venerdì 26 dicembre 2025

Ritrovamento della santa Croce La Croce «E' piaciuto a Dio riconciliare tutte le cose per mezzo di Gesù Cristo, e in Lui, rappacificando per mezzo del Sangue della sua Croce, ciò che è, sia sulla terra, sia nel cielo». Chi di noi potrebbe gettare lo sguardo sulla croce santa e sacra, sulla quale Gesù Cristo ha perduto la vita, senza essere penetrato dalla più viva riconoscenza? Che cosa grande! fratelli miei: Gesù Cristo, uguale a suo Padre, muore per salvarci! O croce santa! O croce preziosa! Senza di te, giammai il cielo, senza di te giammai Dio! Senza di te, per sempre a piangere nell'inferno! Senza di te, giammai felicità nell'altra vita! Sì, è questa croce che ha fatto discendere dal cielo il Figlio di Dio, per il desiderio che aveva di morire sopra di essa, e riscattare così il mondo intero. Com'è vero che la vista di questa croce richiama alla mente tanti beni, per un cristiano che non abbia perduto la fede! Ahimè! cos'eravamo noi prima che questa croce fosse intinta col Sangue adorabile del Figlio di Dio? Eravamo banditi dal cielo, separati per sempre dal nostro Dio, condannati a passare la nostra eternità nelle fiamme, a piangere e a soffrire per giorni senza fine! Rechiamoci spesso ai piedi di questa croce, e vedremo in essa la chiave che ci ha aperto la porta del cielo, e ha chiuso quella dell'inferno. O mio Dio! se tanti beni ci sono stati donati per mezzo di essa, quale rispetto e quale stima non dobbiamo averne? Per acrescere in voi questo rispetto, vi mostrerò: 1°- i benefici che riceviamo dalla croce; 2°- la stima che dobbiamo averne. Prima che la croce fosse santificata con la morte di un Dio fatto uomo, i demoni erano sulla terra, e, simili a leoni, divoravano tutto ciò che gli si presentava davanti (1Pietro 3,8!). Questo spirito di tenebre lo confessò un giorno a sant'Antonio (eremita), dicendogli che, dopo la venuta del Messia, egli era stato incatenato, e non poteva nuocere se non a coloro che lo volessero (come un cane legato a una catena, che può mordere soltanto chi entra nel suo raggio di azione; n.d.a.). Sant'Antonio, in tutte le sue tentazioni, così frequenti e così violente, non aveva altre armi che il segno salutare della croce. In tal modo fu sempre vittorioso sui suoi nemici. Santa Teresa, con un solo segno di croce, mise in fuga il demonio, che le era apparso un giorno sotto la forma di una montagna sventrata, e pronta ad inghiottirla. Non entrerò in ampi dettagli sui beni che riceviamo dalla croce. E' la croce che ci ha guadagnato un'eternità di felicità; è essa che ha cambiato la collera del Signore in un amore infinito; è essa che ha strappato le folgori dalla mano del Padre eterno, per riempirla di ogni sorta di beni e di benedizioni. E' ancora la croce che ci procura i nostri buoni pensieri, i nostri buoni desideri, i rimorsi di coscienza, il dolore dei nostri peccati passati. Ah! ma non è ancora abbastanza!... E' per questa croce che siamo divenuti figli e amici di Dio, fratelli e sorelle di Gesù Cristo, eredi della sua felicità eterna; è ancora su di essa che è sbocciata questa bella religione che ci dona, con le sue consolazioni, la speranza di un avvenire felice. Da questa croce, i sacramenti ricavano tutta la loro efficacia. O bella e santa croce, quanti beni ci hai meritati! Sei tu che fai in modo che il Sangue adorabile di Gesù Cristo zampilli ogni giorno sui nostri altari, per placare la collera di Dio!... E' sulla croce, che è stata seminata questa manna celeste, cioè l'adorabile sacramento dell'Eucaristia, che sarà, fino alla fine dei secoli, il nutrimento delle nostre anime. E' questa croce che ha prodotto questi acini misteriosi, il cui succo abbevera la nostra anima, durante il suo esilio. Il peccatore vi trova la conversione e il giusto la perseveranza. O bella e preziosa croce! come sarà forte e terribile contro le potenze dell'inferno, colui che verrà spesso ai tuoi piedi! In più, affermo che la vista della croce costituisce la gloria dei santi nel cielo, e la disperazione dei dannati nell'inferno. Infatti, gli eletti nel cielo vedono che la gloria e la felicità di cui godono, gli sono derivati dalla croce, e che su questo sacro legno ha cominciato a sgorgare quell'amore che dovrà inebriarli eternamente. Al contrario, la sola presenza di questa croce, costituirà la disperazione dei dannati. Essi ricorderanno che essa avrebbe potuto essere per loro lo strumento di salvezza, un mezzo per evitare l'infelicità eterna, e una sorgente abbondante di aiuto e di grazia. Ah! triste ricordo di tanti beni