CATTOLICESIMO
Il cattolicesimo ha in se due anime . Una riguardante la difesa della legge naturale universale, per la sopravvivenza degli esseri umani sulla terra la cui sopravvivenza è legata alla legge naturale ,quindi riguarda un impegno politico, e un'anima riguardante la salvezza personale .
Per quanto riguarda la difesa del diritto naturale, cioè la giustizia tra uomo e uomo o gruppi sociali , questo già avviene perchè ogni Stato , ogni autorità civile e militare ha solo questo compito : il bene pubblico , che poi lo realizzano in favore di caste e di partiti ideologici, è un altro conto e un capitolo a parte da scrivere .La Chiesa cattolica invece si interessa esclusivamente di salvezza personale e comunitaria , ma questa salvezza si basa sull' osservanza certa e onesta della legge naturale del singolo e del popolo il cui fine è la sopravvivenza materiale della specie innanzitutto . Per quale motivo dovremmo seguire le proposte di salvezza della specie di certi movimenti ideologici e naturalistici che quasi sempre , mostrando un bene apparente e immediato ma fasullo che alla fine distruggono l 'umanità che li applica . Lo sapete ad esempio che in Cina non ci sono più donne da sposare con uomini a causa dell’ aborto obbligato al secondo figlio e bisogna ricorrere a trucchi e sotterfugi per avere figli e fra qualche decennio sono destinati all'estinzione ? Quindi dopo il falso comunismo , avremo lì l'estinzione della specie prima per fame e poi per auto-suicidio generale
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domenica 10 marzo 2013
venerdì 1 marzo 2013
Origini e sviluppo della questione democristiana
Intervista a Eugenio Corti
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«Andai sul fronte russo per vedere se davvero i comunisti erano più cristiani di noi, come diceva il maritainiano Mounier. Scoprii che il regime aveva fatto cose terrificanti. E decisi che dovevo raccontare quel che avevo visto».
[Da «Tempi» num.16 del 19/04/2007]
«Ha fatto proprio bene a pubblicare quel pezzo su Cochin, quel che descrive lo studioso francese è esattamente quel che è successo a me: se uno non fa parte del coro della cultura dominante viene messo al bando». Eugenio Corti, 86 primavere portate benissimo - fino a un paio d’anni fa prendeva l’aereo da solo per andare dai suoi numerosi supporter parigini, ora si aiuta con un bastone per camminare, ma la mente è lucidissima - si è preparato a dovere per ricevere l’inviato di Tempi nell’antica villa di famiglia sui colli della Brianza, un pezzetto di parco da cui lo sguardo spazia dalle prealpi fino laggiù a Milano. L’occasione è la pubblicazione da parte di Ares della ventunesima edizione del suo opus magnum, Il cavallo rosso, un risultato straordinario per un romanzo che non ha mai avuto altro sostegno che quello del proprio valore e del passaparola dei tanti che lo hanno apprezzato. Ma la conversazione spazia, inevitabilmente, su tutta la storia di uno dei grandi testimoni del secolo passato. E comincia dallo stupore del cronista per la quantità di lettere che riceve, per le tante persone che ancora lo cercano, dall’Italia e non solo. «Sì, sono in tanti i giovani che vengono regolarmente a trovarmi, a parlare di tante cose».
Che cosa trovano dunque in lei?
Credo che interessi loro sentire un testimone del secolo passato. Uno che dopo avere attraversato tutti gli orrori e le bestialità del secolo non ha perso la fede ma l’ha incrementata.
Tante persone di fronte agli orrori del Novecento hanno abbandonato Dio, lei no. Come è stato possibile?
Non è stato un merito, è stato un regalo di Domeneddio. Un regalo di cui però fa parte la solida preparazione cristiana anche culturale che ho ricevuto fin da giovane: sapevo bene che Dio ha detto ben chiaro che i disastri sono le conseguenze che l’umanità si tira addosso quando abbandona la sua strada. Non è Dio che ha abbandonato l’uomo, è l’uomo che ha abbandonato Dio e le conseguenze sono stati gli orrori del secolo passato.
Orrori che lei ha incontrato consapevolmente dal momento che, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, ha chiesto espressamente di essere inviato sul fronte russo. Perché questa scelta?
