica si diede una missione da compiere con la creazione dell’ universo e il suo governo, ma a quanto pare non tutti la pensavano come Lui tra i primi esseri appena creati da Lui . Alcuni dissentirono e lo fecero addirittura apertamente reclamando uno spazio autonomo nell’ Infinito spazio dell’ universo . Non seppero assentire a quello che Dio faceva e voleva con un progetto ben preciso dove era richiesta anche la loro collaborazione e servizio. I più eccelsi fra loro reclamavano uno spazio tutto per loro, magari una galassia tra le miriadi di galassie ….. Dio alla fine, vedendo la loro cocciutaggine, acconsenti alla loro richiesta perché li aveva creati Lui e li amava come amava anche tutti gli altri esseri autonomi e liberi da Lui creati . Gli concesse un grande spazio, tra tutti i suoi spazzi nella creazione, però in quel loro spazio dovevano vigere le loro leggi ; dovevano regnare con le loro leggi e non quelle di Dio Creatore e Giusto . Quello spazio ora noi lo chiamiamo inferno e in esso, nella loro vita quotidiana c’è la giustizia dei loro capi e dei loro tiranni che si basarono sulla menzogna per avere un loro spazio di azione e di libertà pur avendo conosciuto il piano Dio .

martedì 16 dicembre 2025

L’EMOZIONE AL POSTO DEL DOGMA, L’AGGIORNAMENTO AL POSTO DELLA TRADIZIONE. IL MODERNISMO COLPISCE COSÌ. E PORTA ALL’AUTODISTRUZIONE - di Radical Fidelity “L’amore di Dio è esigente, ed è per questo che le persone non vogliono il vero amore di Dio. Vogliono il sostituto umano, il cioccolato fondente. Nuotiamo tutti nel cioccolato, finché cadremo all’Inferno”. Vescovo Richard Williamson Sono cresciuto nel mondo del protestantesimo pentecostale e per anni sono rimasto cieco di fronte all’evidenza: tutto – letteralmente tutto – era costruito sulle emozioni. L’intero edificio religioso non poggiava sulla dottrina, non sulla verità, non sull’intelletto mosso dalla grazia, ma sulle instabili sabbie mobili dei sentimenti. Se “sentivi” qualcosa, allora “lo Spirito si muoveva”. Se non lo sentivi, allora lo Spirito non doveva essersi manifestato. La religione era ridotta a vibrazioni interiori e sbalzi d’umore. La musica era il motore che guidava questa esperienza. Qualche canzone veloce, con un sottofondo di batteria, scatenava la congregazione in quella che poteva essere descritta solo come una semi-frenesia: questa era la “lode”. Poi arrivava l’inevitabile brano lento, sussurrato e sentimentale, pensato per attivare i dotti lacrimali e ammorbidire le difese: questa era l’”adorazione”. Solo dopo che la temperatura emotiva si era adeguatamente elevata, il predicatore saliva sul palco. Il suo compito? Costruire un altro crescendo emotivo, manipolare lo stato psicologico della folla fino a raggiungere l’apice della pressione. E al momento giusto, una dolce musica di sottofondo ricominciava, creando l’atmosfera perfetta per la “chiamata all’altare”. E devo forse sottolineare che non c’era l’altare? Era una formula: prevedibile, meccanica e sorprendentemente efficace nel suscitare emozioni. Molti di questi pastori e i loro fedeli erano estremamente sinceri e non si rendevano nemmeno conto di essere coinvolti nel meccanismo. Ma la religione emotiva ha un difetto fatale: non appaga mai. I sentimenti svaniscono. Le emozioni crollano. L’”esperienza della vetta” dura solo fino al mattino dopo, a volte solo fino al termine del canto. E così la gente esige una nuova euforia ogni domenica. La squadra musicale deve innovare, il predicatore deve esagerare, la teatralità deve intensificarsi. Tutto deve aumentare d’intensità. Se l’impatto emotivo vacilla anche solo per una funzione, la gente se ne va borbottando: “Oggi lo Spirito non c’era”. Tutto ciò colma il vuoto lasciato dall’assenza di una vera dottrina. Il protestantesimo – essendosi separato dal dogma, dalla vita sacramentale, dall’autorità magisteriale stabilita da Cristo – non ha altra scelta che fare appello alle emozioni di chi “cerca”. Senza una verità oggettiva, tutto ciò che rimane è la ricerca di un sentimento. In questo modo, il protestantesimo diventa indistinguibile dalla cultura circostante: una caccia senza fine di stimoli sotto la dittatura del piacere. Questa malattia culturale non è casuale. Viviamo in un sistema mondo – la matrice dell’Anticristo – in cui le persone sono condizionate fin dalla nascita a credere che il piacere sia il bene supremo e che il disagio, il sacrificio, la disciplina o la sofferenza siano mali da evitare a tutti i costi. Quando questa mentalità infetta la religione, il risultato è catastrofico. L’emotività diventa non solo il sostituto della verità, ma il suo nemico. Questo credo edonistico è particolarmente diffuso tra i giovani, sebbene non sia affatto limitato a loro. La filosofia del “fai ciò che ti fa stare bene” è diventata il fondamento marcio della civiltà moderna. Alimenta il consumismo, demolisce la moralità oggettiva, avvelena l’istruzione, corrompe le relazioni e, cosa più tragica di tutte, si è infiltrata abbondantemente nella Chiesa cattolica. Fin dal 1962, quando gli architetti della Nuova Religione abbandonarono il dogma cattolico e la verità oggettiva in cambio di un umanesimo sentimentale e di un relativismo ottimista, la Chiesa si avviò su un cammino di autodistruzione. Sotto la bandiera del loro idolo modernista – il dio dell’esperienza, il dio