disprezzati!... Non è in altro modo, che per mezzo della croce, che possiamo salire in cielo. Vi sono diverse specie di croci: le une sono interiori e invisibili, le altre sono visibili o sensibili. Le prime si appesantiscono su tutti i mortali, senza eccezione di uno solo; ognuno di noi ha la sua. Ma trattiamo quest'argomento molto semplicemente. Voi mi domandate che cosa sia una croce invisibile? Io designo con questo nome, per esempio, una violenta tentazione, che vi perseguita vivamente, per farvi cadere nel peccato; una calunnia che viene sparsa contro di voi; la perdita di un bene; un torto che vi abbiano fatto; una malattia che sembra che non voglia più lasciarvi. Sono ancora croci invisibili certe derisioni, quel disprezzo da cui sarete coperti senza tregua. Tutte queste croci sono addolcite e perdono quasi tutta la loro amarezza, alla vista della croce sulla quale il nostro buon Salvatore è morto per strapparci dalle grinfie del demonio. Volete voi trovare le vostre pene leggere, o piuttosto dolci e gradevoli? Venite con me, per un istante, ai piedi della croce, sulla quale siamo stati rigenerati in Gesù Cristo. Vi sentite disprezzati? Guardate il vostro Dio nelle mani dei Giudei, trascinato per i capelli, sbattuto contro la parete, con gli occhi bendati, le mani legate dietro la schiena, colpito da forti colpi di pugni e di bastoni, mentre gli domandano chi lo abbia percosso. Siete forse poveri? Ebbene! guardate questo Dio in una mangiatoia, coricato su un po' di paglia. Ne volete di più? Portate il vostro sguardo sulla croce, e vedrete e vedrete questo Dio morire spogliato dei suoi vestiti. Siete stati calunniati? Ascoltate le bestemmie e le maledizioni che si vomitano contro un Dio, venuto sulla terra per colmarla di benedizioni. Tutto ciò che si dice contro di Lui è falso; e come si vendica Egli? Pregando per coloro che lo calunniano. Siete nelle sofferenze e nelle infermità? Levate lo sguardo verso la croce, considerate che il vostro Dio è vi è appeso, e che muore della morte più crudele e più dolorosa. «Padre mio, perdona, di grazia, coloro che mi fanno morire: è per loro che perdo la vita, è per i loro peccati che soffro». Che cosa mai soffriamo noi, amici miei, se ci paragoniamo a quello che Gesù Cristo ha sopportato per noi? Ah! fratelli miei, come i santi conoscevano molto meglio di noi il prezzo delle sofferenze!... Guardate san Giovanni della Croce, colpito dai suoi confratelli fino a crollare immerso nel sangue. Nostro Signore gli apparve e gli disse: «Giovanni, che cosa vuoi che ti doni, per tutto quello che stai soffrendo con tanto amore?». «Ah! Signore, per favore, non diminuire le mie sofferenze, ma, al conrario, fa' in modo che, come ricompensa, io soffra sempre di più, poichè Tu, che sei la stessa innocenza in persona, hai sopportato tanti tormenti». San Bernardo non poteva guardare la croce, senza versare lacrime, vedendo ciò che un Dio aveva sofferto per noi. Ascoltate che cosa Gesù Cristo disse un giorno a san Pietro, martire, allorchè si lamentava degli oltraggi ricevuti: «E io, Pietro, che cosa ho fatto, perchè mi abbiano crocifisso?». Sì, fratelli miei, ai piedi della croce noi impariamo che cosa sia il peccato, quale sia il prezzo della nostra anima, e l'amore di Dio verso gli uomini. E' ai piedi della croce che troveremo le più dolci consolazioni nelle nostre pene, la più grande forza nelle tentazioni, e nell'ora della morte, la più ferma fiducia. Veniamo dunque spesso ai piedi di questa croce, a spalancare il nostro cuore, e vi apprenderemo ciò che un Dio ha fatto per noi, e ciò che noi dobbiamo fare per Lui. Ho detto, in primo luogo, che ai piedi della croce noi impariamo che cosa sia il peccato, e l'orrore che dobbiamo averne. Il fuoco dell'inferno, è vero, sembra farci comprendere qualcosa della sua enormità, poichè per un solo pensiero di orgoglio che sarà durato appena uno o due minuti, se noi moriamo un questo peccato, saremo condannati ad andare a bruciare nel braciere acceso dalla collera di Dio Onnipotente. Una persona avrà rubato cinquanta franchi o tre soldi al suo vicino? se, potendolo, non glieli ha restituiti, questo solo peccato lo precipiterà per sempre negli abissi. E così per tutti gli altri peccati: questo ci deve far fremere... O mio Dio! com'è cieco l'uomo che commette il peccato! Ma più cieco ancora è colui che avendolo commesso, e vedendosi in quello stato spinge il suo delirio fino a volervi restare. Tuttavia oso dire che l'amore di un Dio morente sulla croce, ci mostra in una maniera ancora più espressiva, la