Sì, è vero. Io studiavo allora legge all’università Cattolica a Milano. Nella biblioteca dell’università mi imbattei in un fascicolo di Esprit, la rivista diretta da Emmanuel Mounier. Io non lo conoscevo, ma sapevo che era amico e allievo di Jacques Maritain, e Maritain era allora l’avanguardia della cultura cattolica mondiale, così volli leggerlo. C’era scritto che non era vero che il comunismo russo era la peste, che a dipingerlo così erano i fascisti e le "demoplutocrazie", ma i comunisti in realtà erano più cristiani di noi. Se lo dice questo qui che è allievo di Maritain, mi dissi, bisogna andare a vedere. Così allo scoppio della guerra, mentre tutti cercavano di imboscarsi, io chiesi di essere mandato sul fronte russo. Fu l’esperienza definitiva della mia vita.
Che cosa scoprì?
Parlai tantissimo con i russi, per quel che permetteva la lingua, e scoprii qualcosa di terrificante: non c’era una famiglia che non avesse almeno un membro ucciso dal regime o deportato in Siberia. Raccolsi i racconti degli anni terribili della carestia in Ucraina e del cannibalismo che ne seguì. Quella vicenda mi fece toccare con mano la verità di quel che aveva scritto sant’Agostino millecinquecento anni prima: o si costruisce la città di Dio, o inevitabilmente si costruisce la città del Principe di questo mondo. E decisi che dovevo raccontare quel che avevo visto. Nacquero così i miei primi libri, sostanzialmente autobiografici, I più non ritornano, I soldati del re, e naturalmente Il cavallo rosso.
Si può dire che la sua vocazione di scrittore nacque allora?
No. Era nata prima. Era nata sui banchi della prima ginnasio, quando avevo scoperto Omero: "Farò come questo", mi dissi allora. Perché Omero trasforma in bellezza tutto ciò di cui parla. E da allora non ho mai lasciato questa impostazione.
Poi però non si è più limitato a raccontare la sua esperienza.
No. Poi ho sempre cercato di approfondire attraverso i miei romanzi le questioni che mi sembravano più urgenti. Studiai a lungo, naturalmente, il comunismo, e da quel lavoro è nato Processo e morte di Stalin, dedicato alla natura criminale di quel sistema. Poi ci sono state la decolonizzazione e la globalizzazione, si è incominciato a vedere gli europei come colpevoli di tutti i mali del mondo, gli altri popoli hanno cominciato a chiederci conto di quel che avevamo fatto loro; così ho scritto La terra dell’indio, sulla stupefacente avventura dei gesuiti in Paraguay, che con le "reducciones" hanno portato in pochi anni un popolo intero dalla preistoria a una civiltà prospera e raffinata. Poi si è diffuso il mito dei mari del sud, dei paradisi incontaminati, del buon selvaggio che vive felice, libero dalle regole della civiltà occidentale; così ho scritto L’isola del paradiso, la storia vera degli ammutinati del Bounty, un gruppo di uomini che hanno cercato di costruire una civiltà nuova, "naturale", e hanno finito per scannarsi tutti uno a uno. Infine, pensando alla questione delle radici cristiane, dell’impotenza balbuziente dell’Europa a rivivere la sua cultura, ho scritto Catone l’antico, la storia di quest’uomo in cui la fierezza romana si apre all’attesa di una speranza nuova.
E oggi a cosa sta lavorando?
Quando ho compiuto 85 anni mi sono detto: "Hai parlato di tutto tranne del periodo storico che ti piace di più, il medioevo", così ho cominciato a scrivere la storia della beata Angiolina, una lontana antenata di mia moglie. Spero che Dio mi dia la forza di finirlo prima di morire.
Un libro sul medioevo che non sia Il nome della rosa sarebbe un evento nelle nostre scuole.
Quella è stata un’enorme canagliata. Umberto Eco ha preso in mano un interesse vero e lo ha rovesciato. E pensare che è lo scrittore italiano più venduto nel mondo...
Non è vero, sa? Lo scrittore italiano più venduto nel mondo è Guareschi.
Davvero? Sono proprio contento. L’ho conosciuto, Guareschi: naja io, naja lui, credente come può essere un soldato, rustego. Combatteva per il cristianesimo in modo laico, e militaresco.
Torniamo a Maritain e Mounier. Come li ha guardati dopo l’esperienza russa?
Li ho combattuti con tutte le mie forze, perché ho capito quale era il loro errore. Maritain in origine era un socialista rivoluzionario ateo; poi Dio gli ha toccato il cuore, ma lui è rimasto accecato dal fatto che nel bagaglio culturale dei marxisti e dei laicisti - che erano suoi amici - c’erano molte verità cristiane impazzite, come direbbe Chesterton. Maritain si definì un minatore che cercava valori e virtù cristiani nascosti nel mondo laico, e finì per convincersi che costoro - che lui era ansioso di conquistare alla sua nuova fede - fossero in sostanza già cristiani, e che si potesse costruire una "nuova cristianità" con marxisti e laici.