dell’emozione, il dio dell’aggiornamento perpetuo – sostituirono la sostanza con la sensazione, la dottrina con l’ambiguità, il sacrificio con la celebrazione e la verità con… i sentimenti. Oggi stiamo assistendo alla fase finale della rivoluzione in quella che è conosciuta come la Chiesa sinodale: una religione democratizzata in cui tutti sono incoraggiati a “discernere” secondo ciò che “sembra giusto”, a “camminare insieme” in una nebbia emotiva collettiva e ad “ascoltare lo Spirito”, che in qualche modo parla sempre in perfetta armonia con lo spirito del tempo. Sto semplificando? Forse. Ma perché complicare ciò che è palesemente evidente? L’emotività è il nuovo “Cristo”, e la Chiesa sinodale modernista lo ha incoronato re. Il “cattolicesimo” emozionale, il modernismo e le sue radici protestanti Una delle deformazioni spirituali più tragiche della nostra epoca è senza dubbio la trasformazione della religione in un esercizio di sentimentalismo. Il cattolicesimo, per molti, oggi ha cessato di essere una questione di rivelazione divina a cui l’intelletto si sottomette, ed è invece diventato un passatempo terapeutico caratterizzato da stimolazione emotiva, interpretazione personale e “calore” interiore. Lo si vede ovunque: la sostituzione del Crocifisso con la faccina sorridente, la sostituzione dei martiri con il “leader del culto, il prete DJ che strimpella la chitarra, la fine del dogma in cambio del sentimento soggettivo. Eccoci in una pseudo-religione emozionale che strappa la Fede dal suo fondamento soprannaturale e la trascina verso le instabilità del sentimento umano. La Chiesa cattolica ha sempre insistito sul fatto che la fede è, prima di tutto, un atto dell’intelletto. San Tommaso d’Aquino esprime la posizione perenne della Chiesa con cristallina chiarezza quando scrive che “la fede risiede nell’intelletto” (“Summa theologiae”, II-II, q. 2, a. 9). Per Tommaso la fede è un atto intellettuale di assenso alla verità divina al comando della volontà, mossa dalla grazia di Dio. Non risiede affatto nelle emozioni, quei movimenti vacillanti e inaffidabili della natura umana decaduta che cambiano non solo di giorno in giorno, ma di ora in ora. Papa Leone XIII ha sintetizzato questa verità con ammirevole concisione quando ha scritto: “La fede non si basa sull’emozione, né su un cieco moto della volontà”. Le sue sole parole, se prese sul serio, sarebbero sufficienti a far crollare l’intero progetto modernista. La mentalità emotiva così diffusa oggi non è un difetto spirituale di poco conto; è la radice della confusione moderna. Modernisti, appassionati di spiritualità e revisionisti teologici promuovono l’idea che la religione debba essere “vissuta” emotivamente per essere reale. Se i sentimenti scompaiono, presumono che ci sia qualcosa che non va, e non in loro stessi, ma nella dottrina, nella liturgia o nella tradizione. Procedono a rimodellare la Fede per adattarla ai loro stati d’animo, come uno che rimodella la sua casa ogni mattina perché la luce del sole cade in modo diverso. Ma come avverte il grande dottore mistico san Giovanni della Croce, “non bisogna fidarsi dei sentimenti”. Essi, infatti, sono spesso spiritualmente pericolosi. Il diavolo può imitare le consolazioni per ingannare gli incauti. Santa Teresa d’Avila istruisce le anime a diffidare delle lacrime, della dolcezza e dell’impeto delle eccitazioni interiori, poiché la vera prova del progresso spirituale è la crescita della virtù, non la fluttuazione del sentimento. I santi capirono che la religione emotiva è una trappola, perché sposta il fondamento della fede dalla verità di Dio al proprio clima psicologico. Anche i modernisti lo sanno, ed è proprio per questo che cercano di costruire sulle emozioni la loro nuova religione contraffatta. San Pio X, il più grande diagnostico dell’eresia nella Chiesa in età moderna, spiega nella “Pascendi” che per il modernista “la fede non è altro che un sentimento che nasce dal bisogno del divino”. Questo è il credo modernista nella sua essenza: Dio esiste perché lo sento; la Chiesa è vera perché mi sento legato a essa; la dottrina è valida perché si adatta alla mia esperienza emotiva. E quando questi sentimenti svaniscono, il modernista si limita a rivedere la dottrina, riscrivere la Scrittura, reinventare la morale, e dichiara che la Chiesa deve “aggiornarsi” in base ai suoi mutevoli bisogni emotivi. Il dogma, per il modernista, diventa poesia simbolica, metafora del sentimento interiore, soggetto a cambiamento con l’evoluzione dei sentimenti stessi. Pio X lo denuncia con spietata chiarezza quando osserva che i modernisti considerano i dogmi meri “simboli del sentimento religioso” e quindi “mutevoli e relativi”. Questa mentalità spiega tutto della rivoluzione modernista nella liturgia, nella catechesi, nella morale e nel governo della Chiesa. Basti considerare la trasformazione della liturgia dopo la metà del XX secolo: il canto gregoriano, concepito per calmare ed elevare l’anima, fu sostituito da ritmi pop concepiti per eccitarla; il silenzio fu sostituito da chiacchiere e applausi; la riverenza dalla teatralità. La stimolazione emotiva divenne oggetto di culto, non più un sottoprodotto accidentale della vera devozione. Una Messa concepita per santificare fu sostituita da una funzione religiosa concepita per intrattenere, perché la