malizia e il delirio del peccato. Infatti, se consideriamo tutto quello che Gesù Cristo ha sofferto per espiarlo: le umiliazioni, gli oltraggi, le bestemmie che hanno vomitato contro di lui, la sua crocifissione e la sua morte, si deve dire che Dio soltanto può sapere fino in fondo che cosa sia il peccato. In secondo luogo, ho detto che la croce ci mostra l'amore infinito di un Dio per le sue creature. «Ah! figli miei, ci dice dall'alto della croce sulla quale è inchiodato, vedete se potete mai trovare un amore simile al mio; potrei fare di più, che morire per voi?». Ah! se noi guardassimo questa croce con gli occhi della fede, potremmo non gridare come san Paolo: «O croce santa e consacrata! o croce d'amore! quanti beni ci procuri!». Ah! figli miei,non amerete forse il vostro Dio? Sì, fratelli miei, se amassimo veramente il nostro Dio, noi non vivremmo che per Lui! Con ciò voglio dire che dobbiamo prenderlo per modello, essere contenti di vederci umiliati, disprezzati, calunniati, e lungi dal vendicarci, considerare tutto ciò, al contrario, come proveniente dalla mano di Dio, e come una grande grazia che Egli ci accorda. Se voi voleste imitare Gesù Cristo, voi fuggireste i piaceri, i balli, le danze, i giochi, e i cabarets; perchè Gesù Cristo ha condannato tutto ciò, con l'esempio di una vita penitente e ritirata (spesso si incontra chi vorrebbe giustificare certi suoi comportamenti licenziosi, obiettando che nel Vangelo non è scritto questo o quest'altro: Gesù, in realtà, ha insegnato molte più cose con il suo esempio di vita, che con le parole; n.d.a.). Imitate Gesù Cristo e non temerete la morte; al contrario, essa sarà una fortuna, perchè vi riunirà a Lui. Se vivrete senza attaccarvi alle cose della terra, il vostro cuore sarà tutto per il cielo. Ho detto poi, fratelli miei, che la croce sarà tutta la consolazione del cristiano che l'avrà portata con gioia durante la sua vita. Infatti, dove sarà la vostra risorsa in quel terribile momento (la morte) che deciderà della vostra sorte eterna? Dove porterete il vostro sguardo, dove indirizzerete i vostri sospiri e le vostre preghiere, se non verso la croce? Che cosa vi esporranno davanti agli occhi, che cosa vi metteranno tra le mani, che cosa vi accosteranno sulle labbra. Nient'altro, fratelli miei, che la croce. Quale nome vi faranno pronunciare in quel momento? Il Nome di Gesù, e di Gesù Crocifisso. Oh! quale consolazione per un cristiano, tenere, mentre sta morendo, una croce nelle sue mani, se essa è stata durante la sua vita l'oggetto delle sue meditazioni e del suo amore! (non soltanto, quindi, come una specie di amuleto!...n.d.a.). Allora egli potrà dire al suo Giudice: «Signore, Tu vedi che non ho mai disprezzato o fuggito la tua croce; io l'ho portata con piacere; le umiliazioni, le ingiurie e le sofferenze, lungi dall'abbattermi e dallo scoraggiarmi, mi hanno riempito di gioia e di coraggio». O mio Dio, se potessimo comprendere come le croci sono per noi un grande beneficio dalle vostre mani! Non perdiamo mai di vista, fratelli miei, che nell'ora della morte, la croce sarà la nostra sola risorsa. Ma, allo stesso modo, quale disperazione per colui che, nella sua ultima ora, vedrà quella croce che ha disprezzato durante la sua vita, e di cui era arrossito, per paura di essere deriso! (allude al segno di croce “snobbato” per rispetto umano; n.d.a.). Quale disperazione, allorchè Gesù Cristo andrà a confrontare la propria vita con quella del peccatore! Allorchè confronterà la sua umiltà e i disprezzi che ha sopportato, con l'orgoglio di quel peccatore, la sua povertà con l'avarizia di quello, la sua purezza con le azioni infami di quel peccatore, il perdono dei suoi nemici, con le vendette di quello, le sue penitenze e le sue lacrime con i suoi piaceri, i suoi digiuni con le ingordigie di quel miserabile! Che ne sarà allora di quei poveri disgraziati che per tutta la loro vita non avranno avuto nessun tratto in comune col loro Salvatore?... O mio Dio! potremmo mai pensare a ciò e non morire di dolore?... Un Dio vive e muore nelle sofferenze, mentre un cristiano, benchè coperto di peccati, non vuole soffrire nulla!... Ahimè! quanti pentimenti, nell'ora della morte! ma sarà ormai troppo tardi. Vi parlerò ora delle croci visibili, (si riferisce ai segni di croce, e agli oggetti sacri di legno o altro materiale; n.d.a.) e vi darò la ragione della loro molteplicità, della loro benedizione e dei grandissimi onori che la Chiesa rende loro. Se le croci interiori sono così numerose, se le croci visibili, immagini di quella