venerdì 31 ottobre 2025

LA POLITICA E IL BENE COMUNE Per non abbandonarci a visioni parziali o particolari di ciò che potrebbe essere il bene comune per perseguire alcuni obiettivi, fini o idee, bisogna capire cosa è il bene comune a tutti e il bene in sé .. Una maggioranza economica o popolare potrebbero dare una loro definizione di bene comune in una situazione di benessere o malessere e il tema si dividerebbe subito tra bene per il popolo e proletariato e bene per i proprietari di grossi capitali o ceto benestante a loro legato che si fa schermo della parola libertà . E ce ne usciremmo con le solite teorie sociali o comuniste,trite e ritrite , o capitaliste tra le più svariate, oppure con un misto di una e dell’ altra . Ecco che bisogna convincersi del fatto che il bene sociale è innanzitutto un concetto etico e ha una comune origine . Il bene comune è una norma da seguire dove non si può parlare di libertà personale perché quel bene dovrebbe mirare al bene di tutti, cioè della maggioranza e minoranza che sia .. . Il primo bene per l’ uomo apparso sulla terra appena qualche migliaio di anni fa è stata la sua creazione, la sua apparizione all’esistenza dove al contrario degli animali e di altri esseri viventi sulla terra, l’uomo aveva una coscienza di sè e di ciò che gli girava attorno . Conosciamo bene la sua storia delle origini ! Il suo essere creato ,libero e cosciente, autonomo, però che racchiudeva dei limiti e dei rischi per lui stesso essere indipendente e libero .. In segno di sottomissione e per scongiurare che usasse male la sua autonomia dal Dio creatore di tutto, il Signore gli impose una regola di nessun conto, però una regola che, osservata, facesse capire a se stesso, innanzitutto ,ma pure a Dio, che la sua libertà e autonomia aveva un limite, era una libertà condizionata dalla sua natura e quindi era stato creato e non si era creato da solo ……. Trasgredendo quel limite ne andava di mezzo l' onore e la parola del Creatore. Gli furono pure dati alcuni poteri sulla terra, alcune migliaia di anni prima rispetto alle creature non viventi, ma doveva rispettare una regola che indicava la sua sottomissione : non era solo, doveva convivere con altri e doveva sottomettersi innanzitutto a Dio come supremo atto di giustizia dovuto, allora ci voleva una regola che gli facesse capire questo : “ io ti ho creato e tu non sei superiore a me ! “ Dio disse : "Dovresti inginocchiarti davanti a me ma ti chiedo solo un segno di sottomissione . Ed era giusto che Dio chiedesse questo perchè era la verità . La verità era ed è che Dio ha creato tutto ed è un atto di giustizia crederlo . E cosa è questa giustizia ? Nient’altro che un concetto etico che esprime una verità che può essere anche logica e fisica ! E’ un concetto etico, logico , possiamo dire, che considera una causa e assegna ad ognuno la sua parte se si tratta di esseri viventi ,a ognuno quello che gli aspetta secondo verità . Il giusto peso,la giusta misura, il giusto prezzo di una cosa . All' uomo era richiesto un minimo di gratitudine ! Scusate se è poco dopo che era stato creato ex nihilo . - La nostra storia umana è fatta di valori, argomentazioni ,progetti che le cosidette scienze umane sono meno di zero . Cosa ti sarebbero dire dell' umiltà ,della gratitudine che è un prodotto dell' umiltà verso Dio ? Della misercordia ; della giustizia che è il fondamento della vita politica ! Eppure si gonfiano della parola scienza e stanno su tutte le cattedre a pontificare e giudicare coi loro progetti di convivenza..... . Le norme etiche considerano il rapporto di causa avendo come misura il motto romano : “ do ut des “sul quale si basa la giustizia tra gli esseri viventi che, se vogliamo, possono collegarla anche a teorie scientifiche e matematiche riguardo alla materia …..da dimostrare quando appartenente a una logica etica in cui introduciamo il concetto di causalità …... .La giustizia che si basa sulla logica ci dice che ognuno deve avere la sua parte , perché ( causa efficiente ) abbiamo la stessa origine e natura . E da questo potremmo dedurre teorie ugualitarie e popolari sul bene comune che alla fine di ugualitario non potrebbero avere proprio nulla, mentre considerando certi sistemi verticistici, potremmo dedurre che effettivamente potrebbero fare il bene di tutti con una maggiore giustizia ….. ma non è questo il discorso che ci interessa approfondire quanto cercare di capire l’origine della politica e del bene comune che, senza il progetto di Dio ci affideremmo a teorie umane di parte dove iniziano copl distruggere i fondamenti morali dell uomo con teorie indimostrabili e favole di cappuccetto rosso .. Ci interessa stabilire e dimostrare come senza etica, sena concetto di bene o di male non c'è politica . Quando convivono più persone e più famiglie bisogna parlare di politica ,ma questa politica deve avere sempre alla base il bene comune .E quando si parla di politica e non di amministrazione e quantificazione di beni soltanto , al primo posto viene la legge, la norma ,la quale è fatta per la giustizia tra gli esseri viventi .”La legge è fatta per l ‘uomo e non l uomo per la legge !“ Ora “bene comune” significa che io in una data società o gruppo sociale non posso vivere in assoluta libertà secondo i miei interessi e gusti senza seguire una morale ( norma ) e un progetto che potrebbe essere diverso dal mio e abbia basi oggettive per il bene di tutti . . Io, essere creato, non sono neanche in grado di capire se è una norma che si trova dentro di me perché la vedo fuori di me in rapporto ad altri esseri viventi .. .In questa autonomia dell essere umano c’è un pericolo per la verità e la giustizia delle cose dell universo .. Ecco che debbo mettere un freno al mio orgoglio di singolo , alle mie capacità e poteri che ho sulla materia fisica; poteri che inficerebbero il bene comune di altri perché io che sono un atomo singolo, una persona singola anche se posso aspirare e avere idee di assolutezza infinità .. non sono solo ma debbo tenere presente che questa individualità che ho, questa coscienza che ho è legata a un corpo materiale con dei limiti e deve convivere con altri esseri singoli . Solo con l' obbedienza a una stessa norma possiamo essere uniti e non più singoli . La norma morale unisce l 'uomo e lo fa uscire dal suo monismo, la libertà morale proposta dalle scienze umane ,la trasgressione lo divide e lo uccide . E se guardiamo la natura ci accorgiamo che è retta da leggi fisse......... ; l’ uomo , tutti gli uomini ,debbono limitarsi nella loro convivenza con una stessa legge morale per convivere . Non debbono limitarsi al rispetto, alla scienza e alla conoscenza delle cose . Debbono limitarsi nella convivenza,anzi nei confronti del Creatore, l’unico che può stabilire leggi eterne che promanano dal suo essere eterno e infinito. Fare questo è sapienza , una parola sconosciuta agli artefici della dissoluzione che si riempiono la bocca con la parola scienza . La norma unisce l' uomo libero e lo mette in rapporto con gli altri . Però l' uomo deve l’obbedienza a Dio innanzi tutto ; riconoscere il suo essere creatura e seguire regole che permettono la convivenza giusta tra loro ! L’obbedienza a Dio è il valore principale da assumere, prima di ogni atto politico. Se l’ uomo si sottomette a Dio, allora potrà adempiere il suo piano e vivere una lunga vita . Ora è la religione rivelata che ci dice come si è graditi a Dio che ci ha creati e non le scienze umane e neppure la politica .. Dio ha rivelato il suo piano storico agli angeli e a tutto l' universo delle creature sulla Terra e non ha permesso che l' uomo avesse un suo piano . Dio si è rivelato e non ha nascosto il suo piano, esso è davanti a tutti nella natura e nella fede nel suo messia . L' uomo deve riconoscere Dio sia nella natura e sia nella Rivelazione .