religione emotiva richiede stimolazione emotiva, e nulla stimola più rapidamente della musica, del rumore e dello spettacolo. In questo modo, la liturgia divenne il cavallo di Troia dei modernisti. Non è un caso che il modernismo sia essenzialmente protestantesimo rivestito di vocabolario cattolico. Lo stesso san Pio X disse che il modernista “percorre la via del protestantesimo”, e la storia lo conferma. Il protestantesimo fu il primo grande esperimento di sostituzione dell’autorità oggettiva della Chiesa con l’autorità soggettiva del sentimento personale e dell’interpretazione privata. Il protestante dice: “Leggo la Bibbia e decido”. Il modernista dice: “Ho avuto un’esperienza religiosa e decido”. In entrambi i casi, l’arbitro finale della verità non è né la Scrittura né la Tradizione, ma il sentimento interiore dell’individuo. Pio XI condannò l’emozionalismo protestante in “Mortalium animos”, osservando che esso riduce la fede “a un cieco impulso emotivo”. I modernisti fanno esattamente la stessa cosa, sebbene con più note a piè di pagina e meno inni. I protestanti aprirono la strada trattando la dottrina come flessibile, soggetta a reinterpretazione secondo il proprio senso interiore di ciò che sembra spiritualmente appropriato. I modernisti si limitarono a prendere quel principio e ad applicarlo alla Chiesa, corrompendo così la teologia cattolica dall’interno. Ma che arrivi dall’esterno o dall’interno, l’errore è lo stesso: la verità diventa una funzione del sentimento e la volontà di Dio diventa indistinguibile dalla volontà dell’uomo. L’instabilità della religione emotiva non è meramente teorica; è osservabile. Una fede radicata nelle emozioni non può sopportare tentazioni, aridità, persecuzioni o persino la semplice noia. Quando la consolazione emotiva svanisce – come sempre accade – tale fede crolla. Ecco perché le confessioni protestanti si frammentano all’infinito, perché la teologia modernista cambia con le mode e perché i cattolici emotivisti passano da una moda spirituale all’altra. Al contrario, il Concilio di Trento insegna che la fede è l’accettazione della rivelazione divina “non perché appaia vera o sembri vera, ma perché Dio l’ha rivelata”. Questo tipo di fede è incrollabile. La fede emotiva non è affatto fede; è uno stato d’animo mascherato da un vocabolario religioso. Contro tutto questo si erge l’immutabile tradizione cattolica. La Chiesa ha sempre insegnato – con chiarezza, coerenza, incrollabilità – che la verità non dipende da come la si percepisce. San Francesco di Sales distrugge l’approccio sentimentale con precisione chirurgica quando scrive che la vera devozione “non consiste in sensazioni di fremito”, e Pio XII riecheggia lo stesso principio quando nella “Humani generis” insegna che la vita cristiana “non è guidata da impulsi emotivi, ma dalla dottrina di Cristo”. Essere cattolici significa credere perché Dio ha parlato, non perché i propri sentimenti siano stati temporaneamente elevati. I cattolici sentimentali cercano il calore. I cattolici tradizionali cercano la verità. Solo una di queste vie conduce alla salvezza. Il vescovo Richard Williamson sull’emozionalismo nel cattolicesimo moderno Pochi ecclesiastici contemporanei hanno parlato con tanta durezza e insistenza circa il pericolo dell’emotività nella religione come il defunto vescovo Richard Williamson (1940 – 2025). In conferenze e sermoni nel corso degli anni, questo gigante della fede è tornato più volte su quello che egli definisce l’errore centrale della coscienza cattolica moderna: la sostituzione di Dio con i sentimenti, della rivelazione con il sentimento, della fede con l’esperienza interiore. In due delle sue conferenze che ho consultato per questo saggio – schiette, vivide e spietate – egli descrive il modernismo nientemeno che come la divinizzazione delle fluttuazioni del cuore umano. Il modernista, sostiene, non afferma che Dio parla all’uomo; piuttosto, afferma che l’uomo genera Dio dal profondo di sé. Come spiega: “Dio, i miracoli e le rivelazioni non esistono al di fuori di me né provengono da fuori di me… Devono venire da dentro. È logico. Partendo da premesse folli, si arriva a conclusioni folli.” Questo è il principio dell’immanenza vitale: la convinzione che la religione non abbia origine dall’autorivelazione di Dio, ma dalla vita immediata del soggetto umano. Poiché la religione esiste, il modernista conclude che debba scaturire dal cuore umano. I sentimenti diventano quindi non solo parte della vita religiosa, ma la sua fonte e la sua regola. “La religione” – dice Williamson in tono beffardo – nasce dai bisogni dell’uomo. Oh, quanto sono belli i sentimenti del cuore! Sentimenti! Il cattolicesimo è fatto di piccoli sentimenti”. Il contrasto che egli delinea rispetto al vero cattolicesimo non potrebbe essere più netto. Williamson sottolinea in particolare il mistero della Croce, dove le emozioni umane di Cristo furono spinte oltre ogni consolazione naturale: “Quali erano i sentimenti di Nostro Signore sulla Croce? Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Pensava davvero che il Padre lo avesse abbandonato? Se l’avesse fatto, sarebbe sceso dalla Croce. No, è rimasto, perché non si tratta di sentimenti”. Cristo ha redento il mondo con la fedeltà, non con il sentimento; con l’obbedienza, non con la tranquillità emotiva. Se la Croce insegna qualcosa, insiste Williamson, è che i sentimenti non possono governare la religione. Da questo errore fondamentale – il trasferimento di Dio dal cielo alle profondità della soggettività umana – scaturisce una grottesca inversione dell’intero ordine soprannaturale. Williamson lo illustra con una sorprendente, volutamente scioccante caricatura della “rivelazione” modernista, in cui il credente si confronta con il Cristo storico, si sente interiormente commosso e poi proietta all’esterno il proprio bisogno emotivo. Ecco la sua indimenticabile descrizione: “Le mie viscere vibrano… Vomito Dio. Vomito l’oggetto della mia fede… Il mio Dio è ora davanti a me, e credo nel Dio che ho appena vomitato”. Questa descrizione ha lo scopo non semplicemente di scandalizzare, ma di svelare la logica intrinseca del modernismo: l’uomo percepisce qualcosa di inspiegabile, lo chiama “Dio” e poi adora ciò che lui stesso ha prodotto. La rivelazione diventa un evento psicologico. La fede diventa proiezione emotiva. La verità soprannaturale diventa un processo circolare che inizia e finisce nell’io. “È orribile, ma questo è il modernismo”. Una volta che la religione è ridotta a sentimento, la dottrina non può più essere stabile. Il dogma diventa, nelle parole di Williamson, “un mero simbolo inadeguato” del sentimento interiore, qualcosa che deve evolversi ogni volta che lo fanno le emozioni. Il modernista giudica la dottrina in base alla sua risonanza con il suo stato interiore: “I miei sentimenti sono la misura del dogma, non il dogma la misura dei miei sentimenti”. Pertanto, poiché i sentimenti cambiano costantemente, i dogmi devono evolversi costantemente. Questo, sostiene Williamson, è il motivo per cui la liturgia moderna sprofonda così spesso nella teatralità. Non è che i nuovi riti siano concepiti per onorare Dio, ma per stimolare le emozioni dei presenti. Con un misto di umorismo e tristezza, il vescovo racconta un esempio particolarmente assurdo proveniente dagli Stati Uniti: “Nella domenica delle palme il parroco sale su una moto e percorre la navata, a imitazione di Nostro Signore che entra a Gerusalemme su un asino. E la gente esclama: adesso sì che sentiamo la domenica delle palme! L’anno prossimo arriverà dondolandosi su un trapezio. Ma questa è follia”. Il problema non è semplicemente il cattivo gusto, ma la teologia invertita: se i sentimenti sono al centro della vita religiosa, allora il culto diventa intrattenimento e il santuario diventa un palcoscenico. Per Williamson, le conseguenze vanno ben oltre i semplici espedienti liturgici. L’emotività, avverte, porta in ultima analisi all’abolizione del soprannaturale. Se la verità religiosa non è altro che la vita emotiva del credente, allora la grazia si riduce a psicologia; i sacramenti diventano gesti simbolici di autoespressione; la Scrittura diventa un tesoro di storie che “nutrono il mio istinto religioso”; e la Chiesa diventa un’assemblea democratica di persone con sensazioni spirituali simili. In un tale sistema, nulla dall’alto vincola l’uomo; al contrario, l’uomo si lega all’idolo che ha creato. “Tutto il soprannaturale emana dalla natura… Non c’è nulla di veramente soprannaturale nella religione cattolica… È tutto solo un mio prodotto, il prodotto del mio interno.” Questa, per il vescovo Williamson, è la massima bestemmia dell’emozionalismo moderno: nega l’oggettività di Dio, la realtà della grazia, l’autorità della dottrina e la trascendenza della rivelazione. Sostituisce il Dio vivente con l’instabilità del sentimento umano. La vera fede cattolica, al contrario, si fonda su realtà che provengono dall’esterno della persona umana: realtà rivelate da Dio, sostenute dalla ragione, trasmesse dalla tradizione e santificate dalla grazia. I sentimenti possono accompagnare queste realtà, ma non possono sostituirle. Come riassume Williamson con la sua caratteristica schiettezza: “La realtà non si basa sui sentimenti”. In un’epoca in cui il cristianesimo viene sempre più reinterpretato come affermazione terapeutica, scoperta emotiva di sé o elevazione psicologica, la chiamata del compianto e bravo vescovo Williamson era ed è contro-culturale e profondamente tradizionale. La fede, insisteva, non è un’eco del cuore umano, ma una sottomissione alla mente divina. E se i cattolici non recuperano questa convinzione, continueranno a scivolare in una religione confortante, espressiva e devotamente sentimentale, ma non più cristiana. Se la Chiesa vuole riprendersi dall’infiltrazione modernista di una pseudo-religione sentimentale, i cattolici devono adottare misure concrete. La prima è reimparare la fede: una vera catechesi, fondata sulla dottrina e non sull’elevazione psicologica. La seconda è tornare alla liturgia che forma i cattolici alla riverenza e all’oggettività piuttosto che all’emotività. La terza è rifiutare il linguaggio modernista che tratta il dogma come qualcosa da reinterpretare secondo l’”esperienza”. La quarta misura è praticare l’ascetismo, la cura più sicura contro l’illusione che i sentimenti siano affidabili. Infine i cattolici devono immergersi nell’insegnamento magisteriale preconciliare. Ogni anima deve scegliere. Cristo o l’emotività. Dottrina o sentimentalismo. La Croce o la consolazione. La Chiesa o il tempo. La religione sentimentale del modernismo non produce santi. Produce