sulla quale il nostro Dio è morto, sono altrettanto numerose, è affinchè abbiamo sempre presente nel nostro pensiero, che siamo i figli di un Dio crocifisso. Non restiamo meravigliati, fratelli miei, per gli onori che la Chiesa rende a questo legno sacro, che ci procura tante grazie e così grandi vantaggi. Noi vediamo che la Chiesa fa il segno della croce in tutte le cerimonie, e nell'amministrazione di tutti i sacramenti. «Perchè mai?», mi chiederete. Amico mio, ecco: è perchè tutte le nostre preghiere e tutti i sacramenti, traggono dalla croce la loro forza e la loro virtù. Durante il sacroficio della Messa, che è l'azione sacra più grande, la più augusta e la più sublime di tutte quelle che possono glorificare Dio, ad ogni istante il sacerdote fa il segno della croce. Dio vuole che non ne perdiamo mai il ricordo, essendo il mezzo più sicuro della nostra salvezza, e lo strumento più temibile per il demonio. Egli ci ha creati a forma di croce, affinchè ogni uomo fosse l'immagine di quella croce, sulla quale Gesù Cristo è morto, per salvarci. Guardate come la Chiesa si premuri di moltiplicarne il numero; essa ne fa l'ornamento speciale delle nostre chiese, e dei nostri altari; essa piazza le croci sui posti più elevati, per mostrarci il trionfo riportato sul nemico della nostra salvezza. Che c'è di più toccante, di questo monumento glorioso, che ci mette davanti agli occhi la sintesi di tutte le sofferenze del nostro buon Salvatore? La croce, non sembra forse dirci: «Guardate, figli miei, che cosa ho fatto per meritare i vostri omaggi»? O mio Dio! un tale spettacolo non è forse capace di toccare il cuore più duro e più sepolto nelle lordure del peccato? O mio Dio! come un cuore, sia pure poco sensibile vi trova consolazioni e lacrime! Un cristiano, potrebbe mai gettare lo sguardo su questo sacro legno, senza sent're risvegliarsi in lui i rimorsi di coscienza, e senza riconoscere ciò che è, e ciò che deve fare? Perchè vengono installate delle croci nei pressi delle città e dei villaggi? Lo si fa per mostrare la professione pubblica che un cristiano deve fare della religione di Gesù Cristo, e per ricordare ai passanti che essi non devono mai perdere il ricordo della morte e della passione del Salvatore. Questo segno salutare ci distingue dagli idolatri, come in altri tempi la circoncisione distingueva il popolo giudaico dagli infedeli. Vediamo così che quando si vuole distruggere la religione cristiana, si incomincia dall'abbattere questi monumenti. I primi cristiani consideravano come la loro più grande felicità, portare sopra di sè questo segno salutare della nostra Redenzione. Una volta le donne, le ragazze, portavano una croce, di cui facevano il loro ornamento più prezioso: esse la appendevano al loro collo, mostrando così che erano le servitrici di un Dio crocifisso. Ma, a misura che la fede è diminuita, e che la religiosità si è indebolita, questo segno sacro è divenuto raro, o, per meglio dire, è quasi del tutto scomparso Guardate come il demonio trascina al male, con gradualità: hanno cominciato prima a togliere l'immagine del Crocifisso e della santa Vergine, e si sono accontentati di portare una croce che essi chiamano “papillon”. Dopo di ciò, il demonio le ha spinte ad andare oltre: esse hanno cominciato a rimpiazzare questo segno sacro con una catenella, che non è altro che un ornamento di vanità, e che, ben lungi dall'attirare su di loro le benedizioni del Cielo, non fa altro, al contrario, che ingaggiarle nelle vie e nelle trappole del demonio (oggi è molto in auge la moda delle croci indossate, magari in oro e perle preziose, ma, in molti casi, anche insospettabili, sembra più una profanazione demoniaca; n.d.a.). Ecco la differenza tra una catenella e una croce: per mezzo della croce noi siamo divenuti figli di Dio liberi; per mezzo della croce, Gesù Cristo ci ha liberati dalla tirannia del demonio, in cui il peccato ci aveva condotti. La catenella, invece, è un segno di schiavitù, e cioè, con questo strumento di vanità noi lasciamo Dio, consegnandoci al demonio. O Signore! com'è cambiato il mondo dai tempi dei primi cristiani, che consideravano un onore e una santa gioia, portare questo segno sacro della nostra religione!... L'intenzione della Chiesa è che abbiamo delle croci nella nostra casa, per non perdere mai di vista che siamo cristiani, e discepoli di un Dio crocifisso. Si fa presto a conoscere se la religione regna in una casa, per mezzo delle croci e delle immagini che vi si trovano. Entrando in una casa, io cerco con gli occhi, tutt'intorno, il