martedì 21 ottobre 2025

L’ ORDINE COSMICO DEL CREATO E’ LEGATO ALL’ ORDINE ETICO E MORALE L’ordine fisico del creato, tutta la materia e in particolare il pianeta Terra sono stati creati secondo un ordine morale e in funzione dell’ ordine morale .L’ ordine fisico è intelligente e funziona con un’ intelligenza innata dentro , ma non ha coscienza di questa intelligenza che ha dentro di sé . L’ordine spirituale ha una sua intelligenza che si chiama morale e giustizia e sono tutte le creature di natura spirituale che hanno una coscienza di se e sono coscienti di esistere. Nell’ uomo queste due cose ,materia e spirito, sono state unite . Non sappiamo quanti millenni Adamo visse da solo prima di chiedere un aiuto e una compagnia a Dio per vivere sulla Terra perché non esisteva il tempo cronologico ma solo degli eventi voluti da Dio, dato che non c’era ancora il peccato sulla terra, ovvero l’insubordinazione di un essere fatto di carne con una volontà libera da Dio e tutto funzionava ed era in perfetta sincronia nell’ uomo tra materia e spirito. Quando Adamo volle una compagnia che fosse simile a lui, Dio lo accontentò ma l’ uomo fu creato in principio per vivere eternamente sulla Terra e in perfetta sincronia con la materia creata secondo un ordine fisico, logico , intelligente e spirituale che ha adattato e programmato la materia perfettamente alla natura ed esigenze di Adamo, perché se così non fosse stato, Adamo anche da solo, non poteva vivere in nessun modo e un solo attimo . Bastava un aumento di temperatura di pochi gradi, una voragine spaziale, un maremoto, una collisione tra stelle e meteoriti ,una glaciazione improvvisa e Adamo sarebbe scomparso il secondo giorno della creazione e non ci sarebbe stata storia del peccato ,né la storia di generazioni e razze sulla terra . Vogliamo dire che la materia non va incontro a nessuna perfezione spontanea se non secondo un ordine morale stabilito da Dio per l’ uomo . Piuttosto l’uomo nel suo sviluppo fisico e quantitativo, ha bisogno e necessità di ordinare ogni cosa in senso etico, specialmente nei suoi rapporti e relazioni tra se stesso e gli altri, di rispettare e adeguarsi alla sintesi tra materia e spirito già presente in se stesso . Questa sintesi senza confusione tra materia e spirito nell’ uomo non si è creata spontaneamente attraverso i secoli e i millenni . Questa sintesi, senza confusione, senza commistione tra materia e spirito, perde l’equilibrio e viene spezzata solo dal peccato e dall’ insubordinazione a Dio creatore di tutto. La materia non è animata e non si è intelligenziata da sola, anzi lasciata da sola crea il caos del caos e anche questo caos non si è creato da solo perché fa parte di un’ ordine morale, di un ordine morale superiore e ha una sua funzione e sua regolazione . Sia la creazione che comprende l’ordine fisico che costatiamo con tutte le sue energie invisibili all’ occhio umano e misurabili solo con strumenti specifici e sia l’ ordine spirituale che non vediamo e non costatiamo come esseri umani, sono stati creati da Dio unico Signore dell’ universo che ha creato e regolato tutto con sapienza e amore. Essa sarà resa immutabile e non soggetta a sbalzi temporanei e momentanei di elementi fisici sulla terra, quando sarà debellato completamente il peccato delle creature libere . Quando ogni cosa rispetterà l’ ordine stabilito da Dio in cielo e in terra , tra le cose visibili e invisibili . Adamo è soggetto a un ordine progressivo, logico e morale dopo il peccato e non la materia e il cosmo . Più rispetta questo ordine voluto da Dio , più la materia diventa amica e gli permette di svilupparsi infinitamente secondo i piani di Dio, tirando fuori i suoi infiniti tesori secondo quello che ha già stabilito Dio per lui . Più l’ uomo si allontana, senza alcuna riconoscenza ,cercando un ordine che si crea lui e una giustizia distaccata dall’ ordine morale voluto da Dio tra loro , più cade nel caos interiore e la stessa materia diventa ostile e caotica . Ogni singolo uomo non trova il suo fine ed è incomprensibile a se stesso, non conosce perchè si vive e perché muore se non si riferisce in ogni cosa a Dio creatore.