consumatori spirituali che inseguono le vette emotive e crollano al primo segno di sacrificio. Cristo non ha detto: “I miei sentimenti non passeranno”, ma “Le mie parole non passeranno”. I cattolici che basano la loro fede su queste parole – sulla verità, non sulle emozioni – rimarranno saldi quando arriveranno le tempeste. E le tempeste sono arrivate. “Guai ai sentimentali! Mentre i polli della malvagità senza precedenti tornano a casa per appollaiarsi in questa fine del nostro secolo maledetto, gli autoconsolatori dovranno intensificare la loro cecità volontaria per tenere il passo, finché solo un miracolo potrà aprire i loro occhi, e i miracoli non saranno dovuti a nessuno di noi”. ____________________________________ Le due sessioni della conferenza dottrinale sulla “Pascendi” a cui faccio riferimento si sono svolte a Cork, in Irlanda, nel 2019. Articolate in sette sessioni, possono essere consultate qui. Uno scrigno di verità. Lo consiglio vivamente.

domenica 14 dicembre 2025

LA DIGNITA’ DELL’ ANIMA UMANA O DELLO SPIRITO (della serie Nuova Teologia ) Innanzitutto dobbiamo partire dalla considerazione che Dio ha creato tutto ciò che è visibile e invisibile nell’ universo, ex nihilo, infondendo un’ immagine della sua intelligenza in tutta la materia e in ogni atomo ed energia che lo pervade e, solo ciò che non ha creato e non esiste di visibile e invisibile, sfugge al suo potere . Infatti ci sono cose che Dio non ha creato e queste sole sono senza immagine della sua intelligenza e sfuggono al suo potere perché semplicemente non ha voluto che esistono . Non esistere è la cosa peggiore che ci possa essere perché non si può raccontare . Quelle cose invece che ha creato sono o visibili ai nostri sensi o invisibili e queste ultime superano di una gran lunga quelle visibili e percettibili dai nostri miseri sensi . Ad esempio noi in questo momento siamo attraversati da milioni di onde elettromagnetiche alla velocità della luce dove ognuna porta un messaggio a noi sconosciuto che noi non avvertiamo ma Dio le conosce bene, come conosce miriadi di puri spiriti coscienti di esistere e intelligenti che non hanno nulla a che fare con la materia e le onde elettromagnetiche che spaziano in tutto l’ intero universo, perché li ha creati Lui .. Quindi esiste un mondo immensamente più grande e infinito del nostro che ora noi non vediamo e conosciamo, un mondo sia materiale e sia spirituale indistruttibile dove non esiste la precarietà della materia e dove prevalgono altre leggi fisiche e aereodinamiche e non c’è la libertà di separarsi dal Creatore di tutto come in questa materia precaria in cui siamo nati . Dio creando le anime umane, ha creato sostanze autonome intelligenti, immateriali, capaci di conoscere ciò che esiste e avvertirsi come esistenti , potenzialmente libere di scegliere, queste ha unito alla materia . Esse sono condizionate dall’ intelligenza che ha infuso alla materia quando li ha collegati insieme per formare esseri umani . L’anima umana di per se può essere autonoma, anzi è autonoma e indipendente dalla materia come nell’ istante della creazione da Dio, prima di essere unita alla materia a determinate condizioni . Dopo la creazione di ogni anima umana, essa diventa indistruttibile ed eterna ed ha molte potenzialità per conoscere il mondo che la circonda perché Dio gli ha dato strumenti materiali per conoscere e far arrivare il messaggio alla sala di regia che è nel loro interno , cioè alla loro coscienza e intelligenza, quando questi sono sufficientemente sviluppati ed efficienti. E sono la scelta davanti a Dio di questi messaggi che determinano la loro dignità davanti Lui . La dignità dell’ anima non dipende però assolutamente dalla maturità ed efficienza di questi mezzi per comunicare, i suoi sensi, che gli fanno arrivare il mondo esterno e comunicare con esso . Ella ha una dignità ontologica data dalla sua creazione in cui è autosufficiente e libera ma che rimane eterna e indistruttibile anche se ora è strutturata nella materia limitata e precaria . Con i nostri mezzi riusciamo a capire qualcosa della sua logica e fisica precaria catalogando la materia per servircene e dominarla . La materia e conoscenza umana possiamo dire che è quella che sa dominare la materia precaria, ma come è strutturata la sostanza invisibile della nostra anima o spirito, quali leggi la governano e sono certi, fanno parte di una conoscenza che non è innata alle anime ma viene comunicata e non sappiamo nulla di nulla e solo Dio creatore può rivelarcelo .. Come siamo nati all’ eternità da Dio non lo sappiamo ma sappiamo solo che siamo simili a Lui e non uguali . E chi potrebbe farci capire qualcosa se non Dio stesso che ci ha creati? ! La sostanza con cui è creata ogni anima autonoma parla un altro linguaggio, estraneo alla conoscenza della sola materia e questo linguaggio si serve degli stessi segni della scienza umana per la conoscenza del mondo visibile . L’anima è una presenza nella materia però capace di distinguere paragonando le cose materiali e spirituali che la circondano ma è anche capace di misurare una cosa e arrivare a dire se è bene o male per se stessa , anzi diventa sempre più cosciente e libera di scegliere sviluppando i suoi sensi materiali ,quelli che gli portano messaggi esterni eterni .