segno della nostra redenzione. Se non lo trovo, non posso impedirmi di deplorare la disgrazia di quella casa e di quelli che vi abitano. Oh! fratelli miei, com'è salutare la presenza e la vista di una croce! Spesso, basta solo uno sguardo al Crocifisso, per addolcire le pene più profonde e più dolorose, per farci accettare i sacrifici più grandi, e per farci praticare le virtù più sublimi. Chi potrebbe avere ancora il coraggio di soddisfare una passione qualsivoglia, guardando un Dio inchiodato su una croce? Chi troverebbe troppo grandi le sue sofferenze, considerando un Dio il cui corpo è tutto a brandelli, per i colpi che ha ricevuti durante la flagellazione? Chi potrebbe trovare difficile la pratica della virtù, vedendo un Dio che non ha comandato nulla che non abbia praticato Lui stesso per primo? Nessuno, dunque, deve lasciare la sua casa senza questo segno salutare, affinchè tutti coloro che entrano, possano riconoscere che siete cristiani, e che ne fate pubblica professione (specie in tempi difficili come erano quelli del curato, che avevano ereditato dalla cosiddetta rivoluzione francese tante altre cose, tranne la libertà, l'uguaglianza e la fratellanza vere!... n.d.a.). Un cristiano virtuoso deve avere un bel Crocifisso, qualche bella immagine, e considerarli come il più bell'ornamento e onore della sua casa. Di tanto in tanto, rivolgete il vostro sguardo sulle immagini o sul Crocifisso, e fate una piccola riflessione su ciò che Gesù Cristo ha sofferto per noi, e quanto ci abbia amati. Guardando l'immagine della santa Vergine (poichè non dovete mai lasciare che nella vostra casa manchi una rappresentazione di questa buona madre), pregatela di accogliervi, insieme alla vostra famiglia, sotto la sua protezione. Quando guardate le immagini dei santi, pensate alle virtù che hanno praticato, alle penitenze che hanno fatto durante la loro vita, per meritare la felicità di cui godono ora nel cielo. Che si deve pensare di una casa dove non si trovi nè un Cristo, nè alcun altro segno di religione? Ahimè! si penserà che è abitata da gente che abbia perduto la fede, che è divenuta nemica della croce, e che non è più cristiana se non di nome soltanto. Ah! com'è grande il numero di coloro che sono solo cristiani di nome, e la cui condotta è simile a quella dei pagani! «Ah! mi direte voi, quello che dici è troppo forte! Noi non siamo affatto infastiditi dall'essere cristiani, al contrario: spiegaci perchè noi non abbiamo altro che il titolo esteriore di cristiani!». Eh! amici miei, è facile. E' perchè temete di compiere i vostri atti di religione davanti a tutti, e perchè, trovandovi ospiti in una casa, non osate fare il segno di croce prima di mangiare, oppure, per farlo, vi voltate dall'altra parte, per paura di essere visti e derisi. E' perchè, sentendo suonare l'Angelus, fate finta di non sentirlo, e non lo recitate, per paura che ci si prenda gioco di voi. O ancora, quando il buon Dio vi dona il pensiero di andarvi a confessare, voi dite: «Oh! non ci vado, se no mi prenderanno in giro». Se vi comportate in questo modo, non potete dire di essere cristiani. No, amici miei, voi siete, come una volta i Giudei, rigettati, o piuttosto, vi siete separati da soli; non siete altro che degli apostati, e il vostro modo di parlare lo prova, e il vostro modo di vivere lo manifesta abbastanza chiaramente. Perchè, fratelli miei, si diede il nome di apostata all'imperatore Giuliano? «E' perchè, mi direte voi, egli fu dapprima cristiano, e poi visse come i pagani». Ebbene! amici miei, quale differenza c'è tra la vostra condotta e quella dei pagani? Sapete quali sono i vizi più comuni tra i pagani? Gli uni, corrotti dal vizio infame dell'impurità, vomitano dalla loro bocca ogni sorta di abominazioni; gli altri abituatisi all'ingordigia, non cercano altro che dei cibi gustosi, oppure si riempiono di vino. Tutta l'occupazione delle loro figlie consiste nell'abbigliamento e nel desiderio di piacere agli altri. Che ne pensate, fratelli miei, di questa condotta? «E' la condotta di persone che non hanno nessuna speranza nell'altra vita». Avete ragione. E quale differenza c'è tra la vostra vita e la loro? Se vorrete parlare con franchezza, ammetterete che non c'è nessuna differenza e, di conseguenza, voi siete cristiani soltanto di nome. O mio Dio! quanti pochi cristiani hai che ti imitino! Ahimè! se ce n'è così pochi per portare la croce, ce ne saranno anche altrettanto pochi per benedirti per l'eternità (ossia, che andranno in Paradiso: si confronti Apocalisse 3,16 sui “tiepidi”; n.d.a.). Si