lunedì 6 ottobre 2025

CURATO D'ARS: IL GIUDIZIO PARTICOLARE Da: Tutte le Omelie del Curato d'Ars: Il Giudizio particolare, a cura dell'autore del blog. "Fratelli miei, potremmo mai meditare sulla severità del giudizio di Dio, senza sentirci penetrare dal più vivo timore? Pensate, fratelli miei, i giorni della nostra vita sono tutti contati; e per di più, ignoriamo l’ora e il momento preciso in cui il nostro sovrano Giudice ci citerà per comparire davanti al suo tribunale, e forse quel momento sarà proprio quello che meno immaginiamo, allorchè saremo meno pronti a rendere un conto tanto temibile!... Vi assicuro, fratelli miei, che quando ci si pensa bene, ci sarebbe motivo di cadere nella disperazione, se la nostra religione non ci insegnasse che noi possiamo addolcire quel momento per mezzo di una vita vissuta in modo tale da nutrire fondati motivi di sperare che il buon Dio avrà pietà di noi. Stiamo bene attenti, fratelli miei, di non farci cogliere impreparati quando arriverà quel momento, come quell’amministratore di cui Gesù Cristo ci parla nel vangelo. Perciò, fratelli miei, vi mostrerò: 1° : che esiste un giudizio particolare, in cui renderemo un conto molto preciso di tutto il bene e di tutto il male che avremo fatto; 2° : quali sono i mezzi a nostra disposizione per prevenire il rigore di questo conto. Sappiamo tutti, fratelli miei, che saremo giudicati due volte: una volta, nel gran giorno della vendetta, cioè alla fine del mondo, in presenza di tutto l’universo. In questo giudizio, tutte le nostre azioni, sia buone che cattive, saranno manifestate agli occhi di tutti. Ma prima ancora di questo giorno terribile e infelice per i peccatori, noi subiremo un altro giudizio al momento della nostra morte, appena avremo esalato l’ultimo respiro. Sì, fratelli miei, possiamo dire che l’intera condizione dell’uomo può essere racchiusa in queste tre parole: vivere, morire, essere giudicati. E’ questa una legge fissa e invariabile per ogni uomo. Nasciamo per morire, muoriamo per essere giudicati, e tale giudizio deciderà della nostra felicità o della nostra infelicità eterna. Il giudizio universale, davanti al quale dobbiamo tutti comparire, sarà soltanto la pubblicazione della sentenza particolare che sarà stata pronunciata nell’ora della nostra morte. Sapete tutti, fratelli miei, che Dio ha contato i nostri anni, e fra tutti questi anni che egli ha deciso di accordarci, ne ha segnato uno che sarà l’ultimo per noi; in quest’ultimo anno ha segnato l’ultimo mese; in quest’ultimo mese, ha segnato l’ultimo giorno; e, infine, in quest’ultimo giorno, l’ultima ora, dopo la quale non ci sarà più tempo disponibile per noi. Ahimè! che ne sarà di questo peccatore e di questo empio che ogni giorno si ripromettono una vita sempre più lunga? Si illudano pure finchè vogliono, questi poveri disgraziati; ma dopo quell’ultima ora, non ci sarà più nessuna possibilità di ritorno, niente più speranza e niente più risorse! Nel medesimo istante, fratelli miei, (ascoltate bene voi che non temete di trascorrere i vostri giorni nel peccato!) nel medesimo istante in cui la vostra anima uscirà dal vostro corpo, ella sarà giudicata. Ma, mi direte voi, lo sappiamo bene. Sì, ma non ci credete affatto. Ditemi, se lo credeste seriamente, come potreste resistere in uno stato che vi espone continuamente al pericolo di cadere eternamente nell’inferno? No, no, amico mio, tu non ci credi affatto, perché se tu ci credessi sul serio, non ti esporresti a un simile rischio. Tuttavia, arriverà il momento in cui il buon Dio applicherà il sigillo della sua immortalità e il marchio della sua eternità sul tuo debito, nel punto preciso in cui si troverà in quell’istante; e questo sigillo e questo marchio non saranno mai rotti. O momento terribile! ma tanto poco meditato! così corto e così lungo, che scorre con tanta rapidità e che trascina con sé una sequenza terribile di secoli! Che cosa dunque ci succederà, in quel momento fatidico, tanto capace di terrorizzarci? Ahimè! fratelli miei, accadrà che compariremo, ognuno in particolare, davanti al tribunale di Gesù Cristo, per essere giudicati e rendere conto di tutto il bene e di tutto il male che abbiamo compiuto. Il giudizio particolare, fratelli miei, è così certo, che il buon Dio, per convincerci di esso, ha mostrato a parecchie persone dei segni quando ancora erano in vita, perché ci preparassimo a quel giorno. Racconta la storia che un giovane libertino era ormai assuefatto ad ogni genere di vizi; ma essendo stato istruito da una madre saggia, una notte, dopo una giornata trascorsa nei più grandi eccessi, durante il sonno fece un sogno. Si vide trasportato davanti al tribunale di Dio. Non si può descrivere la sua vergogna, la sua confusione e l’amarezza che la sua anima provò in quel momento. Quando si svegliò aveva una febbre ardente, era tutto sudato e fuori di sé, i suoi capelli erano divenuti tutti bianchi. “Lasciatemi solo, diceva effondendosi in lacrime a coloro che per primi lo videro in questo stato, lasciatemi solo perché ho visto il mio Giudice: ah! quanto è terribile! Quale Maestà! Da quanta gloria è rivestito! Ah! quali accuse e quante domande a cui non ho saputo rispondere! Tutti i miei crimini sono stati registrati, io stesso li ho letti. Ah! Quanto grande è il loro numero! Meno male che ne ho conosciuto tutta l’enormità! Ahimè! Ho potuto vedere un esercito di demoni che non aspettava che un segnale per trascinarmi nell’inferno. State lontani da me, falsi amici, non voglio rivedervi mai più! Come sarei felice se potessi, coi rigori della penitenza, placare un Giudice tanto terribile!... Mi dedicherò alla penitenza per il resto della mia vita. Ahimè! Ben presto mi toccherà comparirgli davanti senza alcun dubbio! Ahimè, forse avverrà oggi stesso!... Dio mio, perdonami!... Mio Dio abbi misericordia di me!...Ah! per favore, non permettere che mi perda, abbi pietà di me!... Farò penitenza per tutta la vita. Oh! quanti peccati ho commesso!... Oh! quante grazie ho disprezzato!... Oh! quanto bene avrei potuto fare e non l’ho fatto!... Dio mio, non gettarmi nell’inferno!”