…..e tra questi messaggi dopo il peccato, dopo la separazione da Dio ci sono messaggi buoni e messaggi nemici della sua sostanza spirituale creata . Dio ha stabilito un mondo della precarietà legate alla materia in cui le anime libere, autocoscienti e autonome potessero conoscere la Verità e Il Bene che è Dio stesso. La prima verità e giustizia degli esseri liberi, autonomi e autosufficienti è conoscere questo : Dio ha creato tutto e anche loro stessi .E le anime che aderiscono a questo messaggio di verità assoluta conosceranno il Bene assoluto e non vivranno più nella precarietà della loro libertà di scelta perché saranno unite al Bene assoluto . Dio si farà conoscere quando vedrà nell anima l’ atto di sottomissione alla fede in Lui . All’ inizio Dio aveva creato un’ anima buona simile a se, libera e capace di scegliere, capace di distinguere le cose ma quest’ anima non conosceva ancora il male . Non sapeva distinguere il bene dal male e gli era stato solo ordinato di rispettare un ordine datogli da Dio . L’ uomo viveva in uno stato in cui tutto era buono e in armonia e lui si sentiva Signore di tutto, anzi in comunione con tutto e con una pace interiore perché conosceva solo di essere stato creato da Dio che però gli aveva ordinato di non conoscere il male e gli aveva dato un ordine di non separarsi da Lui . L’ uomo viveva come un bambino felice in un giardino di giochi senza conoscere come era stato creato e tutta la storia del creato né la storia e il peccato degli angeli puri spiriti, esseri liberi creati come lui . . Disobbedendo all’ ordine di Dio l’ uomo è entrato in una storia precaria a lui ancora più sconosciuta e ostile che, senza il pentimento e l’ aiuto di Dio e il suo perdono, egli resterà sempre legato a scelte false e instabili nemiche del bene del suo stesso mondo e di Dio . Disobbedendo il bambino ha conosciuto il male . Il Bene con il bene si può unire, ma il contrario del Bene non può unirsi al bene . Le anime generalmente attraverso i sensi comunicano tra loro e sono sensibili ai messaggi che riconoscono la verità del Bene, la verità che li ha creati e sono grati ad essa . Le anime che capiscono la loro esistenza e libertà limitata ai sensi ,alla fine capiscono che la verità che circonda la loro esistenza creata non è dentro di loro ma sono stati creati da Dio e da Lui dipendono con la fede . Sanno che solo Dio è dentro di loro e conosce le loro scelte . Ora tutta questa storia e narrativa per spiegare e dedurre questi fatti alle anime che, essendo create, non sono ancora in grado di conoscere neanche la loro storia, né di come sono fatte e di ciò che esiste intorno a loro, Dio ce lo descrive e fa capire solo attraverso le Scritture Sacre considerando esse la Tradizione, anzi la memoria di ciò che esiste . In rari casi alcuni esseri umani dotati di grande intelligenza e riflessione interiore riescono a capire l’ intelligenza del creato e ha stabilirne un Creatore di tutto senza conoscere la storia delle loro origini ,anzi l’ origine della storia umana e ben pochi ci arrivano con la loro intelligenza e sapienza in modo esatto . Tutte le anime conoscono la verità del creato, la loro creazione ed esistenza solo attraverso le Scritture Sacre in maniera idonea per tutti , oppure riflettendo in se stessi considerando l’ intelligenza di ciò che li circonda ……. . Dio infatti ha tanti modi e può comunicare immediatamente con qualsiasi spirito da lui creato, anche se questi non ha mezzi idonei per comunicare col mondo esterno ,ma generalmente Dio si attiene alla leggi relative che lui stesso ha creato e alle conoscenze che lui ha stabilito che fossero . Il nome del rapporto che Dio ha con ogni essere da lui creato lo conosce solo Dio e quell’ anima . Un essere umano è sempre degno di bene , possedendo un’ anima indistruttibile davanti a Dio, ed è sempre nella sua benevolenza e considerazione se unito a Lui nella fede . L’essere umano dopo la disobbedienza con le sue facoltà è stato messo in grado di distinguere per se stesso il bene delle cose materiali, dal bene delle cose non visibili anche se tutte e due non le ha create lui . Dio che ha creato tutto è il Bene perché ha creato bene tutto e ce lo dice sia attraverso la nostra anima simile a Lui e sia attraverso le Scritture .Ma ci potrebbe essere chi legge male il messaggio della Sacra Scrittura sola interprete della storia e volontà divina nel creato . Anzi poi Dio poi ha stabilito chi dovesse intrepretarla con sicurezza e autorità alle anime dopo il peccato . In essa ci dice chi siamo noi, chi è lui con esattezza e tutta la verità della creazione in una maniera ottimale alla nostra comprensione . Se un uomo non è capace di conoscere in se stesso chi lo ha creato; non è capace di capire la verità del creato, si crea un'altra storia ,si crea un'altra fede che lo allontana da Dio . Il messaggio vero ce lo dà solo Dio con le Sacre Scritture perché l’ uomo non conosce la verità fin dalle origini . Egli ci racconta tutta la verità e ciò che è bene e male per noi che viviamo ancora nella precarietà del peccato e della fede . E dalle Sacre Scritture ci avverte che se non ricorriamo ai rimedi e andiamo dietro ad altre storie costruite da noi , perderemo la comunione con lui e vivremo sempre nella precarietà e instabilità odierna e futura quando entreremo in quel mondo dove la materia non sarà più una barriera ai nostri sensi .