E in cosa consiste l’errore?
Nel fatto che una verità, un valore o una virtù cristiani, messi nel bagaglio degli altri, li rendono ancora più avversi al cristianesimo. Le faccio un esempio, preso dal libro di Rudolf Höss, Comandante ad Auschwitz: non era facile, spiega Höss, mantenere gli altissimi ritmi previsti per lo sterminio degli ebrei; fu possibile farlo solo grazie al grande "spirito di abnegazione" delle SS addette ai crematori, che rinunciarono alle licenze e si sobbarcarono turni pesantissimi. Capisce la follia? Lo spirito di abnegazione è certamente un valore cristiano, ma al servizio di una causa sbagliata la rende solo più micidiale.
Maritain alla fine si accorse dell’errore.
Sì, e ne Il contadino della Garonna arrivò a dire che i cristiani erano stati stupidi a credere a quello che lui aveva detto. Intanto però il danno era fatto, aveva gettato il seme della peste del cattocomunismo: di lì sarebbero fioriti i vari Dossetti, Lazzati, Fanfani, La Pira.
Personaggi che lei ha avversato duramente.
La mia querelle con Lazzati risale al tempo del referendum sul divorzio. Gabrio Lombardi, che era stato capitano durante la guerra, era stato incaricato di dar vita al Comitato per il sì e mi chiese di fare il vice presidente. Io obbedii, lasciando anche la stesura del Cavallo rosso, e mi ritrovai di fatto a fare tutto. E il mio avversario più accanito divenne proprio Giuseppe Lazzati, che pure era stato mio amico. Ma difendeva una concezione che avrebbe disciolto il cristianesimo, e continuai ad attaccarlo duramente. Non ci siamo più parlati. I suoi discepoli, che alla Cattolica sono ancora forti, specie nella facoltà di Lettere, non me lo hanno mai perdonato. Poi ebbi anche una polemica con Avvenire, che accusai di avere abbandonato la battaglia contro il comunismo, cosa che in quegli anni era davvero accaduta. Così per il mondo cattolico italiano sono rimasto uno scomunicato.
Nessuno è profeta in patria.
Forse è vero. Infatti ho trovato molto più sostegno in Francia. Paradossalmente, proprio a partire dalla mia battaglia contro Maritain: in Francia c’è un piccolo gregge di cattolici, più emarginati dei cattolici italiani dalla vita pubblica, che cercano di mantenersi fedeli alla tradizione, e hanno trovato nei miei scritti un punto di riferimento. Così finché ce l’ho fatta sono andato regolarmente a trovarli.
E comunque non ha mai rinunciato al suo lavoro di scrittore.
Io sono stato chiamato dalla Provvidenza a scrivere. Io non ho avuto la vocazione alla carità, come mio fratello che è frate in Ciad, o come l’altro che ha fondato un ospedale in Uganda. Però nel Vangelo la verità è fondamentale come la carità. Io ho avuto la vocazione alla verità: posso lavorare per aiutare gli uomini a non staccarsi mai dalla verità. Guardi, me l’ha scritto anche don Giussani quando ho compiuto 80 anni: «Chiedo alla Madonna di conservare la sua vita nella baldanza che la caratterizza, fiero difensore della verità che nella fede ragionevolmente tramandata e da lei personalmente rivissuta e resa attuale trova la sua apologia più affascinante, specialmente in questi tempi drammatici». Per questo vado avanti.
© Editoriale Tempi Duri Soc. Coop.
Tommaso Hobbes e la morale universale
Tommaso Hobbes e la morale universale
Il padre del
giusnaturalismo Thomas Hobbes e delle costituzioni libertarie degli stati
moderni sosteneva che : “il disordine della vita sociale , dalla sedizione al
tirannicidio,dal sorgere delle fazioni alla guerra civile, dipendesse dalle
dottrine erronee, di cui erano stati autori gli scrittori di cose politiche
antichi e moderni,e dallo spirito di setta alimentato da cattivi teologi ,e
mettendo a confronto la concordia che regnava nel campo delle discipline matematiche
con il regno della discordia senza tregua dove si agitavano le opinioni dei
teologi , dei giuristi e degli scrittori politici, sostiene che i maggiori
malanni di cui soffre l’umanita sarebbero eliminati “SE SI CONOSCESSERO CON
EGUAL CERTEZZA LE REGOLE DELLE AZIONI UMANE COME SI CONOSCONO QUELLE DELLE
GRANDEZZE DELLE FIGURE .”
“”Quelle che chiamiamo leggi di natura –precisa-dopo averle
enumerate –non sono altro che una specie di conclusione tratta dalla ragione in
merito a quel che si deve fare o tralasciare .””””