. Ma, fratelli miei, egli non si fermò solo alle parole. Trascorse tutta la vita facendo penitenza. Quanto sarà terribile quel momento, fratelli miei, per colui che non ha operato il bene ma che avrà fatto tanto male. Sì, fratelli miei, noi renderemo conto di tutte le nostre azioni, sia buone che cattive: tutto sarà manifesto, davanti al nostro Giudice, nell’istante in cui la nostra anima si separerà dal nostro corpo. Sì, fratelli miei, il buon Dio ci chiederà conto di ogni bene che abbiamo ricevuto da Lui. Voglio dire che ci sono i beni della natura, della fortuna e della grazia. Tutti questi beni saranno oggetto della resa dei conti. I beni della natura riguardano il corpo e l’anima; dovremo rendere conto dell’uso che abbiamo fatto del nostro corpo. Egli ci chiederà se abbiamo speso le nostre energie nel servizio del prossimo, se abbiamo lavorato per avere di chè fare l’elemosina, per fare penitenza col nostro stesso lavoro, per poter fare qualche pellegrinaggio e visitare i luoghi che il buon Dio ha privilegiato ( come, ad esempio, Nostra Signora di Fourvière, san Francesco Règis, o altrove…). O se al contrario abbiamo impiegato la nostra salute e il nostro corpo, soltanto per correre dietro ai divertimenti, frequentando gli spettacoli, oppure abbiamo derubato il nostro prossimo, abbiamo lavorato nel santo giorno della domenica o in esso abbiamo fatto dei viaggi, invece di trascorrerlo nella preghiera, nell’amore del buon Dio, istruendo gli ignoranti, dando loro dei buoni consigli per condurli al buon Dio distogliendoli dal male, o se abbiamo letto libri cattivi, se abbiamo frequentato persone cattive o insegnato agli altri a fare il male. Ci chiederà conto, inoltre, se abbiamo usato il nostro corpo per imbrogliare sia nel vendere che nel comprare, per testimoniare il falso in tribunale, per provocare dei processi, per istigare gli altri a vendicarsi e a parlare male della religione, insegnando loro cose irriverenti sulla religione. Come sarebbe, ad esempio, se facessimo credere agli altri che la religione non è cosa buona, che tutto ciò che dice non è vero, che i preti si inventano quello che vogliono! Egli esaminerà ancora se per caso abbiamo impiegato la nostra intelligenza per comporre canzoni cattive che istigano contro la purezza, contro la stima del prossimo; se abbiamo comunicato agli altri le nostre cattive informazioni. Ci chiederà se abbiamo impiegato il nostro spirito per istruirci, o se per caso abbiamo peccato di vanità per la bellezza del nostro corpo, invece di ammirare in noi stessi la saggezza e la potenza di Dio. Inoltre Egli ci chiederà conto se ci siamo serviti della bellezza per attirare gli altri verso il male, come sarebbe se una persona si abbigliasse in maniera tale da attirare su di sè gli occhi di tutti. Il buon Dio esaminerà se abbiamo investito i nostri talenti, ricordandoci che siamo solo degli amministratori, e che se li amministreremo male, ciò ci sarà imputato come peccato. In quel giorno il buon Dio farà vedere ai padri e alle madri tutte le cose inutili che essi hanno comprato ai loro figli, cose che poi sono servite soltanto a perdere le loro anime; Egli mostrerà loro tutto il denaro sperperato nei divertimenti, negli spettacoli, nel ballo, e tutte le altre spese inutili. E poi ci mostrerà tutto ciò che avremmo potuto donare ai poveri, ma non lo abbiamo fatto. Ahimè! Quanti peccati ai quali non avevamo mai pensato, e che neppure ora vogliamo riconoscere; ma li riconosceremo certamente in quel momento, quando sarà ormai troppo tardi! Veniamo ora, fratelli miei, a un’altra resa dei conti che sarà molto più terribile, e cioè quella che riguarda le grazie ricevute. Il buon Dio comincerà a farci vedere tutti i benefici che ci ha accordato, facendoci nascere nel seno della chiesa cattolica, mentre tanti altri sono nati e sono morti al di fuori di essa. Ci farà vedere che, anche fra i cristiani, moltissimi sono morti senza avere ricevuto la grazia del santo Battesimo. Ci farà vedere per quanti anni, mesi, settimane, giorni, Egli ci ha conservato in vita, pur essendo nel peccato; se ci avesse fatto morire in quei momenti, saremmo stati precipitati nell’inferno. Ci metterà davanti agli occhi tutti i buoni pensieri, le buone ispirazioni, i buoni desideri che ci ha donato durante tutta la vita. Ahimè! Quante grazie disprezzate! Ci ricorderà tutti gli insegnamenti che abbiamo ricevuti e ascoltati durante la nostra vita; tutte le catechesi, tutte le letture messe a nostra disposizione per trarne profitto. Tutte le nostre confessioni, tutte le nostre comunioni, e tante altre grazie del cielo che noi abbiamo ricevuto. Quanti altri cristiani non ne hanno ricevuto neppure la centesima parte eppure sono diventati santi! Ma, fratelli miei, che ne è stato di tutti questi benefici e di tutte queste grazie, e quale profitto ne abbiamo fatto? Triste momento sarà quello del giudizio, per un cristiano che ha disprezzato la grazia, senza trarne profitto per nulla! Vedete ciò che ci dice san Gregorio: “Ah! amico mio, fissa la Croce e capirai così quanto è costato a un Dio meritarti la vita”. E’ per questo che sant’Agostino, quando meditava sul rendiconto che bisognerà dare per tutte quelle grazie ricevute e disprezzate, gridava: “Ahimè! sciagurato, cosa sarei dovuto diventare dopo tante grazie ricevute? Ahimè! temo molto di più per le grazie che ho ricevuto che per i peccati che ho commessi, benchè siano tanto numerosi! Dio mio, quale sarà la mia sorte?”. Leggiamo nella vita di santa Teresa che, durante la sua ultima malattia, fu trasportata davanti al Giudizio di Dio; quando fu ritornata in se stessa, le fu chiesto come mai avesse tanta paura, dopo aver fatto tanta penitenza. “Ahimè! rispose, ho molta paura!”. Le fu chiesto se avesse paura della morte. “No”, rispose. Cos’era, dunque, che la faceva tremare di paura? “Ahimè! rispose, bisogna che la mia vita sia messa a confronto con quella di Gesù Cristo: ah! povera me, se vi si riscontrerà anche solo l’ombra del peccato!”