piantano anche delle croci benedette nei campi, e le si piazza nei luoghi dove sono i raccolti; la ragione è che i nostri peccati sembrano continuamente premere sulla Giustizia di Dio, per attirare su di noi i flagelli della sua collera: la grandine, le gelate, la siccità, le inondazioni (anche se i nuovi teologi, supportati dall'alto, tendono a escludere Dio dai disastri naturali, ciò che equivale ad un ateismo pratico; n.d.a.). Poichè per mezzo della croce il Figlio di Dio ci ha riconciliati con suo Padre, e ci ha meritato i tesori celesti, l'intenzione della Chiesa, piazzandola nei campi, è quella di allontanare le calamità. La benedizione che le croci ricevono è per domandare a Dio di non distogliere i suoi occhi misericordiosi dai campi dove esse sono installate, e di spargervi le sue benedizioni. Ma non basta piazzare delle croci, bisogna farlo con pietà, con fede, e, soprattutto, non bisogna essere in stato di peccato (si pensi alle croci solo decorative dei tribunali o della aule scolastiche; n.d.a). Potete essere certi che se le piazzate con tali sentimenti, il buon Dio benedirà le vostre terre e le garantirà dalla disgrazia temporale. Se le vostre croci non producono l'effetto che ve ne dovreste attendere, non è difficile capirne il motivo: è perchè le avete poste senza fede e senza devozione; è perchè mentre le piazzavate, forse non avete detto neanche un Padre nostro e un' Ave Maria, in ginocchio; oppure, se avete pregato, forse lo avete fatto con un ginocchio per terra e l'altro per aria (non è solo questione di forma ma denota mancanza di convinzione; n.d.a.). Se è così, come volete che il buon Dio benedica i vostri raccolti? Ma, quando poi le rivedete, al momento del raccolto, si ripete la stessa abominazione!... Oh! è proprio vero che la religione ha perduto la sua antica bellezza! Sì, in realtà quelle croci sono state piantate nei campi dei pagani, e non dei cristiani! O mio Dio! in quale secolo disgraziato siamo dunque giunti!... Quando la Chiesa istituì questa santa cerimonia, ciascuno bramava la felicità di piazzare queste croci nel proprio campo, e lo si faceva col rispetto più profondo. Quando poi le si rivedeva, sia per la mietitura, sia per la vendemmia, ci si prostrava con la faccia a terra, per adorare Gesù Cristo, morto sulla croce per noi, e si esprimeva così la propria riconoscenza perchè aveva voluto conservare e benedire il raccolto. Tutti, con le lacrime agli occhi, baciavano il sacro segno della nostra Redenzione. Ahimè! mio Dio! non è più così che i cristiani ti testimoniano la loro riconoscenza! Devo osare dirlo? Essi imitano Giuda e i Giudei! Essi assomigliano ai Giudei allorchè flettevano le ginocchia per insultare la sua regalità; imitano Giuda, che lo baciò con una bocca insozzata dai più grandi crimini. Gli uni e gli altri gli rendevano questa parvenza di rispetto, solo per derisione; non è ciò che fate anche voi, quando incontrate una croce? Invece di testimoniare a Dio la vostra riconoscenza perchè ha voluto benedire e conservare i frutti della terra, non è forse un'ingiuria che gli fate, mentre baciate la croce ridendo? Non è forse un gesto di derisione o, piuttosto, d'idolatria, presentare un pugno di frumento, come se voi incensaste la persona che mantiene la croce? (allusione ironica al gesto di offerta misero e sbrigativo; n.d.a.). Andate, disgraziati! o in questo mondo o nell'altro il buon Dio vi punirà! (per questo suo modo di parlare, schietto ma teologicamente corretto, se fosse vissuto in questi nostri tempi, il povero curato, più che essere canonizzato e proposto come modello e patrono di tutti i sacerdoti del mondo, sarebbe stato di certo deferito all'ex sant'ufficio e sospeso a divinis...; così va il mondo e la chiesa; n.d.a.). Padri di famiglia, non vi avevo forse detto, già due anni fa, che al momento della mietitura, dovreste togliere tutte le croci che sono nei vostri campi, per evitare la loro profanazione? (naturalmente dopo la cerimonia di chiusura; n.d.a.). Non vi avevo raccomandato di rimetterle sui vostri catasti di legna e, dopo aver battuto il vostro grano, di farle bruciare, per timore che esse vengano profanate? Se non lo avete fatto, siete molto colpevoli; non dovete mancare di confessarvene. Ahimè! chi potrebbe contare tutti gli orrori che si commettono al momento della mietitura o della vendemmia, in quei momenti nei quali Dio, nella sua bontà e carità, ricopre la terra con i doni della sua provvidenza? L'uomo ingrato sembra allora raddoppiare le sue ingiurie e moltiplicare i suoi oltraggi. Come osate