giovedì 11 dicembre 2025

CAPITALISMO O SOCIALISMO ? Analizziamo, innanzitutto, queste due tendenze sociali alla luce delle Scritture e partiamo dalla costatazione che sia il capitalismo e sia il socialismo hanno ignorato e ignorano del tutto il Piano divino per la Terra e la creazione di Adamo ed Eva, nostri progenitori sul pianeta Terra , ovvero hanno ignorato del tutto la giustizia divina. Non parliamo poi della Rivelazione cristiana dove tutto è stato creato dal Verbo e per mezzo del Verbo . Anche filosofi, sedicenti credenti, nonché antropologi e sociologi o, peggio , psicologi, spesso di razza occidentale si sono assunti il diritto di raccontarci le loro impressioni e introspezioni sulla vita umana e la conoscenza, a volte frutto dei loro sensi frustrati, per poi far scaturire nei casi più fortunati, qualche idea di modello umano da rispettare o di una possibile convivenza sociale politica con una base generica di convivenza dove , penso, fosse implicito, mirassero a una maggiore giustizia sociale in un popolo ,in una nazione o tra nazioni della Terra .Ognuna di essa partendo, da quel che scrivono i libri scolastici, aveva implicito un modello di vita sotteso, anche se non lo esplicitavano apertamente, lo si deduceva spesso nella vita dei loro eroi e dai più fanatici di una fazione . Solo considerando il piano sociale, il sistema di convivenza verso cui si orientava la stirpe di Abramo raccontato dalle Scritture , ci accorgiamo che essa rivela un senso di giustizia che altre società e clan ignoravano del tutto . Questa giustizia nel caso di Abramo partiva dal fatto che lui credeva in un essere Onnipotente e Santo ,Creatore di tutte le cose della Terra e del Cielo e che lui stesso era una semplice pedina in questo immenso Piano della Creazione divina dell’ universo . La risposta di Abramo a questa giustizia la rivelava sia nell’obbedienza immensa nei confronti di Dio e sia nella sua vita privata e sociale ,cioè nella gestione dei beni e delle persone ; tanti schiavi e le loro famiglie a lui affidati . La fede di Abramo nei confronti di Dio era somma giustizia , un riconoscimento che lui era una pulce creata e benedetta da Dio in questo immenso universo in cui lui doveva solo obbedire a quanto Dio aveva stabilito per lui . Attaverso di lui doveva passare la storia dei popoli e lui non lo sapeva . Anche se non poteva vedere le generazioni future che avrebbero abitato la Terra, lui doveva solo credere a quello che Dio stava facendo, dove lui era solo un tassello di questa grande costruzione misteriosa di Dio . Questa fede in Dio gli fu computata come giustizia . Ora per avere un filo del discorso e non perderci in considerazioni particolari interrogheremo l ‘intelligenza artificiale per avere una idea sintesi di cosa possa essere il sistema capitalista e socialista . E meta subito ci dice , riporto tutto, che : Il capitalismo è un sistema economico in cui i mezzi di produzione sono di proprietà privata e l'obiettivo principale è la creazione di profitto attraverso la produzione e lo scambio di beni e servizi. In un sistema capitalistico, le imprese e gli individui sono liberi di competere tra loro per offrire prodotti e servizi ai consumatori, e il prezzo dei beni e servizi è determinato dal mercato. Le caratteristiche principali del capitalismo sono: - Proprietà privata: i mezzi di produzione sono di proprietà di individui o imprese private - Libertà di impresa: gli individui e le imprese sono liberi di avviare e gestire attività economiche - Concorrenza: le imprese competono tra loro per offrire prodotti e servizi ai consumatori - Profitto: l'obiettivo principale delle imprese è la creazione di profitto - Mercato: il prezzo dei beni e servizi è determinato dal mercato, cioè dalla domanda e dall'offerta Il capitalismo è spesso associato a valori come la libertà economica, l'innovazione e la crescita economica, ma può anche essere criticato per la disuguaglianza economica e l'exploitation dei lavoratori. Ci sono diversi tipi di capitalismo, tra cui: - Capitalismo liberale: enfatizza la libertà economica e la non interferenza dello Stato - Capitalismo sociale: combina elementi di capitalismo e di welfare state - Capitalismo di Stato: lo Stato ha un ruolo importante nell'economia Spero che questo ti abbia aiutato a capire meglio il concetto di capitalismo! E a proposito di socialismo meta ci suggerisce subito : Il socialismo è un sistema economico e politico che si basa sull'idea di proprietà collettiva o statale dei mezzi di produzione, con l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze economiche e sociali. In un sistema socialista, lo Stato o la collettività controllano i principali settori dell'economia, come