. Ma allora che cosa ne sarà di noi stessi, allorchè Gesù Cristo ci rimprovererà il disprezzo e l’abuso che abbiamo fatto del suo Sangue prezioso e di tutti i meriti che ha acquistato per noi? “Ah! ingrato peccatore, Egli ci dirà, vigna infruttuosa, albero sterile, cos’altro avrei dovuto fare per la tua salvezza, più di quello che ho fatto? Non dovevo forse aspettarmi che tu portassi frutti buoni per la vita eterna? Dove sono le opere buone da te compiute? Dove sono le tue buone preghiere che mi avrebbero fatto piacere, che avrebbero toccato il mio cuore? Dove sono le tue buone confessioni? Dove sono tutte le buone comunioni che mi hanno fatto nascere nella tua anima e che dovevano, in certo senso, compensare tutti i tormenti che ho sopportato per la tua salvezza? Dove sono le penitenze e le lacrime che avresti dovuto spargere per cancellare i peccati commessi? Dove sono tutte quelle buone azioni che avresti dovuto compiere per corrispondere a tanti buoni pensieri, a tanti buoni desideri e a tante occasioni che ti ho fornito? Dove sono le Messe ben partecipate, con le quali avresti potuto darmi giusta soddisfazione per i tuoi peccati? Vai via maledetto! tu non hai prodotto che opere di iniquità, non hai fatto altro che rinnovare le sofferenze della mia passione e della mia morte. Vai via, allontanati da me, io ti maledico per tutta l’eternità! Vai via! nel giorno del giudizio universale io renderò pubblico tutto il bene che avresti potuto fare ma non hai fatto, e tutte le grazie che ti ho accordato e che tu hai disprezzato”. Ahimè! quali rimproveri, e quanti peccati ai quali non abbiamo mai pensato! Ahimè! quanto sarà terribile quella resa dei conti! Eccovi un esempio, a dimostrazione di ciò che si è detto finora. Racconta san Giovanni Climaco, che un anacoreta, di nome Stefano, dopo aver vissuto una vita fra le più austere e le più sante, essendo ormai molto vecchio, cadde malato di una malattia della quale poi morì. La vigilia della sua morte, trovandosi di colpo fuori di sé, pur avendo gli occhi chiusi, gli parve di guardare a destra e a sinistra del suo letto, come se avesse visto qualcuno che gli voleva far rendere conto delle sue azioni. Si sentiva una certa persona che lo interrogava, e il malato rispondeva a voce alta, tanto che coloro che si trovavano nella stanza potevano ascoltarlo. Lo si ascoltava mentre diceva: “Sì, è vero, ho commesso questo peccato, ma per questo ho digiunato tanti anni”. Poi l’altra voce lo accusava di aver fatto un altro peccato, e il moribondo rispondeva: “No, è falso, non l’ho mai commesso”. In un altro momento lo si sentiva dire: “Si, lo confesso, quest’altro peccato l’ho commesso, ma il buon Dio è tanto misericordioso che me lo ha perdonato”. Era uno spettacolo terribile, ci dice san Giovanni Climaco, ascoltare quale conto preciso si richiedeva a questo solitario, di tutte le sue azioni. Ma, aggiunge il santo, la cosa più spaventosa era che quello fosse accusato anche di peccati che pensava di non avere mai commesso. Come mai, fratelli miei, un santo eremita, che aveva trascorso quarant’anni nel deserto, che aveva versato tante lacrime, non riesciva a riconoscere alcune accuse che gli erano rivolte!?... Questa cosa, riferisce san Giovanni Climaco, ci lasciò in una grande incertezza intorno alla sua salvezza. Ma cosa ne sarà mai di un peccatore che, in quel momento, vedrà in se stesso soltanto male, senza nessuna azione buona? Momento terribile! Momento di disperazione! Non aver nulla su cui contare! Voi sapete bene che quel giudizio si svolgerà alla presenza di tre testimoni: il buon Dio che dovrà giudicare, il nostro buon angelo custode che mostrerà le buone opere che abbiamo fatto, e il demonio che manifesterà tutto ciò che abbiamo fatto di male in ogni istante della vita. Dalle loro testimonianze, il buon Dio ci giudicherà fissando la nostra sorte per tutta l’eternità. Ahimè! fratelli miei, quale deve essere mai il terrore di un povero cristiano che attende la sentenza del suo giudizio, e che, fra qualche minuto, si troverà all’inferno o nel cielo! Narra un’altra storia che un santo abate, di nome Agatone, giunto ormai al termine della vita, se ne stava sempre con gli occhi fissi verso il cielo, senza mai muoverli. Gli altri confratelli gli dissero: “Dove credi di essere ora, padre mio?” – “Mi trovo alla presenza di Dio, da cui aspetto il giudizio.” – “Lo temi, forse?” – “Ahimè! non so se tutte le mie azioni saranno bene accette a Dio; io credo di aver adempiuto i comandamenti, ma i giudizi di Dio sono diversi da quelli degli uomini.” In quel preciso momento si mise a gridare: “Ahimè! sto entrando in giudizio!” Ahimè! fratelli miei, quanti rimpianti avremo noi, per aver perso tante occasioni di salvarci, per aver disprezzato tante grazie che il buon Dio ci ha fatto per aiutarci a guadagnare il cielo, allorchè vedremo che ormai tutto è perduto per noi, o, piuttosto, che tutte quelle grazie si volgeranno a nostra condanna! Ma se è già così terribile dover rendere conto delle grazie che il buon Dio ci ha fatto per evitarci l’inferno, cosa sarà mai il dover essere esaminati e giudicati su ogni peccato che abbiamo commesso? Forse, per consolarvi, direte che non avete commesso quei tali peccati mostruosi, agli occhi del mondo. Ma che dire di tutti quei peccati interiori, fratelli miei?!... Ahimè! quanti peccati d’impurità, quanti desideri impuri, quanti pensieri di odio, di vendetta e d’invidia hanno girato nella vostra immaginazione durante una vita di trenta o quarant’anni, o forse di ottant’anni! Ahimè! quanti pensieri d’orgoglio, di gelosia, quanti desideri di vendicarsi, di nuocere al proprio prossimo, quanti desideri di ingannare! E che sarà, poi, quando si passerà ai peccati di azione?... Ahimè! quando il buon Dio prenderà il libro dalle mani dei demoni, per esaminare tutte quelle azioni di impurità, tutte le corruzioni, tutte le azioni turpi, tutti quegli sguardi impudichi, tutte quelle confessioni e comunioni sacrileghe, tutte quelle scappatoie e quei stratagemmi che abbiamo impiegati per sedurre quella persona… Ahimè! cosa diventeranno queste vittime dell’impurità! Oh! quanto sarebbe meglio che il buon Dio le precipitasse nell’inferno ancor prima di morire, piuttosto che dover comparire dinanzi a un Giudice tanto puro! Con ogni probabilità il giudizio si terrà quando il moribondo è ancora sul suo letto e nella sua camera. Ahimè! questi poveri sciagurati che non hanno ormai maggiore ritegno e riservatezza degli animali, forse meno, vedranno la loro sentenza di condanna scritta sulle pareti della loro casa, come l’empio re Balthazar, o addirittura in ogni angolo della loro casa! Potranno mai negare, allorchè Gesù Cristo, con il libro nelle mani, mostrerà loro il luogo preciso e l’ora in cui hanno consumato il peccato?! “Vai via, miserabile, dirà loro, ti condanno e ti maledico per sempre!”