poi mormorare per il fatto che i vostri raccolti sono scarsi, o che la grandine o la gelata ve li distruggono? Ah! piuttosto dovreste sbalordirvi perchè, malgrado tanti peccati, il buon Dio voglia ancora darvi il necessario, e anche più di quello che occorra! O mio Dio! com'è miserabile e cieco l'uomo! Il segno della croce è l'arma più terribile contro il demonio; perciò la Chiesa vuole che, non soltanto l'abbiamo sempre davanti agli occhi, per ricordarci quanto valga la nostra anima, e quello che è costata a Gesù Cristo, ma vuole anche che la facciamo in ogni momento sopra noi stessi: quando ci corichiamo, quando ci svegliamo, quando iniziamo le nostre attività, e, soprattutto, quando siamo tentati. Possiamo dire che un cristiano che si faccia il segno della croce con sentimenti di pietà, e cioè essendo ben penetrato dall'azione che sta compiendo, fa tremare tutto l'inferno. Una persona tentata, che faccia questo segno della nostra salvezza con una fede viva, si può dire che calpesti i demoni e rallegri tutta la corte celeste. Guardate sant'Antonio, al quale i demoni facevano una guerra rude e continua. Di quali mezzi si serviva per difendersi, se non del segno della nostra Redenzione? Un giorno che i demoni lo tentavano, egli disse loro: «Come siete deboli! io, che non sono che un povero solitario, che riesco appena a stare in piedi, stremato dalla penitenza, con un solo segno di croce, vi metto tutti in ritirata». Si racconta, nella vita di santa Giustina, che Cipriano il mago, rapito dalla sua bellezza, si era venduto al demonio, affinchè questi impiegasse tutti i suoi malefici per indurla al male. Ma il demonio non tardò a confessargli che lui non poteva nulla su di lei, perchè alla prima tentazione, sia faceva il segno di croce, e così rendeva vani i suoi sforzi. Ma quando noi facciamo il segno della croce, dobbiamo farlo non per abitudine, ma con rispetto, con attenzione, pensando a ciò che facciamo. O mio Dio! da quale santo tremore non saremmo penetrati se, mentre lo facciamo su di noi, ci ricordassimo che stiamo pronunciando tutto quello che abbiamo di più santo e di più sacro nella nostra religione! Guardate da quale devozione dovremmo essere penetrati, se pensassimo che stiamo nominando le tre Persone della Santissima Trinità: il Padre che ci ha creati, e che ci ha tratti dal nulla insieme a tutto ciò che esiste; il Figlio, che ha preso un corpo e un'anima nel seno della santissima Vergine, che si è sacrificato per salvarci tutti dall'inferno, e meritarci un'eterna felicità; lo Spirito Santo, che fa del nostro cuore il suo tempio, al quale siamo debitori di tutte le buone ispirazioni e di tutti i buoni desideri che abbiamo. Vedete, fratelli miei, se faceste tutte queste riflessioni, come sareste penetrati di amore e di riconoscenza verso questo Dio in tre Persone, soprattutto allorchè, entrando in chiesa, prendete l'acqua benedetta. Oh! se così fosse, non vi si entrerebbe che tremando. Perciò, non appena i vostri figli cominciano a muovere le braccia, dovete subito far fare loro questo segno sacro, e ispirare in essi il più grande rispetto. Forse mi chiederete: che cosa vogliono dire le parole ritrovamento della santa Croce (che è il titolo dell'omelia; n.d.a.)), ed esaltazione della santa Croce? Amici miei, sono due feste delle quali l'una si fa il 3 maggio e l'altra il 14 settembre. Eccovi l'origine della prima: erano passati 326 anni da quando Gesù Cristo era morto, e l'imperatoreCostantino, combattendo contro il tiranno Massenzio, vide nell'aria una croce più brillante del sole, e sulla quale erano scritte queste parole: «Per questo segno, tu sarai vittorioso del tuo nemico». L'imperatore, colpito da questo prodigio, fece subito dipingere quel segno sacro sulle sue armi e sui suoi stendardi, e riportò una vittoria eclatante. Sant'Elena, sua madre, concepì verso la croce di Gesù Cristo una tale devozione, che non si concesse più riposo, fino a che non l'avesse trovata (s'intende, il legno originaro della croce, n.d.a.). Ella si recò quindi a Gerusalemme. Avendole Dio fatto conoscere il luogo in cui si trovava, dopo faticose ricerche, ella la trovò, insieme alle altre due croci dei due ladroni. Per distinguere quale fosse quella del Salvatore, si fece portare un cadavere che, essendo stato posto sulle prime due non risuscitò. Ma allorchè fu posto sulla terza, il morto si levò e si mise a camminare. Questa croce è stata la fonte di un innumerevole numero di miracoli. San Giovanni Crisostomo la chiama: la speranza dei cristiani, la risurrezione dei morti, la