E nel Leviathan precisa :”Se è vero che la geometria è la
sola scienza che sinora sia piaciuta a Dio di regalare al genere umano “
l’unica scienza “le cui conclusioni sono ormai diventate indiscutibili” , al
filosofo morale incombe d’imitarla “.
Ecco che il padre del giusnaturalismo non si preoccupa piu
di interpretare regole gia date di sentenze del Diritto Romano ma quello piu
innovativo e ben piu nobile di scoprire le regole universali della condotta
attraverso lo studio della natura dell’uomo “.
Per il giusnaturalista , la fonte del diritto non è più il Corpus Juris,
ma la “natura delle cose”, che ci da i principi generali della vita ,come se il
Corpus Juris avesse dimenticato le regole della natura umana e ce ne fosse
un’altra che a lui toccava scoprire, cioè la legge naturale ,ma , appunto
un'altra legge naturale a suo uso e
consumo , non quella già contenuta, universale , nei codici di diritto.
Ma, concludendo ,il nostro
dove trae questa legge naturale universale ?
Siccome aveva dimenticato i dieci comandamenti e che
esisteva una legge morale già certa e rivelata sul Sinai ,si rivolse agli
istinti umani negli uomini e negli animali . Il debole che soccombe al più
forte e un capobastone a cui è delegata ogni liberta per imporre la legge e
impedire che l’istinto ferino dei sudditi li portasse a scannarsi tra loro
.Quindi egli deduce queste leggi universali dalla legge della giungla, cioe non
dalla vera natura umana , ma dagli istinti ferini dell’uomo .
Percio’ con Hobbes soprattutto , la scienza moderna va alla
cieca in ricerca dei principi base della natura umana e a seconda da che cosa
li deduce , stabilisce le regole morali e del diritto secondo il prprio vedere
. Ora tutto sta nello stabilire se
queste norme esistono davvero e le conosciamo con certezza , oppure dobbiamo
rivolgerci ai cani e ai gatti o agli eschimesi che si scambiano le moglie , per
capire quali sono le regole certe dell’agire umano . Se non ci fosse il popolo
ebreo a ricordarci che c’è una legge certa nel creato rivelata e universale ,
non avremmo alcuna prova di regole certe . Con la circoncisione l’ebreo si
impegnave a osservare quella legge
mediante un patto . Tanto è vero che Cristo dice al giovane ricco di iniziare dai
comandamenti per “agire bene”. La salvezza è un’ altra cosa e non va confuse
con le regole di vita che hano alla base
la legge universale valida sia per i pagani e sia per gli ebrei ,
direbbe san paolo nella lettera ai romani .
La forza della democrazia
La Forza di una
Democrazia sta nella Corruzione ; più un paese è democratico , più è
corrotto . Perché dico questo ? Perchè il popolo delega dei rappresentati e
questi per avere il consenso e continuare ad avere il potere di decisione
debbono accontentare la loro base elettorale in tutti i modi , anche con false
promesse perché solo cosi potranno essere rieletti e avere approvazione
popolare. Alla democrazia non interessa
nulla della GIUSTIZIA SOCIALE , nè tanto meno della GIUSTIZIA DEI TRIBUNALI , né
tanto meno di avere una società sana moralmente , anzi si serve spesso della
stessa CRIMINALITA' per raggiungere e permanere nel potere . NELLA
DEMOCRAZIA è fondamentale il
COMPROMESSO, senza il compromesso non si governa ,ma questo compromesso
non avviene su decisione operative di carattere tecnico, no, questo compromesso
avviene spesso su questioni etiche di giustizia fondamentali . il disastro
ECONOMICO che si sta approssimando ha la
sua origine e la sua base nella CORRUZIONE DEMOCRATICA . Anche a livello internazionale avviene il
consenso sulla base della CORRUZIONE internazionale
. Il DISATRO ECONOMICO in Italia avviene perché ogni partito che è andato al
potere per avere il consenso ha cercato di dare privilegi a vasti settori di corporazioni sociali , privilegi non dovuti
per continuare a governare . Questi privilegi economici sono la base del debito
pubblico non solo in Italia ma in tutto il mondo . Ogni partito ,poi, ha accettato compromessi a
livello internazionale per avere appoggi ,approvazioni , riconoscimenti .
Filosofia della politica ,dell’ economia e della scienza
esatta ,ovvero giusta .