. Ahimè! fratelli miei, anche se il buon Dio offrisse loro il suo perdono, è certo che essi lo rifiuterebbero, tanto il peccato è capace di indurire i cuori! Ah! Gesù Cristo potrebbe rivolgere loro le stesse minacce che rivolse a quell’empio di cui parla un certo racconto. Essendo sul punto di uscire da questo mondo, Gesù Cristo gli disse: “Se tu mi chiederai perdono io te lo concederò”. Ma no! quando ci si è rivoltati nel peccato durante la vita, non c’è più ritorno. “No!” gli rispose il moribondo. “Ebbene, continuò Gesù Cristo, versandogli sulla fronte una goccia del suo sangue prezioso, va pure: nel gran giorno del Giudizio questo sangue adorabile che tu hai disprezzato e profanato per tutta la vita, sarà il tuo marchio di condanna!”. Dopo queste parole, morì, e fu gettato nell’inferno. O terribile momento per un peccatore che non scorgerà in sé nulla di buono che gli faccia sperare di andare in cielo! Quel povero peccatore avrebbe voluto già trovarsi all’inferno, non sapendo che cosa rispondere. Morì e non potè dire altro che questo: “Si, ho meritato l’inferno, è ben giusto che vi sia precipitato; dal momento che ho tanto profanato quel sangue adorabile che tu avevi versato sull’albero della croce, per la mia salvezza”. (Nel momento del giudizio) Gesù Cristo, tenendo sempre tra le mani il libro in cui sono scritti tutti i suoi peccati, esaminerà il povero peccatore su tutte le preghiere non fatte o fatte male, o forse, fatte covando odio e vendetta; ma che dico? forse addirittura con il cuore arso dal fuoco dell’impurità. No, no, Dio mio, non ti attardare più a esaminarlo, gettalo subito nell’inferno: è questa la grazia più grande che Tu gli possa fare, se vuoi fargliene ancora una, prima di gettarlo nel fuoco eterno. Sì, Gesù Cristo sfoglierà la pagina dove troverà scritti tutti i suoi giuramenti, tutte le sue imprecazioni, tutte le maledizioni che non ha mai cessato di vomitare nell’arco della vita, servendosi di quella stessa lingua e di quelle stesse labbra che tante volte sono state bagnate da quel sangue adorabile. Sì, fratelli miei, Gesù Cristo sfoglierà le pagine dove troverà scritte tutte quelle profanazioni del santo giorno della domenica. Ah! no, no, non ci saranno più scuse, tutto sarà chiaro ed evidente. Sì, Egli vedrà tutte le ubriacature che si sono prese in quel giorno santo; tutte le dissolutezze, i giochi, i balli, che hanno profanato quel giorno a Dio consacrato. Ahimè! quante Messe mancate o ascoltate male! Quante sante Messe, durante le quali non ci siamo occupati quasi per nulla del buon Dio! Ahimè! può darsi che durante quelle Messe abbiamo commesso più peccati che durante tutta la settimana! Sì, fratelli miei, Gesù Cristo sfoglierà le pagine dove troverà scritti tutti i crimini di quei figli ingrati che hanno disprezzato i loro padri e le loro madri, che li hanno maledetti, che gli hanno augurato la morte, per impadronirsi dei loro beni, che li hanno fatti soffrire nella loro vecchiaia… Sì, fratelli miei, Gesù Cristo sfoglierà le pagine e vi vedrà scritte tutte quelle ingiustizie e tutte quelle usure nelle vendite e nei prestiti. Sì, tutte queste rapine saranno poste alla luce del giorno. Ahimè! quel povero disgraziato sentirà leggersi ogni dettaglio della sua vita, e non riuscirà a trovare neppure una sola giustificazione. Ahimè! a cosa sarà ridotto quel povero orgoglioso che voleva sempre aver ragione, che disprezzava tutti, che si prendeva gioco di tutti? Mio Dio, in quale stato di disperazione lo ha ridotto questo esame! Sì, fratelli miei, finchè siamo a questo mondo, non ci mancano mai i pretesti per sminuire i nostri peccati, se non riusciamo a nasconderli del tutto. Ma davanti a Gesù Cristo, fratelli miei, tutto questo non sarà più possibile. Egli farà in modo che ci convinciamo da soli di tutto il male che abbiamo fatto, e noi saremo costretti ad ammettere che tale è stata la nostra vita, e che è ben giusto che siamo condannati ad andare ad ardere nell’inferno, banditi per sempre dalla presenza del nostro Dio. Oh! sciagura spaventosa! Disgrazia senza speranza di riparazione! Oh! quanto è più saggio di noi colui che a queste cose pensa quand’è in tempo! Ma ciò che finora si è detto, non è ancora tutto. Il demonio, che ha faticato durante tutta la nostra vita per la nostra dannazione, presenterà a Gesù Cristo un libro in cui saranno scritti tutti i peccati che noi abbiamo fatto commettere agli altri. Ahimè! quanto grande sarà il loro numero; ma purtroppo lo scopriremo solo allora. Ahimè! che ne sarà di quei padri e di quelle madri, di quei padroni e di quelle padrone, che tante volte hanno fatto saltare la preghiera ai loro figli o ai loro domestici, per paura di perdere qualche minuto per il loro lavoro? Quante volte non hanno permesso che il pastore del loro gregge andasse alla Messa? Quanti vespri, quante istruzioni, quante catechesi e quanti sacramenti le persone a loro affidate hanno trascurato, perché non gli è stato concesso il tempo necessario? Quante altre volte li hanno fatti lavorare di domenica, o si sono presi gioco di loro qundo li vedevano compiere qualche pratica di pietà? E non è forse vero che alle volte gli hanno impedito di svolgerle? Quanti libertini hanno indotto i giovani a peccare, con le loro sollecitazioni e le loro promesse? Quante, fra le giovani donne, hanno indotto altri a fare cattivi pensieri, a sguardi impuri, con i loro modi affettati ed esibizionisti? Quanti ubriaconi hanno indotto altri a bere, trascorrendo le loro domeniche nei locali del divertimento, assentandosi dalle celebrazioni? Ahimè! quanti peccati si sono commessi nelle osterie, lasciandosi offrire da bere, pur essendo già ubriachi! Quante parole sconce e quante