consolazione dei poveri, la speranza dei ricchi, la confusione degli orgogliosi, e il tormento dell'inferno. «O figli miei, ci dice sant'Epifanio, imprimiamo questo segno salutare sulla sommità delle nostre porte, sulla nostre fronti, sulla nostra bocca, sul nostro petto; rivestiamoci spesso di questa armatura invulnerabile, contro il demonio. Non restiamo mai senza questo segno sacro sopra di noi». Dio, per mostrarci quanto ci teneva che questo sacro legno sul quale Egli è morto, fosse venerato in tutto l'universo come una sorgente di benedizioni, ha permesso che, per diversi secoli, il legno della santa croce non diminuisse, malgrado ne si prelevassero dei pezzetti, senza sosta. In seguito, allorchè questa santa reliquia fu esposta in tutto il mondo cristiano, essa cominciò ad assottigliarsi; ora non si può credere che ci sia un solo paese che non possieda un pezzetto di quel legno sul quale Gesù Cristo ha operato la nostra salvezza. E' questa dunque l'origine di quella festa che si chiama “Ritrovamento della santa Croce”, nello stesso giorno in cui fu ritrovata da santa Elena, madre dell'imperatore Costantino. La festa che si celebra il 14 settembre, ricorda che, essendo quella santa croce, rimasta per quattordici anni presso i barbari, che l'avevano rubata da Gerusalemme, l'imperatore Eraclio, vittorioso dei Persi, formulò nel trattato di pace, che gli fosse restituito il legno sacro. Lo si riportò in trionfo a Gerusalemme; ed ecco perchè il 14 settembre si celebra l'esaltazione della santa Croce. I santi, fratelli miei, hanno tutti amato la croce, e in essa hanno trovato la loro forza e la loro consolazione. Guardate santa Liduvina, per la quale trent'anni di sofferenze non sono nulla, tanto il suo cuore si dilata in questa sorgente s'amore... «Ma, mi direte voi, bisogna dunque avere sempre qualcosa da soffrire? Ora la malattia o la povertà; ora la maldicenza e la calunnia; la perdita dei beni o una infermità?». Ti si calunnia, amico mio? Ti si sommerge di ingiurie? Ti si fa torto? Tanto meglio! E' un buon segno; non tormentarti: sei sulla strada che porta al Cielo! Lo sai quando dovresti piangere? Non so se lo capirai, ma sarebbe precisamente quando, al contrario, non avessi nulla da soffrire, se tutti ti stimassero e ti rispettassero. Dovresti provare invidia verso coloro che hanno la fortuna di trascorrere la loro vita nella sofferenza, nel disprezzo e nella povertà. Hai forse dimenticato che nel Battesimo hai accettato una croce, che non dovrai abbandonare se non in punto di morte, e che essa è la chiave della quale ti servirai per aprire la porta del cielo? Dimentichi dunque queste parole del Salvatore: «Figlio mio, vuoi venire dietro di me? Prendi la tua croce e seguimi»; non per un giorno, non per una settimana, nè per un anno, ma per tutta la tua vita! I santi avevano paura di passare qualche istante senza soffrire, perchè essi consideravano questo tempo come perso: Secondo santa Teresa, l'uomo non è in questo mondo che per soffrire, e quando cessa di soffrire, cessa anche di vivere. San Giovanni della Croce domanda a Dio con lacrime, come ricompensa per le sue fatiche, di fargli la grazia di soffrire sempre di più. Da tutto questo, fratelli miei, che cosa dobbiamo concludere? Ecco. Prendiamo la risoluzione di portare un grande rispetto verso tutte le croci che siano state benedette, e che ci rappresentano in sintesi tutto ciò che il nostro Dio ha sofferto per noi. Ricordiamoci che dalla croce scaturiscono tutte le grazie che ci sono accordate, e che, di conseguenza, una croce benedetta è una sorgente di benedizioni. Ricordiamoci che dobbiamo fare spesso su di noi il segno della croce, e sempre con un grande rispetto; e, infine, che mai le nostre case devono restare sprovviste di questo simbolo salutare. Ispirate ai vostri figli, fratelli miei, il più grande rispetto per la croce e, sopra voi stessi, abbiate sempre una croce benedetta: essa vi custodirà dal demonio, dal fuoco dal cielo (cioè dai fulmini; n.d.a.), e da ogni altro pericolo. Ah! fratelli miei, quanta forza infonde questa croce a coloro che hanno fade!... Alla vista di questo strumento di salvezza le sofferenze sono ben poca cosa!... O bella e preziosa croce! quante persone rendi felici, già in questo mondo, e quanti santi, nell'altro... E così sia (chiusura insolita, al posto dell'usuale: “E' ciò che vi auguro”; n.d.a.).

Nessun commento:

Posta un commento

IL PECCATO ORIGINALE Il peccato originale, secondo la tradizione cristiana basata sulla Genesi, è la disobbedienza di Adamo ed Eva che, ...