Oggi si fronteggiano due visioni della vita
riguardo all’amministrazione della città . Nella prima , più affascinante, prevale
attualmente il democraticismo , dove
degli eletti del popolo farebbero gli interessi delle masse nei confronti di non si sa quale autorità ,in quanto poi sono loro stessi l’autorità, ma piuttosto,
forse, rappresentano una parte del
popolo o di una classe e farebbero gli
interessi della loro parte contro altre parti e non lavorerebbero affatto a una costruzione giusta e ordinata dell ‘intero ordinamento sociale della città . Se escludiamo le forme più arcaiche di
governo dove un capo o uno stregone di tribù o villaggio dirigono gli affari dei loro aggregati umani
, abbiamo le forme di governo oggi più note a tutti . Infatti troviamo un democraticismo
cristianista ammantato da propositi spirituali
nel dirigere gli affari della comunità , il comunismo che cerca la dittatura di una sola classe
brandendo il diritto al lavoro, il
socialismo che salvaguarderebbe più classi
e gli interessi dello stato e quindi del popolo o altre forme di potere più rozze e talebane legate sempre a partiti ,
poi ci sono le forme militariste , giustizialiste o teocratiche di carattere islamista , che rappresentano la quasi totalità delle visioni
politiche che governano la terra . A
tutte queste c’è una sola visione ,alternativa,
che potremmo definire “giudaico-
cristiana”, che le contiene tutte ma
senza derive particolariste che porterebbero a indirizzare a una visione assolutista la costruzione della città . La visione del potere che ci deriva dalla tradizione “giudaico cristiana” è quella basata sul
diritto naturale che è già scritto nella natura delle cose e non bisogna affatto
inventarla . Questo diritto
contiene l’ ordine della giustizia
sociale in se stesso e chiunque può ispirarsi a lui in quanto si basa sulla logica razionale come la matematica sul principio di non contraddizione. Se tre più due fa cinque , noi diciamo che è
un ragionamento logico giusto perché fa quadrare i conti , fa funzionare i nostri conti ordinatamente e ci troviamo “ bene “ . Questo ragionamento Introduce
quindi la parola “giustizia” nell
‘ambito economico ma anche scientifico .
E’ giusto ciò che è razionale perché è ordine , ovvero è
“bene” . Se dicessimo che 2+2 non fa 4 non diremmo una cosa giusta e applicando
questo procedimento non avremmo un’ “ordine “e una “giustizia” ,quindi un “ bene
“ perché l’ ordine conserva le cose e noi stessi tramite la giustizia . Quindi matematica , filosofia ,sociologia, economia
, politica NON sono
enti separati se introduciamo la logica ,se introduciamo la parola
“bene” ,la parola giustizia che crea l’
ordine ,che a sua volta fa nascere il bene .
Queste parole fanno parte di un metodo scientifico verificabile nella
vita di uno stato ,di una cultura ,della storia umana ma possiamo verificarle
anche in un laboratorio scientifico su qualsiasi esperimento . Sono elementi universali che fanno parte
della natura spirituale dell “essere”
e che ritroviamo in ogni ambito di
quello che noi chiamiamo creazione . Se degli elettroni intorno a un nucleo
smettessero di girare secondo un dato ordine non avremmo più la materia né
questa logica . Questa parola giustizia
che potremmo anche chiamare logica ,è alla base di ogni tipo rapporto sociale o economico ,sia quelli del primo tipo, sia del secondo
che del terzo tipo …..
La scienza non esprime un sapere a
parte in quanto si basa sulla “logica “,ovvero sulla giustizia ,ovvero sul “bene” ,ovvero sull ‘ordine delle cose
materiali , tutte cose ben definite
dalla dottrina giudaico- cristiana. Come un esperimento che segue una logica
,verificabile democraticamente da tutti esprime una particolare verità giusta
che fa funzionare “bene “ una cosa , cosi questa logica in ambito sociale
economico fa funzionare la cosa pubblica perché adotta un metodo giusto e
razionale ,non necessariamente ugualitario ….cosi un elettrone che gira secondo
un ordine giusto identifica una materia non è come un uomo che esce fuori dalla logica
e dalla ragione . Quindi possiamo dire che la tradizione giudaico cristiana va
al cuore delle cose in quanto conosce bene il ragionamento greco sulla logica
,ma capisce pure che questo ragionamento
va riempito di contenuti certi e non di contenuti possibili e astratti fin e se
stessi ,perché bisogna vivere per ottenere il bene e non il male che è l ‘
irrazionalità delle cose che porta alla distruzione e alla morte perché
calpesta la giustizia …….
La visione giudaico cristiana pone
al centro di tutto l’ eterno problema che
non chiama più logica o ragione come farebbe un profano ma semplicemente male o bene ,morte o vita
,essere o non essere . Pone al centro della politica la parola giustizia da non
confondere con la parola uguaglianza . by affus .
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