altre azioni impure, dal momento che in certi luoghi di divertimento tutto è permesso! E’ là che si fa scorrere dal cuore tutto il veleno dell’impudicizia, che inebria con i suoi sudici piaceri quasi tutti coloro che si trovano nel locale. Ahimè! quanto ci sarà da renderne conto! Quanti giovani derubano i loro stessi genitori, per andare a divertirsi nei locali! E chi ne porterà la colpa? Nessun altro se non i gestori degli stessi locali! Ahimè! quanti dubbi sulla religione essi hanno indotto negli animi dei loro clienti, spacciando loro ciò che avevano inventato per affievolire la fede nel cuore dei loro avventori! Quante calunnie contro i preti! Come se il difetto di uno solo rendesse cattivi tutti gli altri! Ahimè! quanti hanno cessato di frequentare i sacramenti, perché hanno incontrato persone empie che hanno raccontato loro tante falsità sulla religione, al punto da indurli a lasciar perdere tutto! Chi potrà mai contare il numero di anime che per colpa di quelli si sono perdute? Perciò gli sarà imputato come peccato e ciò sarà causa della loro condanna. Tutte le anime che essi hanno fatto dannare, verranno a chiedere vendetta in quel giorno! Haimè! se il santo re Davide diceva di temere più per i peccati degli altri che per i suoi, che ne sarà mai di questi poveri disgraziati che hanno trascorso la loro vita procurando la perdita di tante povere anime, per mezzo dei loro cattivi esempi e dei loro discorsi malvagi? Ahimè! quale stupore, quando vedranno che tante anime sono state gettate nell’inferno per colpa loro! Chi di noi, fratelli, non tremerà, pensando che il buon Dio non lascerà nulla senza esame, neppure le buone opere, per verificare se sono state fatte bene e per Lui solo. Ahimè! quante azioni da noi compiute, si sono ispirate unicamente al mondo, al desiderio di essere notati e di passare per brave persone! Quante buone azioni sono destinate a trovarsi senza alcun valore agli occhi di Dio! Ahimè! quanta ipocrisia, quanto rispetto umano hanno fatto perdere loro ogni merito! Fratelli miei, se i santi che erano colpevoli solamente di qualche piccolo errore, hanno tanto temuto quel momento, hanno fatto penitenze tanto dure e così a lungo, come potremo sperare che il buon Dio abbia pietà di noi? Ahimè! quanti, meno colpevoli di noi, cadono ogni giorno nell’inferno! Dio mio, non ci gettare nell’inferno! Piuttosto facci soffrire tutto quello che vorrai, durante questa vita. Non è difficile convincervi di come il buon Dio ci giudicherà rigorosamente… E chè? Un cristiano colmato di tanti benefici, che ha ricevuto tante grazie per salvarsi e a cui niente è mancato se non la sua stessa volontà, non è forse giusto che Dio lo esamini con un terribile rigore? Leggiamo in una storia riportata da san Giovanni Climaco, un esempio che ci dimostra, in parte, la severità della giustizia di Dio verso il peccatore. Egli ci narra che un suo amico, di nome Giovanni Sabaita, gli avava detto che in un monastero dell’Asia, c’era un tale che, notando che il superiore lo trattava con eccessiva bontà e dolcezza, pensava che ciò gli sarebbe stato di danno, e, per questo gli chiese di trasferirsi in un altro monastero. Essendo partito, la prima notte trascorsa lì, vide in sogno una persona che che gli domandava conto delle sue azioni. Dopo un esame molto severo, si ritrovò debitore alla giustizia divina di una somma considerevole, e il buon Dio gli faceva notare che ancora egli non aveva fatto nulla per espiare i suoi peccati. Terrorizzato da questa visione, rimase altri tre anni in quel luogo, dove il buon Dio, volendo fargli espiare i suoi peccati, permise che venisse disprezzato e maltrattato da tutti. Sembrava che ognuno si incaricasse di farlo soffrire; ciò nonostante, non si lamentava mai. In un’altra visione, il buon Dio gli fece vedere che ancora non aveva saldato neanche un terzo del debito che aveva contratto verso la sua giustizia. Tutto pieno di spavento, si finse pazzo, e protrasse questo genere di vita per tredici anni; in seguito a ciò il buon Dio gli disse che ancora aveva pagato solo la metà del debito. Non sapendo più cosa fare, il poveretto trascorse il resto della vita implorando Dio perché gli usasse misericordia. Non metteva più né limite né misura alle sue penitenze. “Ah! Signore, diceva, non avrai forse pietà di me? Fammi soffrire tutto ciò che vuoi, ma perdonami!”. E fu così che, prima di morire, il buon Dio gli disse che i suoi peccati erano stati perdonati. Ebbene! fratelli miei, come oseremo sperare che i nostri peccati siano cancellati, solo perché li abbiamo confessati, e perché abbiamo chiesto perdono al buon Dio solo a parole? (Il santo intende dire che, anche dopo la confessione sacramentale, resta da scontare la pena per i peccati commessi; n.d.t.). Ahimè! quanti cristiani sono completamente ciechi, pensando di aver fatto tutto, quando ancora non hanno fatto niente, e se ne accorgeranno! Il buon Dio farà loro vedere ciò che i loro peccati meritavano, e le penitenze che per essi hanno fatto. E allora, ahimè! quanti cristiani perduti! Ma, fratelli miei, il giudizio particolare si svolgerà anche su un altro aspetto della vita cristiana. Sebbene ciò che ho detto finora sembra già essere molto severo, quello che sto per dire non è meno terribile. Voglio dire, che Gesù Cristo ci giudicherà su tutto quel bene che avremmo potuto fare, ma che non abbiamo fatto. Gesù Cristo metterà davanti agli occhi del peccatore tutte le preghiere che non ha fatto, ma che avrebbe potuto fare, e così pure, tutti i sacramenti che avrebbe potuto ricevere durante la sua vita. Quante volte in più avrebbe potuto ricevere il suo Corpo e il suo Sangue, se gli fosse importato di condurre una vita più santa? Gesù Cristo gli chiederà conto anche di tutte quelle volte che ha avuto l’idea di compiere qualche buona azione, ma poi non l’ha compiuta. Quante preghiere, quante messe, quante confessioni, quante penitenze, quanti doveri di carità avrebbe potuto rendere al prossimo! Quante rinunce durante i pasti o quante visite in meno (ai suoi conoscenti), e quante visite in più al Santissimo Sacramento, nel giorno di domenica! Ahimè! quante buone opere mancate, sulle quali