l'industria, le risorse naturali e i servizi pubblici. Le caratteristiche principali del socialismo sono: - Proprietà collettiva: i mezzi di produzione sono di proprietà della collettività o dello Stato - Pianificazione economica: l'economia è pianificata e coordinata dallo Stato o da organismi collettivi - Ridistribuzione del reddito: il reddito è ridistribuito per ridurre le disuguaglianze economiche - Servizi pubblici: i servizi pubblici, come l'istruzione e la sanità, sono garantiti a tutti i cittadini Il socialismo può essere implementato in diversi modi, ad esempio: - Socialismo democratico: combina elementi di democrazia e socialismo - Comunismo: un sistema in cui lo Stato è proprietario di tutti i mezzi di produzione - Socialismo di mercato: combina elementi di socialismo e di mercato I principi del socialismo includono: - Eguaglianza: ridurre le disuguaglianze economiche e sociali - Solidarietà: garantire la protezione e il sostegno ai più deboli - Democrazia: garantire la partecipazione dei cittadini alle decisioni economiche e politiche Il socialismo è spesso associato a valori come la giustizia sociale, l'uguaglianza e la solidarietà, ma può anche essere criticato per la limitazione della libertà economica e l'inefficienza economica. Spero che questo ti abbia aiutato a capire meglio il concetto di socialismo! Ora, analizzando dal punto di vista etico e dalla nostra prospettiva questi due modelli che generalmente costituiscono la vita sociale di quasi tutti i popoli della terra, possiamo dire che tutte e due ignorano il piano di Dio Creatore e in tutti e due la giustizia sociale come intesa nella visione del piano di Dio per la Terra è calpestata anche se ne sono influenzati . Anche se,dobbiamo dire, il socialismo ci parla di una certa giustizia e uguaglianza che sarebbe meglio attuata dove lo Stato fosse il padrone indiscusso della vita sociale e dei beni del popolo o dei beni esagerati dei privati ed esercita un controllo . Una cosa che parrebbe buona ma ancora non ci siamo con una visione in cui la giustizia domina sia la vita del singolo e sia la vita dello stato o di enti che operano per conto della vita pubblica .Ora se consideriamo il piano di Dio sulla Terra, leggendo le Scritture, ci accorgiamo che per quanto riguarda i molti sistemi di vita ed economici , a Dio interessa una sola cosa nella vita degli uomini : che ci sia giustizia e questa giustizia non si trova nella mente dell’ uomo o degli uomini ma scaturisce dall Alto . La giustizia è una cosa che riguarda i rapporti tra uomo e uomo e tra esseri umani dove ognuno parte come isola ,cioè un individuo che ha bisogno di comunicare per capire che intorno a se e fuori di se c’è tutto un mondo da leggere e scoprire , in cui lui diventa capace di scegliere perché è un essere sostanzialmente libero e questa libertà non gli deve far dimenticare che non si è creato da solo, ma che fa parte di una umanità e di uno stato delle cose che non ha creato lui .Nel caso dell’ uomo deve accettare la condizione umana, cioè una condizione limitata da tenere presente nella sua libertà interiore ed esteriore ….. Infatti nella Rivelazione, nelle Scritture a Dio non interessa tanto se il singolo debba essere proprietario oppure no delle sue sostanze . Se sia un libero o uno schiavo, donna o uomo, piccolo o grande, ricco o povero . Non è che non si pronuncia su queste cose , ma non è questo il centro del problema uomo . A Dio interessa che nelle relazioni umane ci sia la sua giustizia dopo il peccato di Adamo , perché su quella saranno giudicati gli uomini nei loro atti e ne va di mezzo la loro eternità futura per cui la cosa dovrebbe essere presa da costoro abbastanza seriamente ci avverte la Chiesa . Questa giustizia riguarda sia ogni singolo uomo nei confronti Dio e sia le relazioni sociali . La storia del peccato dell’ uomo ci mostra cosa succede quando l’ uomo o i popoli agiscono senza giustizia e senza tenere presente l’ ordine divino stabilito per gli uomini . Si può ignorare Dio e la sua giustizia e proiettare i bisogni e sentimenti dell’ uomo in un idolo o in una persona che li rappresenti meglio. Un dio che valorizza i muscoli e la grandezza o un essere umano che valorizzi la legge del più forte o la coscienza che fa diventare scienza del mondo , ignorando completamente l’ oggettività della giustizia divina, cioè la volontà di Dio creatore per l ‘uomo . Ed è quello che sta accadendo con questa attuale gerarchia occidentale ecclesiastica e con questa società disorientata in mano a un gruppo di guerrafondai facoltosi capaci di comprarsi tutto .

IL PECCATO ORIGINALE Il peccato originale, secondo la tradizione cristiana basata sulla Genesi, è la disobbedienza di Adamo ed Eva che, ...