subiremo il giudizio! Gesù Cristo ci chiederà conto perfino di tutto il bene che gli altri avrebbero potuto fare, se noi avessimo dato loro il buon esempio! Ah! Dio grande, che ne sarà di noi? Ma, voi mi chiederete, cosa dobbiamo fare per rassicurarci, in quel momento così triste per chi è vissuto nel peccato, senza pretendere di piegare la giustizia di Dio che i nostri peccati hanno così grandemente irritato? Vi rispondo subito. Anzitutto dobbiamo rientrare in noi stessi, e pensare seriamente che ancora non abbiamo fatto nulla che ci possa dare speranza in quel momento. Infatti, tutti nostri peccati sono scritti in un libro che il demonio presenterà a Dio per farci giudicare, per far conoscere a Lui i nostri peccati, anche quelli più nascosti (così scrive il santo, ma è un modo di dire, per farsi intendere meglio dai suoi uditori; Dio sa già tutto; n.d.t.). Poi dobbiamo restituire, sull’esempio di Zaccheo, tutto ciò che non è nostro; in caso contrario giammai potremo evitare l’inferno. Occorre nutrire un grande dolore per i nostri peccati, piangere su di essi come fece il santo re Davide, che pianse il suo peccato fino alla morte ed evitò di ricaderci. Bisogna umiliarsi profondamente davanti al buon Dio, accettando tutto ciò che il buon Dio vorrà mandarci, non soltanto con sottomissione, ma con grande gioia. Infatti non c’è via di mezzo: o si piange in questo mondo o si piangerà nell’altro, là dove le lacrime non serviranno più a nulla, e la penitenza non riceverà alcun merito. Occorre, inoltre, non perdere mai di vista il pensiero che non conosciamo il giorno in cui saremo giudicati, e che se disgraziatamente fossimo trovati in stato di peccato, saremmo perduti per tutta l’eternità. Che concludere da tutto quello che si è detto, fratelli miei? Anzitutto dobbiamo riconoscere di essere veramente ciechi, dal momento che nessuno di noi può dire di essere pronto a comparire davanti a Gesù Cristo, e che, malgrado questa certezza di non essere pronti, nessuno di noi fa un passo avanti verso il buon Dio, per assicurarsi una sentenza favorevole. O mio Dio! com’è cieco il peccatore! Ahimè! com’è deplorevole la sorte che lo aspetta! No, no, fratelli miei, non viviamo più come degli insensati, poiché nel momento in cui meno ce lo aspettiamo, Gesù Cristo busserà alla nostra porta. Beato colui che non ha atteso fino a quel momento per prepararsi! E’ questo che vi auguro…"

domenica 5 ottobre 2025

CRISTO E’ MORTO PER LA LEGGE Cristo è morto per obbedire alla Legge e nella Legge Divina è espressa la volontà del Padre, quindi Cristo ha accettato la croce sottoponendo la sua libertà alla volontà del Padre e ci insegna che non c’è altro modo di essere veramente libero per l uomo se non allinearsi perfettamente come ha fatto lui alla volontà del Padre . La Legge è il fardello che lega la nostra libertà che non si sconfigge evitandola o edulcorandola ,ma interiorizzandola e facendola diventare spirto e vita con la fede . Fare questo è giustizia verso Dio e i fratelli . La legge che è da temere per chi è ribelle ma da amare per chi ha fede in Dio, è stata necessaria dopo il peccato . Dio ha creato tutto e non è stato lodato e ringraziato da Adamo , questo mancato ringraziamento ha fatto si che Adamo si credesse indipendente, che si perdesse dietro le cose da fare per governare la Terra e mancasse di gratitudine verso Dio che gli aveva dato l’esistenza. Questa mancanza di gratitudine ha avuto bisogno di un limite formale ad un suo ordine . Dio ha detto all’ uomo : “questo è un limite, non ti avvicinare altrimenti morirai “. Onde per cui Gesù Cristo ha trasformato uno strumento di morte la legge con la Croce , trasformandolo in uno strumento di Salvezza .

giovedì 2 ottobre 2025

CRISTO RE DEGLI ANGELI E DELCRISTO RE DEGLI ANGELI E DELL’ UNIVERSO Immaginate per un istante un essere, un ente spirituale, cosciente e libero, cioè autonomo e non legato ad alcuna materia, ovvero non avendo alcun riferimento con cose sensoriali e la materia ; che non potrebbe collegarsi e fare riferimento a nessun immagine materiale e trovarsi , questo essere, all’ improvviso davanti all’esistenza perché dal nulla materiale emerso . Ebbene quale potrebbe essere la sua reazione quando gli si dice : hai un Padre, hai un Creatore che ex nihil ti ha fatto esistere ? Questo essere se lasciato a se stesso, nella sua autonomia di pensiero, siccome non deve neanche avere bisogno di cibo e crescere o prolificare ….. non dipendere dalla materia come un umano, potrebbe anche pensare di esserci sempre stato o di non avere nessuna paternità e quindi non deve ringraziare nessuno ma tutto gli è dovuto grazie al suo esistere,alla sublimità del suo pensiero ..... . Egli deve tutto a se stesso . Ebbene le miriadi di angeli, appena creati , si sono trovati davanti a un dilemma del genere . I soli loro genitori non sono un uomo e una donna che li ha allattati ma direttamente la Trinità Santissima . Anche a loro Dio doveva comunicare e fargli capire che erano esseri creati, ex nihilo, e avevano un Padre e questo Padre ha un solo Figlio generato e non creato … della stessa natura del Padre . Questa è l’ unica storia dell’ universo e non ce ne sono altre . Molti , la maggior parte, furono attratti da questo grande amore invisibile e impronunciabile che li aveva fatti esistere, cioè dallo Spirito Santo, e risposero a questo fuoco di amore di Dio, altri, un resto, rifiutò questo fuoco di amore credendosi autonomi e indipendenti, ma anche indistruttibili perché non legati alla materia. Anche le creature angeliche hanno bisogno di essere confermate nell’amore divino pur non avendo peccato e non avendo una Legge e vedono questo amore divino nel Verbo Incarnato , che patì per noi . Essi come la Vergine Immacolata ,furono preservati in funzione e in vista del Verbo che avrebbero servito come loro Re . In Cristo essi vedono il loro Signore e tutta la storia dell’ universo e tramite Lui conoscono l’ amore di Dio per le creature, quindi capiscono di esistere grazie a Dio .L’ UNIVERSO

IL PECCATO ORIGINALE Il peccato originale, secondo la tradizione cristiana basata sulla Genesi, è la disobbedienza di Adamo ed Eva che, ...